Per lo Spezia il derby è un tappeto rosso
Subito rigore ed espulsione (dubbia) di Mazzoni, il Livorno lotta ma poi crolla. Bovo, Sansovini e Antenucci infieriscono
LIVORNO. Ci sono episodi, attimi, scelte, che ti cambiano la vita. Come nel film Sliding Doors. Nella partita più attesa e più affascinante, il Livorno ha preso la porta sbagliata. Un errore di Lambrughi, l’uscita disperata di Mazzoni, Okaka che vola: eravamo al 9’ e poco dopo lo Spezia si è trovato in vantaggio 1-0 e in 11 contro 10. Un episodio che ha gettato nel cestino una settimana di lavoro, segreti tattici, corse al biglietto, sogni di gloria. Tutto.
Non è finita nel cassonetto però la passione del popolo livornese. In 10mila (di cui 1.500 spezzini) hanno spinto e applaudito il Livorno fino ai titoli di coda, orgogliosi di vedere comunque i 10 in campo che combattevano, senza paura, come leoni feriti che difendono il loro territorio.
L’episodio maledetto. Piange il cuore a rivivere quel minuto numero 9. La partita si era incanalata bene: possesso di palla amaranto, già un paio di guizzi, Spezia in attesa. Poi un lancio lungo, senza grosse pretese. Lambrughi aspetta l’uscita di Mazzoni, Mazzoni aspetta che Lambrughi spazzi via, la valutazione sbagliata è quella del difensore che si vede sfrecciare accanto Okaka. Mazzoni esce alla disperata, cercando di gettare il corpo sul pallone. Okaka però ci arriva un decimo di secondo prima, l’impatto è tremendo, Mazzoni si mette le mani nei capelli mentre l’arbitro indica il dischetto e sventola il cartellino rosso.
Un disastro. Mazzoni esce in barella, mentre Nicola è costretto a tirar fuori Gentsoglou per inserire Fiorillo, al debutto in amaranto. Ma il miracolo non riesce: dal dischetto va Di Gennaro, un ex, che di potenza gonfia la rete.
Ma era da rosso? Il rigore c’era, va bene. Ma aveva un senso il cartellino rosso? I dubbi sono tanti. Soprattutto perché la palla andava ad allargarsi e non verso la porta, per cui non è così evidente la chiara occasione da gol di cui parla il regolamento. Senza dimenticare che Lambrughi era a due passi.
Ed evitiamo discorsi sul buonsenso, perché sennò il giallo sarebbe davvero bastato e avanzato.
Le tre punte. C’erano due possibilità al momento del cartellino rosso: togliere una punta o togliere un centrocampista. Ha avuto coraggio Nicola, uno che vede il calcio come uno sport nel quale devi segnare un gol più dell’avversario. A risultato acquisito, potrebbero venire dubbi su questa scelta. In realtà dal dal 12’ al 40’ il Livorno ha messo sotto lo Spezia, chiudendolo nella propria trequarti, collezionando 6 angoli (tutti calciati malissimo), non dando mai l’impressione di giocare in 10. Poi il raddoppio di Bovo (su splendido assist di Di Gennaro) ha tramortito il Livorno, e a inizio ripresa è arrivato anche il 3-0 prendendo il Livorno quasi nel sonno, con punteggio che purtroppo si è arrotondato a dismisura con doppietta di Antenucci. Poi, al 44’, Paulinho ha segnato il gol della bandiera dal dischetto.
Niente processi. Dopo un tonfo del genere, qualcuno si potrebbe aspettare pioggie di critiche. Avrebbe senso? Vi diamo tre buoni motivi per dire no, non avrebbe senso.
1) Questa è stata una partita falsata dall’episodio del rigore, lo Spezia avrà anche dilagato ma solo perchè ha grandi individualità, mentre non ci ha fatto una grande impressione sotto il profilo del gioco.
2) La sorpresa non è vedere oggi lo Spezia a 13, ma ammirare sempre il Livorno a 16. Una squadra costruita per salvarsi senza soffrire e che sta facendo molto più di quanto ci si attendeva.
3) Se c’è una cosa di cui non ha bisogno questa squadra, è sentire aloni di pessimismo. La fragilità psicologica dello scorso anno è stata curata con pazienza da Davide Nicola, lavorando sulla testa di questi ragazzi. Guai dimenticarlo.
Quel coro e Protti. Eravamo al 15’ del secondo tempo, 4-0 per lo Spezia. Notte fonda. Dalla curva nord si è alzato un coro pazzesco: “Forza magico Livorno, vinci ancora per gli ultrà, questa curva amaranto, canta sempre e non ti lascia rallentar”. E’durato un quarto d’ora. Con tutto lo stadio in piedi, a battere le mani, a cantare, come se il Livorno vincesse 4-0. Si è alzato anche Igor Protti in tribuna per applaudire i ragazzi della curva, mentre i cori dello Spezia erano sepolti sotto la cantilena amaranto. Uno spettacolo. Tutti a cantare e quelli dello Spezia zitti, ammutoliti, quasi sconvolti.
Il Livorno deve ripartire da qui. Dalla certezza di non essere solo. Nel bene e nel male.
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