Gioco
Orgoglio e gol: il Livorno rinasce
Doppietta di Dionisi e splendido timbro di Paulinho, gli amaranto volano a Reggio in rimonta
INVIATO A REGGIO CALABRIA. Talismano Calabria. Dopo il pareggio beffa col Cittadella il Livorno era andato a sbancare Crotone, dopo il lunedì nero contro lo Spezia scende al “Granillo” Reggio e torna a casa con un altro pieno. Cinque trasferte, quattro vittorie. Il carattere e l’orgoglio non si comprano al discount, piuttosto si costruiscono con il lavoro, tanto lavoro. Anche psicologico. E Davide Nicola, mister 110 e lode al supercorso di Coverciano, in questo è un maestro. Perché allena i giocatori, ma sa arrivare anche al cuore e al cervello degli uomini che lavorano con i piedi. «Giocate pure a carte, se volete, ma soprattutto parlate, conoscetevi», aveva detto a Castel di Sangro il primo giorno di ritiro. E questo Livorno è la sua fotocopia. Umile, modesto, ambizioso. E soprattutto propositivo.
La difesa non sarà la muraglia cinese, le palle inattive restano sempre un tormento, però questa squadra che arriva al “Granillo” e detta legge è una delizia per gli occhi. Cambiano i nomi, non il prodotto. E anche se Luca Siligardi resta a casa la fabbrica del gol non va in cassa integrazione. 3-1, con doppietta di Dionisi (salito a quota 4) e un gioiello di Paulinho (terzo sigillo stagionale). Una bella risposta, la migliore: questa squadra non sarà perfetta, però ha un carattere di titanio. E farà strada.
Prudenti. La sorpresa Belingheri al posto di Piccolo dà al Livorno più solidità in mezzo contro il centrocampo a cinque della Reggina. Ufficialmente è sempre 4-3-3, ma con Schiattarella e “Beli” è una squadra più coperta, anche se a Reggio sembra sempre estate. 66 per cento di possesso palla nel primo tempo. Tanto rumore per poco, visto che Baiocco non corre mai pericoli e per vedere una scossa c’è bisogno (purtroppo) dell’ennesimo gol preso sugli sviluppi di una palla inattiva. Fischnaller è solo come un monaco in Nepal quando si avvita di testa, Fiorillo fa un miracolo e respinge ma la palla danza come un cobra in area piccola e la zampata in tap-in di Adejo vanifica la prodezza.
Legge dell’ex. Il gol reggino sveglia la banda di Nicola e uno slalom di Emerson al limite dell’area offre a Dionisi un assist che il bomber, freddissimo, scarica in porta dopo aver sdraiato il portiere con una finta. Giusto così.
Brividi. Il secondo tempo è decisamente più emozionante. Nicola fa la rivoluzione: arretra Emerson centrale difensivo, Lambrughi diventa terzino sinistro e Gemiti avanza a centrocampo. Mossa azzeccata, perché il “tedesco” si affaccia molto più spesso in zona-tiro. Prima colpisce l’esterno della rete, poi timbra la traversa con un missile di destro, il suo piede sbagliato. Ma la sindrome da palle inattive è in agguato, e ogni volta punizioni e corner sono autentici incubi. Un tasto sul quale Nicola dovrà battere ancora tanto in allenamento, il karma del Livorno che, puntuale, ritorna. E mette paura. Ely prende una traversa clamorosa da due passi dopo una punizione di Ceravolo nel mucchio, Dionisi costringe Baiocco a un miracolo, poi arriva in vetrina arriva la perla del Brasile: Paulo Sergio Betanin. Azione personale, dribbling in serie e dal limite dell’area un destro di seta che si infila nel sette. Da urlo.
Dio c’è. Dopo un’altra traversa di Hetemay da lontano è tempo di mettere il risultato in freezer. E un triangolo perfetto Emerson-Paulinho-Dionisi manda il bomber laziale a segnare ancora. Il secondo posto è salvo, il modo migliore per avvicinarsi al doppio impegno casalingo con Verona e Cesena. Un bivio che ci farà capire la reale dimensione degli amaranto in questa serie B. Stadio pieno, questo è poco ma sicuro.
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