Gioco
Carrarese quinto ko, Sabatini lascia
Dopo mezz’ora partita già finita, in pole position Ruotolo, Acori e Baldini, ma anche la società deve rafforzarsi
CARRARA. C'era una volta la Carrarese, un gruppo solido, vincente, capace di mettere chiunque alle corde. Tutto distrutto, da una gestione tecnica incomprensibile. Anche ieri, partita della vita, una squadra senza nerbo, debole psicologicamente, senza automatismi. Un'armata Brancaleone.
Dall'altra parte, il Benevento ringrazia e appena accelera passa: cross da destra di Carotti, sembra innocuo, nessuno interviene, sul secondo palo sbuca Mancosu dietro a Bregliano, prima frittata. La reazione non c'è, la squadra azzurra è sotto choc, il Benevento ne approfitta ancora e raddoppia con una facilità irrisoria: cross da sinistra di Bolzan, belle statuine a centro area, Altinier non sbaglia. Siamo appena al 26', ma è già tutto finito, anche perché al 38' Pestrin ci mette del suo e si fa buttare fuori con un fallaccio su Rajcic sotto gli occhi dell'arbitro. Piove sul bagnato, poco prima mister Sabatini aveva dovuto sostituire anche Corrent per Corticchia. Ciciretti rilanciato titolare è impalpabile, Merini e Malatesta sono lasciati al loro destino.
Nella ripresa, neppure il tempo di riorganizzarsi, e saponetta-Piscitelli fa un numero incredibile, in netto anticipo su Altinier, su una punizione da lontanissimo, riesce a farsi anticipare. Fine delle trasmissioni.
Sullo stadio cade un silenzio irreale, solo qualche coro dalla curva, e l'invito a Sabatini a lasciare, finalmente. Nell'ultimo quaarto d'ora di assoluta accademia, con il Benevento che si allena, il coro dello stadio: “Sabatini a ca'”. Carlo Sabatini, fratello di Walter ds della Roma, a fine gara si dimette, assumendosi tutte le responsabilità di quanto avvenuto finora, cinque sconfitte di fila nelle prime cinque gare non erano mai avvenute nella storia azzurra (quattro sì, nel 95-96, ma poi Silvio Baldini rimasto solo dopo l’addio di Orrico inanellò subito due successi, in casa con il Como e a Massa), il problema è che qui c’è molto da fare. A essere obiettivi, per ripartire davvero oltre a un allenatore di polso, esperto - i nomi che girano sono soprattutto Gennaro Ruoto, Leo Acori oppure lo stesso Silvio Baldini, che però aspira a una B - servono almeno tre giocatori forti, un difensore a tutti i costi (da tempo si allena con la squadra Daniele Ficagna, potrebbe essere la soluzione), un centrocampista di costruzione determinante, un attaccante. E poi anche il portiere ha bisogno di un periodo di riflessione, è evidente che non è tranquillo.
Dovrà essere Gigi Buffon a prendere in mano la situazione: e probabilmente, servirà anche introdurre la figura di un direttore generale a tempo pieno, esperto della categoria, che affianchi il direttore sportivo nei marosi di una Lega Pro complicata e di un girone pieno di squadre ambiziose. Il progetto di mettere insieme giovani ed esperti può ancora essere salvaguardato, a patto che non si sbagli più una mossa. Altrimenti, tempo un mese la situazione diventerebbe irreparabile.
Ora quindi, come giustamente sottolinea il ds Sandro Federico, non si può più sbagliare neppure una virgola, il nome dell’allenatore innanzitutto, ma anche i rinforzi che dovranno necessariamente arrivare - e su questo c’è la disponibilità, com’è accaduto con Pestrin - e una razionalizzazione societaria, perché già da oggi deve iniziare un nuovo campionato.
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