Gioco
L’Italia è andata benino e fa la rima con Pechino
Bilancio-fotocopia: 28 medaglie, un bronzo in più. Belle sorprese e delusioni
LONDRA. La ricetta? Basta prendere quella di Pechino 2008 e metterci qualche grano di pepe. Stessi ori, una medaglia (di bronzo) in più, ma anche un posto più su nel ranking: l’ottavo contro il nono; aggiungere belle sorprese quanto basta, stemperare qualche grossa delusione, togliere al più presto l’aceto non balsamico di Alex Schwazer, agitare e servire.
I Giochi ai tempi della crisi fanno cantare vittoria all’Italia dello sport: a Londra si chiude con 28 medaglie, che non sono le 32 di Atene, ma migliorano le 27 di Pechino. Quanto basta per definire - un po’ enfaticamente - la missione azzurra «una grande vittoria per lo sport e per il Paese, perché l’Italia è nel G8 dello sport - sottolinea con orgoglio Gianni Petrucci - mentre per competitività del Paese siamo solo 42esimi». Alla sua ultima Olimpiade da presidente del Coni si congeda coccolandosi il risultato «che - dice - ha ampiamente superato le previsioni»: ma qui si potrebbe obbiettare che erano previsioni al ribasso, forse per mettere le mani avanti.
A dare una mano al medagliere è stata un’ultima strana giornata che ha portato cinque podi (i tre bronzi del volley, della ritmica e quello a sorpresa di Fontana nella mountain bike; l’argento di Roberto Cammarelle e quello del Settebello) anche se in realtà non è arrivato l’atteso acuto finale, un po’ per sfortuna un po’ per prestazioni non all’altezza delle speranze e un po’ anche per decisioni discutibili delle giurie. Comunque i numeri finali non possono far parlare di crisi; e lo ha rimarcato anche il Capo dello Stato che a chiusura di giornata ha telefonato a Petrucci per esprimere la sua soddisfazione.
Di sicuro, contento - forse sarebbe meglio dire sollevato, i timori non mancavano - è il Coni, che alla vigilia non andava oltre le 25 medaglie nelle previsioni. «Le abbiamo ampiamente superate - dice Petrucci - per cui non posso che essere ampiamente soddisfatto. Ci sono stati momenti in cui ho avuto paura che non arrivassimo a 20...Il Team Italia primeggia, siamo nel G8 dello sport e guadagniamo anche una posizione. In quali altri settori occupiamo queste posizioni? Il nostro Pil è sempre lì, noi concludiamo con dati concreti. Sono contento perché sono tornate a fare bene anche le squadre. A conti fatti - conclude - l’unica macchia di questi Giochi è stato il caso Schwazer, un’ombra che non potrò dimenticare e una macchia che non fa onore allo sport italiano: ora la giustizia sportiva e quella penale faranno il suo corso, ma questo ragazzo pagherà comunque e non deve essere crocifisso».
Sui numeri e la sostanza si può concordare con Petrucci, ma vanno comunque fatte alcune osservazioni. In un medagliere che non subisce flessioni mancano podi in sport pesanti: il nuoto, che da Sydney aveva brillato, da Londra va via con zero titoli; unici due lampi, in acqua, il bronzo del fondo con Martina Grimaldi e l’argento del Settebello. E anche nell’atletica solo il salto triplo di bronzo di Fabrizio Donato ha evitato un altro flop totale, che sarebbe stato la drammatica conferma dei Mondiali. Male anche il ciclismo e il canottaggio, altri sport di forte valenza. Benissimo invece la solita, provvidenziale scherma; benissimo i tiratori e bene i cosiddetti “sport minori”, che anch’essi si confermano fondamentali.
«Se vincessimo anche nel nuoto e nell’atletica saremmo quarti - si difende Petrucci - io a queste federazioni non posso rimproverare nulla. Guardiamo anche le altre Nazioni: quelle che ci precedono investono tanto nella scuola, ma per noi adesso non è tempo di chiedere, purtroppo...»
E certo nella recessione olimpica dell’Europa (salvata dalla Gran Bretagna e dal finale imperioso della Russia, male Germania, Francia e Spagna) si può dire che l’Italia tiene bene: fra i numeri che fanno ben sperare per Rio 2016 è che scende l’età media e che il 50% dei medagliati è fatto di esordienti, come ha fatto notare Pagnozzi, erede papabile di Petrucci che ora lascia il Coni e torna a guidare il basket.
Un ultimo dato fa riflettere: più degli Usa tornati rampanti e della Cina ormai grande potenza, le Olimpiadi sarebbero state vinte dall’Urss, se ancora esistesse, e dai Paesi del Commonwealth, se fosse possibile sommarne le vittorie...
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