Gioco
Cammarelle, era oro Un verdetto-scandalo premia il britannico
L’azzurro domina Anthony Joshua per due riprese e mezzo Poi l’incredibile decisione. «Sapevo che erano di parte»
LONDRA. È un brutto finale di Olimpiade per il pugilato, con un verdetto casalingo che fa vincere alla Gran Bretagna quell’oro dei supermassimi che questo paese in cui la nobile arte è nata si sentiva già in tasca. Pugni e polemiche sull’ultimo ring dei Giochi, con l’Italia della boxe che accusa pesantemente i giudici per il verdetto finale e l’azzurro che rischia di non andare alla premiazione per protesta.
Anthony Joshua era stato eletto a predestinato prima che i Giochi cominciassero e poi era stato quasi accompagnato in finale. Ti pare che può perdere, era la riflessione generale tabloid compresi, uno che ha già firmato un contratto per passare professionista con la «Golden Boy Promotions» di Oscar De La Hoya? A subire quello che Nino Benvenuti e Patrizio Oliva (due olimpionici), ammutoliti dopo la proclamazione del vincitore, definiscono all’unisono «un furto mai visto» è l’azzurro Roberto Cammarelle, campione uscente che avrebbe meritato di confermare il titolo di Pechino avendo chiuso il match, agli occhi di molti, con un vantaggio di almeno quattro punti. Già il 13-10 delle prime due riprese gli stava stretto, e alla fine è stato penalizzato prima con un verdetto di parità, 18-18, e poi con la conta dei colpi segnati da ognuno dei cinque giudici che, tolto ad ognuno dei due pugili il numero più alto di ciascun round come da regola, ha dato luogo ad un 57-52 per Joshua che esiste solo nella mente di chi aveva evidentemente già pianificato questa decisione.
Cammarelle avrà anche disputato una terza ripresa non brillante come le prime due, quando aveva pressato e poi chiuso all’angolo l’avversario colpendolo più volte (ma non tutti quei pugni erano stati segnalati, vedi una serie di cinque praticamente ignorata), ma appaiono macroscopici gli errori dei giudici americano e cubano che nell’ultimo ’tempò hanno visto rispettivamente 3-7 e 4-8 per Joshua. Il pugilato non è certo nuovo a situazioni del genere, in special modo quando premiano i pugili di casa.
Torna in ballo la credibilità di uno sport che già da Rio cambierà, ma solo per l’abolizione del caschetto e della canottiera e l’ingresso dei professionisti targati Aiba. Qui a Londra i verdetti avevano già fatto discutere nella prima giornata di finali che aveva assegnato al cinese Zou la finale dei minimosca; agli occhi di tutti, giudici esclusi, era stato vinta dal malcapitato thailandese Pongprayoon, poi disperatosi a lungo al centro del quadrato. A Cammarelle non rimane che mettersi questo argento al collo («però mi sento l’oro addosso, e sento puzza di bruciato») dopo aver partecipato alla premiazione, a cui qualcuno dello staff federale aveva consigliato di non partecipare in segno di protesta dopo che il ricorso dell’Italia era stato rigettato. ’God save the Queen’ è quindi ’andato in ondà come da copione, per chiudere in gloria l’Olimpiade britannica e regalare gioia al pubblico che anche oggi ha gremito l’Excel Arena in ogni ordine di posti. Era evidente che in casa del rivale, con la festa già preparata alla presenza di Lennox Lewis, Wladimir Klitschko e Audley Harrison, ori nei supermassimi a Seoul, Atlanta e Sydney, Cammarelle avrebbe dovuto compiere un’impresa da titano per confermarsi. Non c’è riuscito, perche è solo un campione ’normalè, anche troppo per tutto quello che gli è girato attorno questa volta a Londra 2012.
«Scusate, ma non basta», le prime, amarissime parole di Roberto. «Sapevo che c’erano giudici abbastanza di parte - sottolinea - ma pensavo di averli convinti nelle prime due riprese. Il verdetto di parità finale brucia, brucia tanto. Mi hanno dato una sconfitta che non credo di aver subito». Il pugile di Cinisello ammette di non aver saputo «gestire il vantaggio nella terza ripresa», ma sottolinea di non aver meritato la sconfitta. «Pensavo mi sarebbe bastato arrivare ai punti - dice - ma forse ho peccato di presunzione e non avrei dovevo affidarmi a questa sensazione». Per il pugile azzurro, 32 anni, quella di Londra è l’ultima Olimpiade della sua carriera. «Ho avuto una carriera fantastica, ma questo ripaga dell’amarezza - evidenzia - posso vedere il lato positivo, ora ho tutte e tre le medaglie, ma avrei preferito di gran lunga avere due ori. A 24 anni sono arrivato non da numero uno e il bronzo non mi è bastato - ricorda Cammarelle - ho lavorato in questi anni per vincere sempre le Olimpiadi, impresa che mi è riuscita una volta, non la seconda. Ma se penso che fino a due mesi e mezzo fa non pensavo neanche di venire a Londra, posso dire di essere contento così».
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