Il Tirreno

Livorno

La mia favola dei Giochi e l’autografo di Djokovic

di Mario Orsini
La mia favola dei Giochi e l’autografo di Djokovic

Irene Vecchi, sesta nella sciabola, racconta la prima avventura olimpica «Quante emozioni, potevo vincere una medaglia, fra quattro anni ci riprovo»

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LIVORNO. Un'esperienza fantastica. Un battesimo olimpico da incorniciare. Irene Vecchi, è tornata nella sua Livorno con la valigia zeppa di ricordi indelebili e la consapevolezza di essere, ormai, a un passo dall'oligarchia dei vertici della sciabola femminile mondiale. Il sesto posto finale, per una ragazza di appena 23 anni, alla sua prima Olimpiade, è davvero un bel risultato che con un pizzico di fortuna, nell'accoppiamento dei quarti, poteva essere migliore. «Con la greca Vougiouka avrei potuto giocarmela alla pari. Invece mi è toccata l'ucraina Kharlan, una sciabolatrice che ha un tipo di scherma non in sintonia con le mie caratteristiche».

Risultati a parte cosa ti ha più impressionato di queste Olimpiadi?

«Le olimpiadi sono il sogno di qualunque atleta. Tutti i bambini che iniziano a praticare sport sognano di parteciparvi. Ed io ero una di loro. Anche adesso ripenso a quando le guardavo alla televisione e speravo di poter gareggiare su quelle pedane. Fantasticavo. Ora sono qui a raccontare quelle sensazioni che si sono materializzate. Confesso di avere ancora i brividi».

Perdere una medaglia per poco quanto pesa?

«Abbastanza. Ma guardo avanti con fiducia. Non era facile neppure arrivare fino a quel benedetto quarto di finale. Ho confermato di essere la numero sei del pianeta. Di potermi meritare qualcosa di importante, quindi penso positivo e ricomincio dal sorriso che ho fatto appena scesa dalla pedana. C'è da migliorare. Ma sono pronta a scommettere su me stessa».

Sensazioni?

«Le Olimpiadi sono bellissime, hanno sensazioni uniche, è tutto bello, almeno a me è sembrato tutto fantastico. Anche la mensa. Il villaggio ti fa vivere appieno lo spirito olimpico».

La sfilata?

«Abbiamo camminato un sacco, circa due ore, ma lo rifarei mille volte, anche tutte le sere prima di andare a dormire, pur di riprovare quelle sensazioni. Sensazioni uniche. Prima e dopo aver varcato la porta dello stadio. Vedere tutta quella gente guardarti, salutarti. Sfilare in mezzo a migliaia di persone. Ho ancora i brividi. Sei a contatto con tutti i migliori atleti del mondo. Anche tu sei una di loro. Bellissimo. Fantastico. Quasi irreale».

Quali atleti, anche di altre discipline, hai incontrato?

«Tanti. Campioni e super campioni. Confesso che ho fatto la foto con un mio idolo, Djokovic. Mi sono sentita una 14enne alle prese con la sua pop star preferita».

Al villaggio con chi eri?

«In camera doppia con Gioia Marzocca. In un appartamento, il “gold flat”, delle super medagliate fiorettiste. Speravo che anche la mia fosse una camera fortunata. Ma niente».

Il ritorno a casa?

«Pensavo che tornando a casa tutti si fossero dimenticati di me. Invece no. Le Olimpiadi fanno notizia e danno visibilità anche a sport meno conosciuti come il nostro. A casa un sacco di feste, un sacco di complimenti compresi quelli davvero stupendi e inattesi al Tirreno. Laura, la panettiera, mi ha fatto il pane a forma di cinque cerchi. Ma il pezzo forte sono loro, i miei amici, cui va un immenso ringraziamento. Hanno iniziato presentandosi sotto casa con le magliette: “La mia amica fa le Olimpiadi” la sera che mi sono qualificata. Ed hanno terminato con un'accoglienza da urlo. Il giorno della mia gara erano a casa di Michela, mi hanno detto che sembrava d'essere allo stadio. Ho ricevuto un'infinita di messaggi. Anche dai professori del liceo. Anche dal professor Lamberto Giannini, il numero uno. E poi dalle insegnanti delle elementari, da compagni di classe che non vedevo da una vita. E chi più ne ha più ne metta. Li abbraccio tutti e dico loro grazie».

Ringraziamenti?

«Il primo è per Nicola (Zanotti, il maestro ndr). Senza di lui non sarei andata da nessuna parte. È il numero uno. Per dedizione passione e sopportazione. Sia chiaro, ha i suoi difetti. Ma gli voglio talmente bene che lo accetto così com'è. Il secondo va a Franco, il mitico Franco Fabbri, è un preparatore atletico che merita la medaglia d'oro solo per la pazienza che ha nel sopportarci. A ruota Marco Zaccagna, il nostro fisioterapista nonché amico, che ci rimette sempre in sesto, grazie alla sua grande professionalità e disponibilità. Poi ad Angelo Carnemolla, lo psicologo sportivo. È una figura fondamentale, visto che nella scherma gente normale ... non c'è mai stata. E naturalmente al circolo Fides. Una famiglia allargata».

Tifosi speciali?

«Le mie amiche. Sono state fantastiche. Mi sono sempre state vicine. Anche se non sono potute venire, erano lì in prima fila. Un po' come Silvia (Pierucci, ndr, volata in cielo quasi due anni fa). Non si vede ma c'è. Era lì, insieme a tutta la mia tifoseria amaranto con Giulietto, il mio mitico fratellino, che ancora oggi dice che il merito è tutto suo, e in tribuna ha fatto il capetto degli ultras. Poi mamma, babbo, Ilaria, Giulia, zio, zia, la cuginetta Francesca, Niccolò, Emilio, Mavi. Un'infinità. Ma la miglior tifosa è stata, come sempre, la mia adorata nonnetta Maria, 89 anni. Da casa urlava, sbraitava, piangeva, mi seguiva in tv e non contenta anche con l'Ipad della mia cuginetta per controllare i commenti della gente su Facebook. Un mito».

E adesso?

«Meritate vacanze. A settembre ricomincerò a studiare ed ad allenarmi. Ora mi godo il mare. Sono di scoglio non lo dimentichiamo eh?!».

E Rio de Janeiro?

«Può attendere. Prima ci sono una sacco di belle soddisfazioni che vorrei togliermi».

Mai pensato: troppi sacrifici, faccio festa e metto su famiglia. E poi tanti piccoli “zorrini”...

«Tranquillo il primo a sapere quando metto su famiglia sarai tu. Ma adesso non è ancora in preventivo. Zorro lo guardo al cinema o in tv. E sogno una medaglia olimpica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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