Gioco
Salviato, un duro col sorriso sulle labbra
Secondo gol personale alla Juve Stabia. «La vittoria in rimonta di sabato ci ha consegnato una certezza: il Livorno c’è»
LIVORNO. La Juve Stabia evidentemente lo ispira. Il gol del 2-0 al Picchi nell’andata del campionato scorso (era il 17 settembre 2011), poi quello del fondamentale 1-1 prima dell’intervallo sabato sera al “Menti”. Simone Salviato, mister semplicità, è uno dei giocatori già cresciuti sotto la cura Perotti e che Davide Nicola ha cominciato a far lievitare. 25 anni, contratto fino al 2014 come il compagno di reparto Lambrughi (arrivarono insieme nell’estate 2010 a parametro zero dopo il fallimento del Mantova), centimetri e fisico in una difesa messa a lungo sotto pressione dal gioco atipico delle “vespe”, lanci lunghi a saltare il centrocampo e palloni spizzati, con Zito che sulla sua fascia di competenza lo teneva schiacciato, sempre sotto pressione. Ma su quel passaggio profondo di Siligardi per Paulinho si è inserito nello spazio e il tacco magico del brasiliano con la coda gli ha aperto un’autostrada davanti a Seculin. Non era semplice segnare, Salviato in corsa è stato bravo e freddo a mettere la palla di precisione tra palo e portiere. Facile a dirsi, molto meno a metterlo in pratica su un campo sintetico che non conosci e soprattutto se di professione fai il terzino. Un’azione splendida, quasi da calcetto.
Difensore sì, ma con i piedi che non sono più gli stessi di quando arrivò nel 2010. Simone li sta educando, segno che dietro c’è tanto lavoro in allenamento e che la volontà di migliorare è tanta. Un ragazzo serio, che lunedì 3 settembre alle 20.45, quando gli amaranto torneranno in campo nel posticipo contro il Padova, uscirà dallo spogliatoio per sfidare il suo passato. Perchè lui è di Padova, e là ha giocato a livello giovanile fino agli Allievi, passando poi attraverso Venezia, Trento, Rovigo e Mantova.
Il 3-1 di sabato in casa della Juve Stabia è soltanto l’inizio, ma ha donato agli amaranto di Davide Nicola altre pillole di autostima. «Ora abbiamo la certezza che la squadra c’è – dice Salviato – perché siamo riusciti a venir fuori da una situazione difficile. Loro con quei lanci lunghi per le punte ci mettevano in difficoltà, non riuscivamo a giocare. La Juve Stabia ci spezzava gioco e ritmo, per cui non siamo stati capaci di entrare subito in partita e di muoverci palla a terra come voleva il mister. E quando provavamo ad attaccare spazzavano via ogni pallone e dietro menavano pure. Nei primi dieci minuti abbiamo provato dei tiri forzati invece di entrare in area. Siligardi, Paulinho e Dionisi queste giocate ce l’hanno nel Dna, se due tentativi vanno in tribuna il terzo poi finisce nello specchio, invece sembrava che la porta per loro fosse stregata. Per fortuna che nel secondo tempo la musica è cambiata. Cosa succede dopo questa vittoria in trasferta? Niente, è solo una partenza col piede giusto. Abbiamo preso un altro gol su palla inattiva, sappiamo dove lavorare in settimana per non ripetere più certi errori».
Voltare pagina e ripartire. Senza montarsi la testa. Perchè la serie B è fatta di 42 battaglie, un campionato infernale, che ti toglie il respiro. Ma Simone Salviato non si tirerà indietro. Un duro col sorriso sulle labbra.
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