Gioco
Dalla pista di Pechino alla morte in mare La tragedia di Samia
La somala, 21 anni, gareggiò alle OIimpiadi nei 200 piani La tragedia su un barcone, voleva raggiungere l’Italia
LONDRA. Il velo lo ha alzato Abdi Bile, primo atleta somalo a vincere qualcosa di importante nell’atletica leggera. «Sapete che fine ha fatto Samia Yusuf Omar?», ha chiesto davanti alla platea riunita per ascoltare i membri del Comitato olimpico nazionale somalo.
Nessuno lo sa, Samya ormai è un pallido ricordo delle Olimpiadi di Pechino 2008, il ricordo di una ragazzina che arrancava dietro le atlete vere, mentre lei era poco più di una turista.
Samia Yusuf Omar, la più grande di sei figli di una famiglia di Mogadiscio cresciuta, come i suoi fratelli, in povertà. Nel 2008, questa ragazza piccola e gracile, partecipò alle Olimpiadi proprio in rappresentanza della Somalia. 22 anni, figlia di una fruttivendola e di un uomo ucciso da un proiettile d'artiglieria, questa ragazza era riuscita con molti sacrifici a partecipare alla gara dei 200 metri femminili di Pechino 2008. Era arrivata ultima, 32 secondi di sforzo a cui nessuno fece caso (dieci secondi abbaondanti in più delle migliori) ma che la riempirono di gioia e soddisfazione. Tornò a Mogadiscio felice: «È stata un'esperienza bellissima, ho portato la bandiera somala, ho sfilato con i migliori atleti del mondo». Quattro anni dopo, il destino le ha riservato una storia completamente diversa.
La verità, la terribile verità, l’ha rivelata Abdi, l’ex campione somalo del mezzofondo.«Sapete che fine ha fatto Samia Yusuf Omar? - ha chiesto Abdi - la ragazza è morta mentrem cercava di raggiungere l'Occidente e garantirsi una vita migliore.
Aveva preso una carretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un'atleta bravissima. Una splendida ragazza».
Su YouTube, nel video della sua gara a Pechino, i messaggi di cordoglio degli utenti come unica conferma di una storia crudele e difficile da verificare, ma che la scrittrice italiana di origine somala Igiaba Scego ha scelto di raccontare su Pubblico, mettendola in parellelo con i trionfi di un altro somalo dal diverso destino.
Mo Farah, arrivato da rifugiato in Inghilterra, è diventato oggi un eroe nazionale dopo aver dominato a Londra le sue due discipline, i cinquemila e i diecimila metri.
«Siamo felici per Mo, è il nostro orgoglio - ha aggiunto Abdi Bile - ma non dimentichiamo Samia». Quella ragazzina esile che arrancava con il sorriso sulle labbra a distanza siderale dale atlete «vere». Lei quel giorno era felice.
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