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Fontana, il Dorando Pietri della bici

Fontana, il Dorando Pietri della bici

Perde la sella, pedala in piedi per 4 minuti ed è bronzo. E alla fine non parla

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LONDRA. Stanchissimo, il volto segnato dallo sforzo fisico. Quando Marco Aurelio Fontana in piedi sui pedali della bicicletta spunta dalla curva che precede il traguardo, il boato del pubblico inglese è assordante. Eppure è un ciclista italiano e non è neanche il primo a tagliare la linea bianca; già due prima di lui lo hanno fatto. È soltanto un bronzo, ma per la gente è un eroe. In piccolo, un sorta di remake di Dorando Pietri nella maratona dei primi Giochi londinesi del 1908. Ha strappato una medaglia olimpica nella mountain bike, pedalando per più di quattro minuti in piedi perchè il sellino della bicicletta lo ha mollato a due chilometri dal traguardo quando stava giocandosi l’oro. È un campione speciale Fontana, un carattere schivo e diretto. Ai cronisti non le manda a dire: «Non vi abbiamo visto per quattro anni ed ora che ho vinto l’unica medaglia del ciclismo italiano, siete tutti qui. Non parlo», sbotta a fine gara. Fontana ha perso il sellino quando era in testa insieme a due compagni di fuga. Una buca troppo profonda o un sobbalzo improvviso hanno piegato la resistenza del ’canottò in carbonio del telaio. Nella mountain bike è accaduto altre volte, ma ai Giochi mai. È colpa delle sofisticatissime biciclette da mountain bike, grazie ai materiali tecnici sempre più leggere e meno resistenti. Ma nella bici è ancora l’uomo ad arrivare, dove non arriva la tecnologia. I due avversari di Fontana ne hanno approfittato, allungando immediatamente. Marco Aurelio non si è scoraggiato. Ha cambiato rapporti ed ha iniziato a pedalare contro la sfortuna ed il tempo.

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