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Bolt, il trono non vacilla Un lampo nei 100: 9”63

Bolt, il trono non vacilla Un lampo nei 100: 9”63

Partenza macchinosa, poi il re dello sprint straccia Blake e gli altri rivali Nicola Vizzoni in finale a 39 anni: alla fine è ottavo. Floriani ko nei 3000 siepi

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LONDRA. L’uomo più veloce del mondo, Usain Bolt, ha stracciato ancora una volta la concorrenza, fissando il nuovo record dei Giochi con il tempo di 9”63, pur non partendo benissimo. Vedere una vittoria di Usain Bolt dal vivo è esaltante: alla tv è un’altra cosa. Con i replay e le moviole una gara diventa tre, quattro, cinque volte più lunga e sembra durare all’infinito e non solo i nove secondi e rotti che l’asso giamaicano impiega per percorrere i cento metri più veloci della storia olimpica. Da casa si può notare la smorfia, il sorriso, il piccolo particolare che normalmente sfugge a chi è allo stadio, anche se poi può veder tutto sul grande schermo. Dalla tribuna dell’Olympic Park, la corsa di Usain Bolt è stata solo un piccolo puntino giallo che è schizzato via come un fulmine: nemmeno il tempo di sentire lo sparo del via, che aveva già tagliato il traguardo. Carl Lewis ? Uguagliato: era l’unico ad aver conservato il proprio titolo olimpico sui 100 metri per due edizioni dei Giochi (1984 e 1988). E Blake? In semifinale ha fatto 9«85, meglio di Bolt. In finale è arrivato secondo. Molti avevano puntato su di lui perchè forse era l’unico in grado di poter far meglio dell’extraterrestre, come lo ha definito l’americano Gatlin paragonandolo al primo uomo che ha camminato sulla luna. Una specie di Neil Armstrong un pò più frettoloso, insomma. Hanno studiato i comportamenti di Bolt: se si accarezza i capelli che non ha, è perchè - come ha scritto l’Equipe riportando le parole dello specialista del linguaggio corporale Stephen Bunard- vuole allontanare da sè un peso troppo pesante. E anche se si tocca il viso, fa un gesto involontario. ITutto ciò che fa, significa qualcosa, anche uno starnuto. Hanno sezionato le sue partenze, hanno analizzato anche il nervosismo di Blake. È bello vincere, essere l’uomo più veloce del mondo, meno bello essere sempre sotto i riflettori. Ma per qualche miliardo e una fama sempiterna si può. Di questa gara si parlerà come una delle istantanee più significative dei giochi: lui e Phelps sono quelli che hanno fatto la storia di questa Olimpiade. Nella sua guerra perpetua ai suoi nemici, fra macchiette e ammiccamenti, ha vinto la semifinale frenando nel finale e facendo registrare il tempo di 9”87. I due giamaicani (ecsluso Powell evidentemente frenato da qualche problema) hanno trascinato (quasi) tutti sotto i 10”: fantastico.

Nicola Vizzoni, all’età di 39 anni, è riuscito ancora una volta a entrare in una finale olimpica: alla fine il versiliese ha trovato un solo lancio sopra i 76 metri che è valso l’ottavo posto. «Maio sono felicissimo», ha detto.

Yuri Floriani nella finale dei 3000 siepi chiude tredicesimo.

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di Redazione web