Gioco
La stellina dei fischietti Alessandro Costa vola in serie B di basket
LIVORNO. Scalare l’Everest non è poi così impossibile come tutti dicono. E’ difficile, ma non impossibile. Lo sa bene Alessandro Costa, arbitro di basket livornese appena 24enne che da quest’anno...
LIVORNO. Scalare l’Everest non è poi così impossibile come tutti dicono. E’ difficile, ma non impossibile. Lo sa bene Alessandro Costa, arbitro di basket livornese appena 24enne che da quest’anno fischierà nei palazzetti di Divisione Nazionali A (la ex B d’Eccellenza) dopo una stagione da 10 e lode in Dnb che l’ha visto crescere in maniera esponenziale tanto da convincere i vertici del Comitato Italiano Arbitri (Cia) a promuoverlo appunto nel prestigioso contesto della Dna.
Alessandro, in che modo ti sei avvicinato al Gruppo Arbitri Pallacanestro di Livorno?
«Conclusa la carriera da giocatore, con due splendide promozioni in Serie D con Pielle e Kcs, tre anni fa decisi di non interrompere il rapporto con il basket ma al contempo desideravo viverlo sotto un altro punto di vista. E così pure l’avventura intrapresa nel lontano ottobre 2002, quando lessi sulle colonne de “Il Tirreno” l’annuncio dei corsi per arbitri, è sfociata in una passione che mi ha permesso in 9 anni di sbarcare in Divisione Nazionale A».
Da Bernardini a Caroti, passando per Ursi, Seghetti e adesso Costa: la tradizione labronica dei fischietti ha colpito ancora. Ma attualmente chi è il migliore in Italia?
«Senza dubbio Luigi Lamonica; in Serie A non ha rivali. Detto ciò, non mi dispiacerebbe neppure avere la personalità di Seghetti».
Qual è l'infrazione più difficile da cogliere?
«Se dovessi sceglierne una in particolare direi i “passi” soprattutto per quanto riguarda le virate e partenze omologhe. E poi i contatti a rimbalzo».
Il presente è in Dna, e il domani?
«Un passo per volta; la vecchia Serie B1 è un campionato tosto, che non ammette errori di nessun tipo. Ecco perché vorrei adattarmi fin da subito ai nuovi ritmi, nella speranza di strappare un pass per i playoff».
E nel cassetto c’è un sogno che si chiama…
«Olimpiade, ma pure una finale scudetto non sarebbe affatto male (sorride, ndr)».
Di solito tra arbitri e allenatori non corre buon sangue, giusto?
«Sul parquet la tensione e l’agonismo raggiungono livelli assurdi, quindi può capitare di sanzionare un giocatore o la panchina. In certi casi inoltre il dialogo prosegue anche a partita finita, e a quel punto cerco di chiarire tutto».
Qual è il palazzo più caldo dove hai arbitrato?
«Dico Reggio Calabria ma pure a Scauri non scherzano...».
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