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Viola Jovetic-dipendenti alla ricerca di un goleador

di Mario Lancisi
Viola Jovetic-dipendenti alla ricerca di un goleador

Toni e El Hamdaoui meglio di Liajic ma a gennaio potrebbe arrivare un bomber: anche ieri al Franchi col Bologna una Fiorentina tanto bella quanto sciupona

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FIRENZE. I campionati vivono di segni. E di riti. Andrea Della Valle, il patron viola, ha tenuto a far sapere ai cronisti che suo figlio è tornato allo stadio. Come dire, che la Viola ha ricominciato a piacergli. Lo zio Diego invece ancora non si fa vedere, nonostante le implorazioni dei tifosi. Però a distanza, tra un’invettiva contro Marchionne e un plauso a Monti (per dire che si occupa di questioni alte rispetto al mondo pallonaro), manda bacioni a Firenze, non senza qualche messaggino un po’ perfido. Tipo: «Sì, giochiamo bene, ma prendiamo troppi aperitivi». Lui vorrebbe forse meno fraseggi e più gol, meno applausi e più vittorie.

E anche ieri, contro il Bologna, la Viola ha confermato di giocare forse il migliore calcio del campionato, ma conclude poco. Poteva vincere per tre a zero, ma alla fine si è dovuta accontentare di un gol del solito Jovetic. Bella ma sciupona.

Gran possesso palla. Le statistiche dicono (i dati si riferiscono a prima della gara con i felsinei) che la Fiorentina è, assieme al Milan, una delle due sole squadre che hanno fatto registrare un possesso palla superiore al 50%. Che i viola sono i giocatori che hanno effettuato più passaggi positivi nella trequarti offensiva (739). Infine la Fiorentina è la squadra meno fallosa del campionato. Numeri che danno il segno, come spiega Renzo Ulivieri al Tirreno, che la Fiorentina «ha dentro di sè le potenzialità della grande squadra». Una crisalide in attesa di diventare farfalla. «Per fare il grande salto gli manca poco». E tornando ai segni, chiediamo a Ulivieri, lui che è presidente degli allenatori italiani ed è stato anche il mister del Bologna (vi ricordate, portava il cappotto come portafortuna?), da cosa si distingue una grande squadra.

Punta o non punta? Renzo da San Miniato risponde così: «Di solito i giocatori danno la palla ai compagni smarcati. Nelle grandi squadre il pallone va anche a quelli pressati perché sanno poi “governarlo” il pallone. La differenza sta proprio in questa capacità di governare il pallone».E la Fiorentina made in Montella piace proprio per questa capacità di giocare sempre il pallone. Di non buttarlo mai fuori. Di cercare sempre la soluzione. La giocata. Insomma, vedendo la Fiorentina con il Bologna, Ulivieri dà un giudizio così riassumibile: «La Fiorentina sta facendo le prove tecniche della grande squadra. Guai a parlare di scudetto o Champions».

Toni e El Hamdaoui. Sì, mister: ma se avesse un attaccante vero, se Berbatov non si fosse fermato a Monaco? Ulivieri spiega che Toni e El Hamdaoui possono bastare. «La Fiorentina gioca con centrocampisti che stanno molto larghi e quindi gli attaccanti devono venire incontro alla palla. Toni lo fa bene. E anche il marocchino, per quello che si è visto. Un gran bel giocatore, veloce, rapido, tecnico».

Montella allarga il discorso. Il problema non è solo la punta. E’ un po’ tutta la squadra che deve saper attaccare e concludere con più cattiveria. Con il Bologna Valero e Tomic hanno sbagliato due gol davanti al portiere. I difensori non segnano. I centrocampisti neanche.

Arbitri contro? A proposito di segni, eccone altri tre. Forse è un caso che quando entra il marocchino proveniente dall’Ajax l’allenatore avversario gli cambia il difensore. Segno di paura?

Altro segno. Quando Jovetic ha fatto gol è corso a mostrare una maglietta in cui c’era scritto in lingua slava: «Buon compleanno». L’augurio era rivolto alla sorella. E i fiorentini sperano che Jo-Jo di sorelle ne abbia più di una. Porta bene.

Infine l’arbitro Orsato non è piaciuto al tifo viola. Quest’anno gli arbitri non sembrano molto favorevoli alla Fiorentina. Un segno o una scusa? Ulivieri dice che è una «caz..». Niente complotti e dietrologie, insomma.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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