Gioco
Di corsa sul mercato, è un Milan senza identità
Con la Samp un ko forse immeritato ma la tensione è già al livello di guardia: i fischi dei tifosi, la fuga di Galliani, il disagio di Allegri. E Kakà forse non basterà
MILANO. Era cominciata, in uno stadio semivuoto che già dava l’idea della depressione, coi fischi e gli striscioni contro Cassano ma alla fine i fischi se li sono presi tutti i milanisti, Allegri, lo stesso Galliani che per prudenza se n’era andato in anticipo, poco dopo il gol-partita di Costa dopo un’ora e il battibecco fra il tecnico e Robinho.
Il Milan perde - abbastanza immeritatamente, con due pali e un salvataggio sulla linea a portiere battuto il pareggio ci stava - la prima in casa e sprofonda subito nella crisi. Perché comunque la Samp di Ferrara non ha rubato nulla e fino al gol ha giocato anche meglio contro una squadra senza identità, un collettivo fatto da buoni giocatori, ma non campioni: Robinho incapace di concludere, El Shaarawy impalpabile, Boateng solo a tratti all’altezza. Fragile la difesa, asfittico il centrocampo - forse il reparto più allarmante - poca roba l’attacco, la sconfitta contro la Sampdoria serve a mettere a fuoco la nuova realtà, un Milan operaio che molto più di così non sembra poter fare.
Dopo un inizio timoroso le paure si concretizzano al 58’ con un gol banale subìto di testa - dov’erano i centrali? - dall’unico calcio d’angolo, paradossalmente la partita si rianima e dopo i tre cambi di Allegri i rossoneri ci mettono almeno orgoglio, ma non basta anche perché ci si mette di mezzo anche la sfiga. Nel bilancio finale, comunque, anche un Montolivo a disagio e fuori posizione davanti alla difesa, e un Pazzini che cerca di darsi da fare ma resta isolato nell’area e non riceve neanche un pallone: per dire che anche i due acquisti più attesi alla prima uscita non hanno spostato gli equilibri.
E adesso? Mancano cinque giorni alla fine del mercato e lì bisognerà trovare qualche soluzione: i rossoneri devono correre ai ripari, ma assicurandosi che Kakà sia davvero la risposta giusta ai loro guai, viste le grandi difficoltà in tutti i reparti. Il centrocampo - una volta illuminato da Pirlo - è davvero mediocre; l’attacco senza la classe di Ibra è poca cosa con l’enigma aggiuntivo di Pato, e senza Thiago Silva e Nesta la difesa stenta. L’unica buona notizia viene da De Sciglio che anche ieri è stato bravo. Troppo poco per il Milan dei sacrifici: c’è il campionato da giocare e una Champions che fa davvero paura. Risparmiare è giusto ma senza perdere l’orgoglio e la faccia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
