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Sanromanese, la matricola che guarda dall’alto

Sanromanese, la matricola che guarda dall’alto

Il dirigente gialloblù: «Far sopravvivere una società in questi campionati è sempre più difficile»

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MONTOPOLI. La doppietta di Verdiani al Poggio a Caiano ha riportato la Sanromanese a far parlare prepotentemente di sé: dopo qualche anno di purgatorio in Seconda e la promozione appena conquistata, la matricola gialloblù di mister Melai si è ritrovata nel giro di un mese a guidare – seppur in condivisione con la Santabarbara - la classifica del girone B di Prima categoria. In alta quota capita di fare sogni pericolosi, ma i “canarini” non soffrono di vertigini e preferiscono parlare di “salvezza il prima possibile”.

Del resto, senza questo spiccato senso pratico la Sanromanese non avrebbe potuto festeggiare i sessantasei anni di attività ininterrotta, confermandosi una delle società dilettantistiche più antiche del Valdarno. Di questo sì che vanno fieri a Montopoli: tra fusioni e fallimenti, riuscire a rimanere se stessi non è più soltanto una questione di identità. «Su di noi è stato scritto anche un libro», ci informa con orgoglio Sauro Berni, dirigente di lungo corso della società. «Lì dentro – prosegue - c’è tutta la nostra storia: dai fasti degli anni cinquanta in Promozione (l’equivalente dell’attuale Eccellenza) agli anni dell’anonimato. In Promozione ci siamo ritornati solo una volta, all’inizio degli anni Ottanta. Fu grazie ai gol del mitico Gambuzza, di quel periodo conservo i più bei ricordi dei miei quarant’anni di militanza in gialloblù».

Berni è il classico dirigente tuttofare, ogni società deve averne uno. Qui è anche memoria storica: insieme a Bruno Pelagotti e Mario Pagni (oggi presidente) ha vissuto da vicino i cambiamenti del calcio dilettantistico. Il suo punto di vista suona come un avvertimento: «Sono preoccupato – spiega – perché far sopravvivere una società in questi campionati è sempre più difficile. Non è solo una questione di soldi, quello che sta venendo a mancare è la passione». «Al campo sportivo – aggiunge Berni - si vede sempre meno gente, trovare qualcuno disposto a entrare nella dirigenza è diventato ormai impossibile. Se siamo arrivati fin qui è perché abbiamo sempre considerato questa società come una famiglia, senza eredi sarà dura andare avanti».

Intanto l’attualità sorride alla Sanromanese, arrivata in vetta malgrado la prolungata assenza del suo bomber Mortella Dijte: con le 24 reti segnate lo scorso anno il senegalese mise la firma sulla rimonta vincente ai danni del Capostrada, culminata con la promozione. Il suo rientro – previsto per la prossima settimana - ingrosserà le fila del già nutrito drappello di cannonieri esotici che sembrano essersi dati appuntamento.

Giacomo Carobbi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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