Il Tirreno

Livorno

L’aria di Tirrenia, la pesca, il Liga e i gol

di ALESSANDRO BERNINI
L’aria di Tirrenia, la pesca, il Liga e i gol

Alla scoperta di Luca Siligardi, il gioiello che sta facendo impazzire i tifosi. Un introverso, ma in campo si scatena

5 MINUTI DI LETTURA





ALESSANDRO BERNINI. Maori è una parola che per questa tribù polinesiana significa “normale”, la usano per prendere le distanze da coloro che considerano invasori, ovvero gli inglesi, definiti “pakeha”. Luca Siligardi di tatuaggi Maori ne ha 8, sparsi su tutto il corpo: braccia, gambe, busto. «La definizione “normale” mi va bene, non mi piace chi si sente un fenomeno...».

L’aria di Tirrenia. Sarà per questo che il suo stile di vita ha ben poco da spartire col cliché del calciatore classico.

Il “Sili” ha scelto Tirrenia come buen ritiro, appartamento a due passi dalla piazza centrale, dove silenzio e salmastro sono gli unici compagni fedeli durante l’inverno. Mai visto in un locale notturno la sera, al massimo lo puoi incontrare al ristorante Toscano, o al Chichibio, con un po’ di pesce davanti.

Durante la settimana, fosse per lui, i distributori potrebbero anche chiudere. Il percorso massimo che fa è di 500 metri, dalla piazza di Tirrenia al Centro Coni. Fa più chilometri lui il sabato in campo, che la sua auto per sei giorni.

Cinema e Ipercoop. E Livorno? Qualche giro in centro e poco altro. A parte lo stadio, gli altri due luoghi che frequenta sono il cinema ex Medusa e il complesso dell’Ipercoop. Stadio e Ipercoop: se ad aprile va già in giro con le infradito, può prendere la cittadinanza livornese.

Quando si sposta verso Livorno, non si tira mai indietro di fronte a una richiesta di foto o autografo. Lo scorso anno, quando era infortunato e sembrava uno dei tanti giocatori arrivati e destinati a partire senza lasciare traccia, un bambino gli si avvicinò proprio all’Ipercoop durante un’iniziativa benefica e gli chiese una foto insieme. “Sili” sorrise: «Ma sei sicuro che vuoi me?».

Il trio fuori dal campo. Solitario è una definizione eccessiva, ma è evidente che Luca Siligardi è tutto fuorchè un tipo scatenato. Riservato. Ecco, riservato va bene.

Alle discoteche preferisce le cuffie e l’immancabile Ligabue, passione che condivideva con Morosini. I compagni coi quali si vede di più sono Salviato e Belingheri. Salviato abita al piano di sotto nella stessa palazzina di Tirrenia, mentre l’ex Toro è spesso il padrone di casa in cene organizzate e curate nei minimi dettagli dalla signora Belingheri, grande cuoca. Tant’è che a volte si aggregano anche altri compagni di squadra. Soprattutto quest’anno, che il gruppo è d’acciaio.

La famiglia. Spesso viene a trovarlo il fratello Francesco, 19 anni, col quale condivide la passione della pesca. Anche se i risultati non sono granchè per Luca: con la canna in mano resiste mezzora, se poi dei pesci non vede neanche l’ombra, allora prende il cellulare e inizia a “spippolare”.

La mamma e il papà vengono ogni tanto. Vivono a Campagnola Emilia, comune di Reggio Emilia da 5.500 abitanti: mamma Umberta lavora in un centro commerciale, papà Paolo è dipendente della Landini Trattori. Famiglia operaia, dai sani principi, dalla quale Luca non ha mai spezzato il cordone ombelicale. Anzi, ogni volta che ha un giorno di riposo torna da loro.

Fidanzata e ex. La mamma al momento è l’unica donna della sua vita. Nessuna fidanzata ufficiale, vita da single.

A questo proposito c’è una storia strana che ha coinvolto Siligardi nel gennaio del 2011. Da un paio di mesi si vedeva con una ragazza di Correggio, Agnese, che d’improvviso scomparve di casa insieme a un’amica. Si mobilitarono polizia, carabinieri, polizia ferroviaria in una Italia ancora sotto choc per la scomparsa nel bergamasco di Yara Gambirasio. Poi, dopo tre giorni le due ragazze furono trovate a Roma nel quartiere Centocelle. Una fuga da adolescenti.

E con Siligardi la storia vide presto il capolinea.

Di Vaio e quel “mi piace”. Prima di sbarcare a Livorno, lo consideravano un talento sprecato. Etichetta che gli era stata attaccata a Bologna, due anni fa, in serie A, soprattutto da Malesani.

Chi stravedeva per lui era Marco Di Vaio. «Il giocatore più forte che abbiamo - disse nel precampionato - l’ho visto fare cose impressionanti». Malesani gli dette qualche chance, poi l’accantonò. «In allenamento è un fenomeno, ma poi in partita scompare», tuonò in una conferenza stampa.

Si dice però che i due non si amassero granchè. Si parla anche di un post su Facebook “Malesani mer..” scritto da un tifoso del Bologna, sul quale Siligardi avrebbe apposto un “mi piace”, ma “Sili” ha sempre negato e il post dopo poco scomparve.

Un furto da 150mila euro. Quella stagione non brillantissima a Bologna, è stata la fortuna del Livorno. Perché la società rossoblù, che aveva il giocatore in prestito dall’Inter con possibile riscatto della metà, non si mise neppure al tavolo a trattare. Nell’Inter di Gasperini non c’era posto per Siligardi. Fallite un paio di trattative, il ragazzo non fu neanche convocato per il ritiro di Pinzolo del luglio 2011. Gli restavano un contratto da separato in casa e la fedele canna da pesca sui laghetti di Carpi. Poi, eravamo a inizio agosto, gli arrivò una telefonata del ds amaranto Elio Signorelli. «Per me sei un giocatore vero, ti do la possibilità di dimostrarlo a tutti. Ma devi essere convinto. Ci vieni a Livorno?».

Siligardi ripose la canna e si mise in auto. Aveva detto subito “sì”, sperando nel placet dell’Inter. Che arrivò. Un gran colpo per il Livorno visto che Signorelli trovò l’accordo per prendere la comproprietà del giocatore a 150mila euro. Un furto. Che poi si trasformò in “furto aggravato” quando in estate si convinse l’Inter a cedere anche l’altro 50% del cartellino di Siligardi nel contesto dell’affare-Bardi. Blindando poi il ragazzo sino a giugno 2015.

Bisogna essere sinceri. Che Siligardi fosse un gran bel giocatore l’avevamo capito lo scorso anno, in una stagione però segnata da scarsa continuità legata soprattutto ad alcuni infortuni. Il primo neanche per colpa sua: arrivò e fu gettato in campo allo sbaraglio, con una condizione fisica precaria. Ma che questo ragazzo fosse un crac del genere in serie B, capocannoniere, devastante, no, non poteva sognarlo neanche il re degli ottimisti.

Chi lo conosce, garantisce che l’elisir dell’esplosione si chiama “fiducia”. Luca Siligardi è un ragazzo introverso, silenzioso, un buono, che ha bisogno di sentirsi importante. E magari coccolato. Il Livorno lo ha fatto, mettendolo al centro del progetto, con Nicola che lo ha convinto della possibilità di fare grandi cose. Una sicurezza interiore che lo ha fatto esplodere. Perché, come diceva lo scrittore Henry Miller, “il vero artista è in primo luogo uno che ha fiducia in se stesso”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web