Il Tirreno

Livorno

Brasiliani low cost: ecco l’ultima moda del calcio italiano

di Giorgio Bicocchi

Da Castan a Marquinos, da Ederson fino a Dodò e Coutinho: tante scommesse, mentre gli argentini non arrivano più

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ROMA. Un giorno il calcio argentino faceva sbarcare in Italia campioni come Sivori, Lojacono, Manfredini, Maradona, Veron, Crespo, Batistuta, Milito, Cambiasso, Zanetti. Senza contare centinaia di altri rappresentanti, magari non con l'etichetta di "campioni", ma che hanno offerto contributi significativi, legandosi per anni ai rispettivi clubs.

Adesso, o meglio in questa torrida estate, pare davvero che la tendenza si stia offuscando. Solo due squadre del prossimo campionato avranno una matrice profondamente argentina: il solito Catania, che l'ex-diesse Lo Monaco ha costruito da anni sulle promesse che provengono da Buenos Aires e dintorni, e l'Atalanta che, sfruttando i canali privilegiati di un altro ammiratore del calcio delle Pampas, il direttore generale Marino, ha consegnato al tecnico Colantuono un attacco composto soltanto da giocatori (Denis, Moralez, Parra) che hanno le stesse origini dei loro illustri predecessori.

A cosa addebitare tale inversione di tendenza? A procuratori/mediatori internazionali (chi non ricorda Felix Latronico?) meno invasivi dei precedenti? Ad un mercato, quello brasiliano, cileno o uruguagio, in cui il costo dei cartellini dei giocatori è inferiore a quello degli argentini? A strategie di marketing diverse? La realtà, conti alla mano, è che il Milan, per ripartire dopo partenze eccellenti, non si sta rivolgendo al mercato argentino. E' arrivato un colombiano (Zapata), il sogno-Tevez è rimasto per adesso nel cassetto. La Juve, per tradizione, Sivori a parte nella sua storia, ha sempre privilegiato dragare altri mercati, soprattutto europei. Scoprendo solo in queste ultime due stagioni le risorse del calcio cileno, eccellente a livello giovanile. Ecco Vidal, allora, uno dei segreti dell'ultimo scudetto, pagato relativamente poco in rapporto a quanto ha poi garantito sul campo, raggiunto adesso dal compagno Isla, uno che a Udine, prima dell'infortunio, arava la propria corsia di competenza. Il Napoli non ha sostituito Lavezzi con un altro argentino, preferendo dare fiducia a Pandev, Insigne e al cileno Vargas, ingaggiato a peso d'oro lo scorso inverno. E, in difesa, ecco il carioca, giovanissimo, Uvini.

La Roma, ottimizzando i buoni uffici del diesse Sabatini col calcio brasiliano, sarà zeppa di calciatori verde-oro: il centrale Castan, il laterale Dodò, il giovanissimo Marquinos. Senza contare Marquinho (il centrocampista arrivato a gennaio) o il sempre-verde Taddei. La Fiorentina ha scelto il cileno Cuadrado per dotarsi di colpi e podismo. La Lazio ha optato per il brasiliano Ederson, sperando che la sua coabitazione con l'altro trequartista Hernanes funzioni e non generi equivoci. L'Inter resta argentina nell'animo (retaggio di scelte del passato) ma le strategie societarie hanno di frequente condotto in Brasile, alla caccia di Lucas, ad esempio. Stramaccioni, poi, stravede per Coutinho (brasiliano) e mai ha indirizzato Branca nel sondare il mercato argentino, a meno di "piste" di quest'ultimo segmento di mercato.

Magari accadrà che nella "finestra" invernale le cose cambino, che il fascino per il calcio argentino prevalga nuovamente, che le società si rivolgano nuovamente alle Pampas. Che, da Baires, oltrepassino l'Oceano promesse o giocatori già svezzati. Per adesso si registra una generale flessione di "appeal". Il calcio argentino tira di meno, a scapito proprio di quello brasiliano e cileno. Proprio loro, gli eterni rivali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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