La protesta
La zingarata degli ex liceali alla nobile che fu
La squadra nata a scuola mentre l’Aglianese era in C1 si accaparra la leadership del paese
INVIATO AD AGLIANA. La zingarata più beffarda è arrivata dal cielo di Agliana alle diciassette e zero zero, un quarto d’ora dal triplice fischio, quando il risultato del derby Aglianese-Amici Miei diceva 1-2: gavettoni di pioggia che sembravano lanciati da una squadriglia di C130 e i centocinquanta tra fidanzate, mamme, amici, nonni, cugini e vecchi fedelissimi neroverdi fuggiti dal bar per accalcarsi un’ora e mezzo sulla tribunetta del campo Barontini, che in un attimo scomparivano come bersagli sul monitor di una playstation. Restavano in quindici: i dieci ultras dell’Aglianese immersi nel loro angolo annaffiato di birra, con le bandane in testa e un tamburo duracell che continuava a dare il ritmo alla domenica, e cinque dirigenti degli Amici Miei arrampicati sulla rete dietro la porta per vedersi la partita in alta definizione senza dover infilare l’occhio tra uno spioncino e l’altro della recinzione. E per i quindici eroici mai scelta fu più indovinata: in un quarto d’ora la partitissima si rivoltava come un’omelette in padella non una, ma due volte. Pareggio dell’Aglianese dai piedi di Bartolini, un punto che alla fine poteva soddisfare tutti e invece no, svolta finale firmata da Barry per un 2-3 che i trecento secondi di recupero concessi dall’arbitro Landini di Firenze non scalfivano più e che apriva le porte ad un’altra zingarata, quella del sunday night degli Amici Miei, la squadra nata al liceo che abbatte a domicilio la corazzata dal passato noblesse e non può non festeggiare. Dove? «E chi lo sa, la zingarata è una partenza senza meta e senza scopi, un’evasione senza programmi», sentenziava Lorenzo Mazzetti, presidente e voce narrante di questo film iniziato nel 1999, un po’ Perozzi e un po’ Mascetti, se non altro per assonanza nominis e per la citazione a memoria del capolavoro di Monicelli, i capelli fradici, l’iphone in mano per twittare al mondo il trionfo nel derby, gli occhiali appannati e fradici che tanto avrebbero bisogno di un tergicristallo. Il pensiero fa rewind proprio ad allora, all’inizio di questa pellicola. Fu un giorno di settembre di 13 anni fa. Quell’anno la Lazio vinceva lo scudetto, l’Inter ingaggiava Marcello Lippi, l’Aglianese preparava la grande scalata alla serie C e al liceo scientifico Amedeo d’Aosta di Pistoia cinque sbarbatelli appena arrivati dalle medie decidevano di metter su una squadra di calcetto. Non pensavano che sarebbero diventati una squadra vera e che un giorno si sarebbero trovati di fronte una vecchia decaduta che proprio in quegli anni stava vivendo l’epoca più godereccia della sua storia quasi centenaria, il salto tra i prof, l’arrivo di Max Allegri prima in campo poi in panchina, i derby con la Florentia Viola, lo stadio Bellucci restylingato e sempre vestito a festa. E invece tutto scorre e tutto cambia, le glorie passano e le sfide glorificano e così finisce che in un decennio la squadra del liceo si è trovata sul ring faccia a faccia contro l’ex stella nascente degli anni Duemila e in un gioco quasi pirandelliano i cantori dell’ex nobile decaduto Conte Raffaello Mascetti si sono trovati a dare il pugno del ko agli eredi della nobile decaduta Aglianese Calcio per sottrarle la leadership pallonara di un paese intero, o per essere proprio corretti la vice leadership visto che una categoria più in alto c’è un’altra aglianese, la Santabarbara. Cosa che poteva succedere solo nel paese del calcio, che, giochi dello sport, qui confina col paese del ciclismo. Di là dall’Ombrone, Quarrata, terra adottiva di Cavendish e Popovic, Wiggins e Thomas, di qua Agliana, sette squadre dilettanti di calcio per 17mila abitanti, quattro campi, unico paese di tutta la provincia pistoiese ad avere così abbondanza di impianti da essere in grado di prestarne ad altri. Ma al giorno d’oggi non bastano le praterie per fare calcio e ogni estate a queste latitudini, come a tutte le latitudini dei dilettanti, sembra che il necrologio per la squadra del paese sia praticamente scritto. Anche se poi certe società hanno più vite dei gatti e ogni anno la passione dei dirigenti, la voglia di esserci e il puzzle delle nuove fusioni regala altro ossigeno: in dodici mesi è toccato agli Amici Miei e all’Aglianese. I primi sconfitti ai playout di Seconda Categoria 2011/2012 dai secondi, retrocessi in Terza e tornati su grazie ad una fusione con i Veterani di Montecatini che stavano scomparendo, i secondi autoretrocessisi dalla Prima due anni fa, salvi in extremis l’anno scorso e ripartiti con le batterie cariche quest’anno dopo una fusione con il Tennis Club Agliana ma soprattutto dopo l’arrivo dello sponsor Paultex sulle maglie, una delle poche aziende tessili del territorio che è riuscita a salvare la pelle. Obiettivo asfaltare il campionato come succedeva negli anni d’oro. I diecici ultras neroverdi consumano lattine della polacca Van Pur a ritmi industriali, chiedono ai loro beniamini per 95 minuti senza mai smettere di cantare: «Aglianese la portaci via da questa m... di categoria». L’Aglianese ci prova e per un po’ s’illude quando Cristiani segna il gol dell’1-0. Ma una squadra di amici è un osso duro da battere. Gente che sale in cinque su una vecchia auto carica di valige e si avventura per diciotto giorni fino a Timisoara, e poi a Bucarest e poi ancora più a est per farsi un tuffo nel mar Nero di Mamaia, più che pelo sullo stomaco ha voglia di condividere. E di divertirsi. «Quando abbiamo iniziato al liceo lo facevamo pre gioco - racconta Mazzetti -. Poi abbiamo iniziato a vincere e allora sì che il gioco è diventato divertente. Tutti i tornei scolastici, d’istituto e studenteschi, poi il calcio a sette dell’Msp, abbiamo vinto tutto. E a 25 anni abbiamo messo in piedi la squadra vera: lo zoccolo duro del liceo, formato da Mazzetti, Antonini e Pecchioli c’è ancora, molti ex compagni di classe vengono a vederci e il nome Amici Miei non poteva che essere il marchio di questo gruppo. Ogni anno prendiamo tutti insieme una casa al mare, il venerdì un tavolo all’Ostrass o al Seven, a giugno organizziamo la festa della birra per autofinanziarci e le nostre fidanzate ci aiutano nella parte logistica». Inizia il secondo tempo e l’assalto degli Amici Miei sale di potenza. Pecchioli firma l’1-1. Gli ultras dell’Aglianese continuano a cantare.«Questa serie non ci appartiene». Due lampi accendono il cielo. Tuona. Scappano tutti ma in campo si continua a lottare. Arriva il vantaggio degli Amici e subito dopo il pari dei neroverdi. Ma non è finita. Cos’è il genio? Intuizione, fantasia, colpo d’occhio e velocità d’azione. Barry forse si ricorda della frase del Perozzi, si lancia su un pallone ghiotto e lo spedisce dentro. 2-3. Sarà una serata da zingari.
(hanno collaborato Saverio Melegari ed Elisa Pacini)
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