Gioco
Un triplo Danilevicius per chi lo ama anche se non segna
L’attaccante lituano della Juve Stabia si è fatto apprezzare in tutte le squadre dove ha giocato. E ora trova pure i gol
Un caso unico, quello di Tomas Danilevicius da Klaipeda, Lituania. In un calcio che brucia attaccanti come sigarette, che li mette da parte quando il gol non arriva, lui è riuscito a farsi amare dovunque - ma specialmente a Livorno - anche se di gol non ne ha fatti esattamente a camionate. 24 centri in 148 partite, una media che da qualsiasi altra parte l’avrebbe gettato nel dimenticatoio. Ma Tomas no, lui ha fatto breccia nei cuori di tutti per il ragazzo che è, per la gentilezza dei modi, la schiettezza dei rapporti, e non ultimo per il fatto di aver sposato in tutto e per tutto gli umori di Livorno, tanto da sceglierla come città del cuore e di residenza anche quando il destino a forma di sfera lo ha portato centinaia di chilometri più giù, a Castellammare di Stabia.
Tomas è diventato una leggenda quando, all’indomani del Mondiale 2006 vinto dal non amatissimo (a Livorno) Marcello Lippi, accusato di non aver convocato l’idolo Cristiano Lucarelli, con la maglia della Lituania fece lo scherzetto a Gigi Buffon. Da allora «Danilovic» (come lo ha sempre chiamato Spinelli, suo grande estimatore, storpiandone il cognome) ha avuto le chiavi della città. Una città che ha assistito non senza tristezza alla sua cessione, con Tomas che ha aspettato un segnale di Spinelli per settimane, segnale mai arrivato.
E così, rotta per Stabia, al centro dell’attacco delle terribili «vespe» campane. Pochi gol ma pesanti fino all’esplosione di sabato scorso, sul neutro di Piacenza contro la Pro Vercelli: tre gol, una raffica che ha regalato una vittoria pesantissima alla squadra di Braglia. Con tanti livornesi che alla notizia hanno esultato e gioito come se indossasse ancora la casacca amaranto. Perchè «Danilovic» un giorno tornerà a vivere qui, perchè è sempre uno di loro. E tale resterà. Segnando gol o restando a secco, chi se ne importa.
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