Il Tirreno

Livorno

Baldini: «Pace con Cassarà? Ma non scherziamo»

di Giulio Corsi
Baldini: «Pace con Cassarà? Ma non scherziamo»

Il livornese dopo la medaglia d'oro nel fioretto a squadre tira una stoccata al concittadino Montano: «Sono più amato di lui»

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LIVORNO. Andrea Baldini, che cosa fa una medaglia d’oro il giorno dopo una domenica di gloria come quella che ha vissuto lei?

«Si gode Londra, il più lontano possibile dalle Olimpiadi. Sono stato tutto il giorno in giro con Beatrice, la mia fidanzata. Un po’ di foto, ma soprattutto l’atmosfera di questa città meravigliosa».

E la medaglia l’ha lasciata in albergo?

«Adesso sì, è in cassaforte, ma oggi l’avevo con me. Protetta dentro lo zaino, perché è parecchio pesante. E poi non sono il tipo da non riuscire a separarmene e doverla tenere sempre sulla pelle, sotto la camicia, pur avendola inseguita così a lungo».

Ma a Londra l’hanno riconosciuta o è riuscito a camuffarsi tra i turisti?

«Qualcuno mi ha riconosciuto, ma non così tanti. Però quando tiravo fuori l’oro per le foto, sembravo miele per le api. Gente di tutte le nazionalità vedeva questa medaglia che è grande e bellissima e ci veniva intorno, senza sapere chi ero, ma con la curiosità di ammirarla da vicino e di festeggiare un atleta olimpico. Un’emozione che solo questa festa può creare».

Subito dopo la vittoria ha detto una frase molto bella: “Quest'oro farà parte della mia vita ma sono contento della mia vita a prescindere dell'oro”. Questione di saper dare i giusti valori ad ogni cosa?

«Ho detto quella frase perché mi dà fastidio quando mi chiedono se quest’oro mi ridona il sorriso dopo chissà quale sofferenza. Lo sanno tutti che ho vissuto un periodo difficile quando sono stato escluso da Pechino, ma è stato un periodo, per quanto duro, come ne capitano tanti nella vita. E ce ne saranno di più difficili. Vincere alle Olimpiadi è gioia pura, ma è una gioia legata allo sport che nella vita non è tutto. E’ vero che s’intreccia alla vita di tutti i giorni, ma non è la vita di tutti i giorni. Questa distinzione per me è fondamentale».

E nella vita di tutti i giorni lei si sente un uomo felice?

«Sì, sono felice. Ho una famiglia e una fidanzata che mi amano».

Quella corsa verso suo padre Enrico e il bacio alla sua ragazza erano una sorta di grazie dedicato a quest’amore?

«In tribuna c’era anche mia mamma Rita, mio fratello Matteo. E le mie sorelle erano presenti all’individuale e domenica mi hanno seguito in tv. Sono loro che mi stanno vicino nel quotidiano, che mi aiutano a superare i piccoli ostacoli che si presentano nello sport e fuori. Questa vittoria è per loro».

Facciamo rewind: che cosa c’era dietro quell’urlo e quegli occhi impazziti dopo la stoccata del 45-39 che ha chiuso la finale col Giappone e ha mandato in delirio l’Italia?

«Quell’attimo è durato un secondo ma mi sono passati davanti centinaia di frame, tutto il bagaglio di tensioni, sacrifici, allenamenti, rinunce che mi sono portato dietro negli anni. L’urlo è stato di gioia, ma non di rabbia come magari era stato quello di Antalya (dove Baldini, nel 2009, vinse il mondiale appena rientrato in attività, ndr)».

Però lo ammetta, un retrogusto di riscatto nel suo oro non può non sentirlo...

«Guardi, riscatto è una parola giusta fino a un certo punto. Pechino è acqua passata, roba che mi ha fatto male ma che ho messo alle spalle. Ho sempre detto di essere arrivato a Londra senza nessun fantasma ma solo con l’obiettivo di inseguire questo traguardo che sognavo da quando ero bambino. Ce l’ho fatta e questa festa, se permettete, vorrei dividerla col mio allenatore Paolo Paoletti e con il club con cui mi alleno da sempre, il circolo Fides».

Anche l’abbraccio con Paoletti, rimasto fuori da Pechino insieme a lei, è sembrato liberatorio...

«Pechino sarebbe stata la sua prima Olimpiade. L’altra sera, quando abbiamo vinto l’oro sono corso da lui, ci siamo abbracciati, ci siamo guardati negli occhi senza dirci niente. Ma in quello sguardo c’erano pensieri che solo noi conoscevamo».

Baldini e Cassarà, i nemici che diventano amici: qualcuno ha già scritto il romanzo di un nuovo amore...

«Nessun amore, non scherziamo. Finito l’individuale, non rimaneva altro che ottimizzare le forze e inseguire l’obiettivo comune che era la gara a squadre».

Certo che fare squadra non dev’essere stato facile con quel che era successo...

«C’era ruggine ma sarebbe stato stupido conservarla in maniera troppo acuta. Ci siamo venuti incontro, abbiamo lavorato insieme. Tutti quanti volevamo l’oro dopo l’individuale e così gli ultimi cinque giorni sono stati intensi, siamo riusciti a far gruppo e si è visto bene in finale nelle risposte che abbiamo dato insieme».

Adesso le ferie: quando tornerà a Livorno?

«Mi godo Londra ancora per un po’, il 10 torno ma l’11 ripartiremo subito, stavolta per le vacanze. Milano-Doha, in Qatar e poi a Kathmandu. Andremo anche in Buthan, il piccolo regno della felicità».

Una fuga dal caos e dalla banalità?

«Con Beatrice abbiamo un’idea nostra delle vacanze, niente mare, niente spiaggia ma un viaggio vero, alla scoperta del mondo. L’anno scorso siamo stati in Israele, esperienza che ti segna, quest’anno abbiamo scelto Nepal e Buthan. E ci sarebbe piaciuto il Tibet».

Certo che rispetto all’altro oro della scherma di casa nostra, il suo amico Montano, lei è molto atipico come livornese...

«Dite? Forse è vero. Sono più atipico ma anche più amato».

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