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Livorno

Un argento amaro: Diego batte Aldo ma poi crolla in finale

Un argento amaro: Diego batte Aldo ma poi crolla in finale

Occhiuzzi secondo nella sciabola con un doppio rimpianto, prima un derby crudele e poi il black-out all’ultimo atto

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LONDRA. La medaglia c’è, e anche di argento, nobilissimo metallo. Però la sciabola olimpica lascia anche un grande, doppio rimpianto: un tabellone crudele costringe al derby prematuro negli ottavi di finale Diego Occhiuzzi e Aldo Montano, che parte male e poi rimonta orgogliosamente ma invano, alla fine deve lasciare strada libera al collega-avversario. Occhiuzzi trova una grande giornata e vola in finale battendo nettamente Morehouse e Dimitrescu, arrivando a giocarsi l’oro contro l’ungherese Szilagy e facendo sperare nel miracolo: purtroppo non sarà così, in finale Diego si blocca e parte da 0-7, poi recupera e perde a testa alta ma comunque chiaramente, 15-8. «All’inizio non doveva andare così - commenta alla fine lo sciabolatore azzurro - comunque sono felice, l’argento è tanta roba e mo lo godo».

Il contrappunto è il vecchio campione deluso e sconfitto, però niente affatto rassegnato ad un ruolo di comparsa. Aldo Montano aveva creduto al sogno olimpico e nemmeno lo strappo all’adduttore della coscia rimediato a fine maggio lo aveva fatto desistere: ha stretto i denti per due mesi, si è sacrificato, ce l’ha fatta a venire a Londra e ha fatto bene. A conti fatti, ieri Aldo ha avuto soprattutto sfiga: c’è stato bisogno di un derby fratricida col futuro finalista, perduto di poco (15-13) perché il 34nne livornese olimpionico ad Atene 2004 abdicasse dal possibile bis. D’altra parte Montano sulla pedana olimpica non conosce mezze misure: o la va - come accadde 8 anni fa - o la spacca, come capitato ieri e a Pechino.

Certo, per lui la prova era durissima. La paura dell’infortunio-bis, la lontananza della pedana per tante settimane: Aldo Montano ha rischiato subito col bielorusso Pryiemka, ma ha tirato fuori la grinta e ha ribaltato l’assalto iniziato male con un incredibile parziale di 9-1. Dopo, però, è arrivato il derby col fatale Occhiuzzi - contro di lui si era pure infortunato a maggio - e la sconfitta negli ottavi. «Il rammarico c’è eccome - ammette Aldo - prima ho avuto paura di attaccare, ero molto preoccupato degli affondo di Diego, e avevo una difesa troppo debole. Ho sbagliato a lasciare andare Diego all’inizio, quando mi sono messo a lavorare a centro pedana e ho cominciato ad attaccare ho recuperato, ma era tardi». Il futuro ora si chiama sciabola a squadre: «Devo mettercela tutta ed essere più deciso nella gara a squadre, dove spero di andare meglio. Sto meglio, darò tutto. Non è finita».

Intanto anche ieri al centro della scena c’è stata la medaglia d’oro del fioretto rosa Elisa Di Francisca. Dopo una bella dormita, la 29enne jesina ha voluto diplomaticamente rendere omaggio alla collega-rivale e concittadina Valentina Vezzali («Del resto - ammicca - non l’ho mica eliminata io...»), e poi ha parlato del suo presente e futuro in termini interessanti e inediti. «Sono una tigre... domata, ho un carattere focoso e passionale e da poco ho imparato a controllarmi - ha spiegato la bella fiorettista - perlomeno sulla pedana e con i giornalisti. Meno invece nella vita privata, mi sono lasciata due mesi fa e ora mi piacerebbe tanto trovare l’amore, ma non mi accontento. Non bado al portafogli o al colore della pelle e non vedo l’ora di avere una famiglia e dei figli, però voglio un rapporto vero, profondo». Avesse un compagno, Elisa lo coinvolgerebbe in quello che è un suo progetto a breve scadenza: «Ora mi vogliono tutti, soprattutto le tv, ma io ho altre idee: a ottobre - annuncia - partirò per l’Africa con una associazione umanitaria, sarà una bella esperienza, sento il bisogno di dare, è una mia esigenza. Starò lì almeno un mese. In certe zone rapiscono i cooperanti? Beh, peggio per loro se mi rapiscono...»

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