Il Tirreno

Livorno

Io, l’Ironman unico al mondo

di Aldo Della Nina
Io, l’Ironman unico al mondo

Thriatlon, l'avventura del disabile Vignali all’Isola d’Elba. Malato di sclerosi multipla, mai nessuno aveva conseguito questi risultati

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CARRARA. Mai come lui nessuno al mondo. L’apuano Fabrizio Vignali, l’atleta disabile di triathlon non si è fermato neppure davanti all’Elbaman, la gara Ironman andata in scena domenica scorsa a Campo nell’Elba. Non solo ha concluso le tre prove in programma (1,9 km a nuoto, 94 in bici e 21,1 di corsa) ma ha “spazzolato” pure qualche altro concorrente. Morale della favola: è giunto 211º nella classifica finale con oltre settecento partenti. Niente di eccezionale, direte voi. Certo, se non fosse che Vignali da tempo è malato di sclerosi multipla e, seguito da un’equipe medica del San Raffaele di Milano, anno dopo anno macina imprese e successi. Campione europeo e mondiale di duathlon, ha preso parte (e vinto per la sua categoria) a numerose maratone e mezzemaratone, cercando sempre di andare oltre, inseguendo nuove mete, traguardi al limite dell’impossibile.

«Qualcuno può pensare che io sia un pazzo - riflette - invece non è così. Facile dire: con la malattia che ha, chi glielo fa fare. Invece lì sta il bello. Io non ho fatto dello sport la mia ragione di vita è lo sport che serve alla mia vita. E mi spiego. È attraverso lo sport, la fatica estrema da Ironman che riesco a testare i miei limiti e con essi i medici capiscono la mia reazione sotto sforzo. Sì, diciamo che faccio un po’ da cavia ma con l’orgoglio e la consapevolezza di essere utile non solo alla mia causa ma a quella di tante altre persone che si trovano nella mia stessa situazione. E alle quali dico sempre le stesse cose: non piangetevi addosso, muovetevi, camminate, se ce la fate correte e lottate contro la “brutta bestia”».

Vignali si cura con l’interferone e deve stare molto attento a non chiedere troppo al suo fisico: «Ma io sto alla grande - sbotta con allegria -. Anche mio figlio e mia moglie spesso mi dicono di non esagerare ma non sono uno scriteriato. Ho 47 anni suonati, so benissimo come comportarmi. E poi ci sono i medici che mi dicono quando e se fermarmi. È tutto programmato, anche la sfida dell’Isola d’Elba era ben monitorata».

Monitorata a tal punto che c’erano pure le telecamere di Raisport 1. Domani pomeriggio è previsto un ampio servizio sulla manifestazione con una lunga intervista a Vignali. Perché personaggio e storia non sono di secondo piano: «Beh, in effetti sono stato l’unico al mondo a fare una cosa di questo genere. E se ci sono riuscito devo dire grazie, oltre ai medici, al mio preparatore Alessandro Lambruschini e ad Armando. Chi è Armando? È stato il mio angelo custode durante le oltre sei ore di gara. Un supporto che la mia società, lo Spezia Triathlon, mi aveva messo a disposizione. Mi nuotava accanto, era vicino a me in bici e sempre in bici mi ha seguito durante i 21 chilometri di corsa. Alla fine ho chiuso in 6 ore 22 minuti e 9 secondi. Al traguardo ho visto una folla di persone ad attendermi. Lì mi sono reso conto di aver fatto un’impresa».

E ora? Vignali non vuole fermarsi: «Carne al fuoco ce n’è molta. Intanto mi ha cercato la Puma per offrirmi un contratto per la prossima stagione. Ci sto pensando. Poi si è fatta viva la Bianchi per le bici. Va a finire che hanno ragione loro: sto diventando qualcuno...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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