Gioco
Lezioni di gol a casa di Alino, Bobo & Pablito
Allo Zenith il derby di Prato tra i vivai che hanno lanciato i Vieri, Diamanti e Rossi
di Giulio Corsi
INVIATO A PRATO
Il comitato d’accoglienza ha la divisa azzurra e il tricolore sul petto. Pablito, Bobo e Alino, immortalati in tre poster giganti appesi sopra ai cancelli di Santa Lucia, danno il benvenuto a tutti coloro che varcano la soglia della scuola dei cecchini a due passi dal Bisenzio. Su questo campo d’erbetta tarocca che un tempo era di terra e sassi sono state fabbricate tre delle macchine da gol più potenti del calcio italiano ma a scuola e in officina capita spesso che gli allievi superino i maestri e allora nella domenica del derby pratese CoianoSantaLucia contro ZenithAudax, prima contro terza, la seconda società più antica della città contro la società più antica della città (Prato escluso, naturalmente), finisce che l’armata rossa proveniente da via del Purgatorio porti l’inferno in casa dei cugini col giglio sul petto e che i tre bomber azzurri sventolati sul curriculum vitae s’inchinino ai due bomber di periferia senza curriculum retae. Anche perché poi il pallone racconta che se a Santa Lucia sono nati i goleador degli anni Ottanta, Novanta e Duemila, sotto l’ombra dello Zenith sono cresciuti fior di giocatori degli anni Sessanta e Settanta, Vieri babbo e Mario Bertini, uno centravanti di Samp, Juventus e Roma, l’altro mediano di Fiorentina e Inter.
E allora questo derby da primato in Prima diventa ancora più derby da primato nella storia. Lo Zenith, se non altro per il nome, profuma ancora tanto di San Pietroburgo e in campo il portamento da T34, il carrarmato sovietico più famoso della seconda guerra mondiale, ce l’ha per davvero anche se pure qui, sette anni fa, è finita la guerra fredda e la società dei circoli rossi s’è sposata con l’Ambrosiana dei circoli bianchi. Facce arrabbiate, piedi duri nei contrasti, la gamba che non fa mai un passo indietro, ecco lo Zenith di mister Bichi. Il Santa Lucia sul fronte opposto l’aureola ce l’ha solo sulla denominazione accanto alla partita Iva: una settimana fa ne ha presi 5 in trasferta con la Viaccia e il suo Tom Tom dice bene che per restare in testa deve abbandonare quella stradaccia.
Il derby nasce piano, quasi loffio ma nel secondo tempo lievita. E’ il minuto 25 del dopo tè e il diagonale di Baroncelli è più preciso di un segmento disegnato da Pitagora, s’infila nel sacco e vale il primo vantaggio degli ospiti. Papi impatta e corre verso la tribunetta, moderno Desideri contro Suarez, il dito destro puntato come quello dell’uomo ragno verso il pubblico e mezza frase detta da Cicciobello a Luisito avvolta d’affetto e carica di tensione: «Questa è per voi», e lo ripete «per voi, è per voi», come Vasco Rossi in Fronte del Palco.
Sembra finita ma un derby che sia derby non può finire così. E allora mentre i cronometri lanciano in contemporanea il concertino del bip del 90’ e i tre bimbi cinesi che fanno i portoghesi con gli occhi e le manine infilate dietro le reti che valgono otto euro di biglietto non pagato, sono ormai diventati una quindicina, ecco che una zuccata di Mazzucco riapre le porte dell’inferno al Santa Lucia. L’arbitro Guarino di Empoli, vestito giallo e nero come l’Ape Maia, continua stranamente a guardare il cielo come fa ogni cinque minuti dall’inizio del secondo tempo, ma anziché venir giù acqua piovono imprecazioni che farebbero rabbrividire anche un senzadio. Poi alza il dito e dice due minuti, alla fine lascia giocare per tre e alla fine del terzo la legge di Murphy s’avvera per lui nella maniera più triviale: Facchini aggancia Guarducci in area e lo trascina giù come un lottatore di sumo sul dohyo. Che fare? Lui non ha dubbi: fischia e non indica neanche il dischetto. Sventola il giallo sotto gli occhi del giocatore dello Zenith, poi espelle Menna, un altro uomo rossoblù e infine va sul cerchio di finto gesso del penalty.
I’Nuti, il guardalinee che da trent’anni percorre la fascia del campo di Santa Lucia avvolto nella sua giacca a vento bianca e celeste accenna un mezzo sorriso e tiene ferma la bandierina che per la gioia vorrebbe sventolare da sola. I dirigenti dello Zenith sobbalzano di rabbia e vorrebbero tanto che quella rete non ci fosse, per guardare in faccia l’Ape Maia col fischietto, armati di una tanica di Vape. Ma l’illusione de I’Nuti e dei cinquanta tifosi di casa e il terrore del gruppo Zenith e dei trenta tifosi ospiti d’un tratto fanno Sliding Doors. Indovinello facile facile: chi poteva essere l’uomo ideale per far smuovere le porte scorrevoli? Il portiere, naturalmente. Col prezioso patrocinio di Giugni, Sardi respinge il suo tiro centrale e a mezz’altezza e Guarino prima che Murphy colpisca ancora, decreta il the end.
Il cielo di Santa Lucia si tinge così ancor più di nero dopo che la radiolina e la faccia scura di Rodolfo Becheri, arrivato nei minuti della beffa, hanno raccontato che il Bologna è finito al tappeto per mano della Fiorentina. Becheri, anzi I’Becheri, è il presidente del Coiano Santa Lucia, nonché il fondatore del Santa Lucia, nonché l’uomo che dava lavoro alla mamma di Paolo Rossi e che ha fatto tirare i primi calci a Pablito, quello che ha pagato il biglietto Sidney-Roma-Pisa a Bobo Vieri, ma anche il nonno di Alessandro Diamanti. «In settimana m’hanno telefonato da Firenze - racconta -. Non è che Alino farà l’arrabbiato e verrà a punirci?, m’hanno chiesto. Io gli ho risposto che Alessandro è un giocatore serio, gioca sempre al massimo, non ha rancori. Certo però che se ripenso a quand’era alla Florentia Viola non posso negare che sia stato maltrattato. E Galli si permise di dire che aveva un prezzo intrattabile. Non era vero nulla».
«Becheri stasera no’ tu ridi», gli urlano quelli con la maglia rossa e la stella gialla sul petto. Rodolfo li guarda dal terrazzino della villetta trasformata in sede che s’affaccia come una tribuna d’onore sul campo. «Ma icché tu voi?», risponde. Poi spiega: «C’ho altro a cui pensare che alla prima squadra, non son certo di quelli che fanno l’amore con la categoria. E comunque siamo sempre in cima - aggiunge -. Ma lo sapete quanta gente s’allena su questo campo in una settimana? Trecento persone, 18 squadre. Io penso al settore giovanile, è la mia vita, dal 1978 c’ho messo un sacco di soldi e non me ne pento. Sono andato in pensione nel 1982 dopo un infarto che mi prese sui tre gol di Paolo Rossi al Brasile e da allora ho fatto solo calcio. L’altro giorno col presidente della Figc Toscana Bresci concordavamo su un punto: fra due o tre anni quelli di Prima e Seconda categoria che vogliono i soldi non troveranno da giocare. Ma state tranquilli: Santa Lucia-Zenith continuerete a vederlo perché qui si fa settore giovanile e la prima squadra è un hobby non un motivo di vita o di morte». Anche se vincere il derby gli sarebbe piaciuto assai..
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