Gioco
Nicola, non solo un mister e il nuovo Livorno convince
Allenatore e psicologo, sta rafforzando l’autostima dei giocatori amaranto Ora tocca alla società muoversi sul mercato e ricucire i rapporti coi tifosi
LIVORNO. Allenatore e psicologo, estremamente pignolo quando insegna calcio e tattica, ma non talebano. Non è un sacchiano puro Davide Nicola, semplicemente interpreta se stesso: adora il computer, viviseziona le partite per analizzarne gli errori e cercare i rimedi, ma l’approccio con i suoi giocatori avviene prima di tutto sul piano umano. Non alza la voce, nello spogliatoio non lo sentirete mai dire parolacce o dare pugni alle porte per rafforzare i concetti che gli escono dalla bocca. A 39 anni debutta in serie B con l’umiltà e l’ambizione di chi si sente al casello dell’autostrada della sua carriera, a prendere il biglietto per cominciare un lungo viaggio. E in meno di venti giorni di lavoro la mano del tecnico piemontese ha già cominciato a plasmare il nuovo Livorno. La vittoria di sabato sera a Castel di Sangro nel Memorial Morosini contro il Pescara c’entra poco o niente, sono le impressioni che restano negli occhi a dirti che questo figlio delle giovanili del Genoa può essere uno di quegli allenatori capaci di lasciare il segno.
L’analisi. «Contro il Pescara – dice Nicola – sono contento di aver finalmente preso un gol, se no si pensava di essere diventati bravi...Questo Livorno comunque ha una buona base e i mezzi per disputare un campionato onorevole giocando un calcio divertente. Nei primi venti minuti siamo andati in difficoltà perché loro attaccavano molto sul nostro lato sinistro e lì solo Belingheri andava a fare la fase difensiva in aiuto di Gemiti. Poi ho cambiato le posizioni in campo dei tre davanti, mandando Piccolo a sinistra, Paulinho al centro e Dionisi a destra, e la situazione si è riequilibrata. Il 4-3-3 è un modulo che può darci compattezza, però dobbiamo impegnati tutti e undici. Se il Livorno si batte con undici giocatori può dare fastidio a chiunque, se invece non gioca in undici perde con tutti...Non sono impazzito, resto convinto che Dionisi giocando da prima punta possa dare il meglio di sé, ma quando non riesce a trovare spazio per qualsiasi motivo, come ad esempio le caratteristiche degli avversari, non c’è niente di male a fare delle correzioni in corsa».
Cosa va e cosa non va. «Ci manca ancora – prosegue Davide Nicola – la giusta velocità in ripartenza, dobbiamo migliorare alcuni movimenti riuscendo a interpretarli in minore spazio e poi voglio gente ancora più aggressiva. Io sono molto pignolo, mi sono prefissato alcuni principi fondamentali quali la compattezza, la gestione del possesso palla e l’interpretazione degli avversari. Non credo in un calcio di schemi prefissati, in questo modo per gli altri diventa più semplice prenderti le contromisure. Sarebbe molto più semplice, nel mio progetto invece c’è la voglia di seguire un’identità. E’ un percorso molto più lungo, per vedere dei risultati ci vorranno quattro-cinque mesi, però credo che sia la strada giusta. Contro il Pescara col passare dei minuti siamo andati molto meglio anche come ritmo imposto alla partita, capendo quando bisognava accelerare o rallentare, eppure al mattino avevo torchiato i ragazzi con un’ora e mezzo di allenamento. Ripeto: sono molto pignolo e secondo me si cresce solo nel disagio. Dopo il pareggio di Dionisi la squadra è cresciuta, ha riacquistato morale, ma la nostra saldezza interiore non deve essere legata agli eventi, non voglio vedere picchi, alti e bassi. Subisci un gol, ne subisci due, però devi andare avanti con la stessa convinzione, giocare sempre con cattiveria e una voglia immutata».
Il gruppo. «A Livorno - è ancora il pensiero di Nicola – ho trovato una bella accoglienza nel gruppo, la condivisione di principi morali e di credo calcistico. Ai ragazzi ho chiesto prima di tutto di conoscersi, di approfondire i legami fuori dal campo. Giocare a carte nei momenti liberi va anche bene, ma secondo me è molto più importante parlare, stabilire delle relazioni solide fra le persone, una cosa che ti aiuta poi anche quando arriva il momento di giocare. I rinforzi? Certo, se arriveranno sono contento, ma io mi concentro sempre e soltanto sui giocatori che ho a disposizione».
Le conclusioni. Il Livorno torna da Castel di Sangro e mercoledì riprenderà ad allenarsi a Tirrenia con diversi segnali positivi: Mazzoni contro il Pescara ha fatto due interventi super, Salviato è in crescita sia come propulsione che nell’attenzione difensiva, Lambrughi centrale si sbatte con profitto, il baby Ceccherini è piaciuto, Piccolo come alternativa di Siligardi è piaciuto. E anche gli altri, da capitan Luci in su, hanno dimostrato di credere nel nuovo progetto. Insomma, la cura di Nicola ha amplificato l’autostima, rafforzando le certezze individuali e cominciando a correggere i difetti di ognuno. E’ già un passo avanti. Il 12 agosto ci sarà il debutto in Coppa Italia al “Picchi” contro la vincente di Benevento-San Marino e la campagna abbonamenti partirà. L’intervento di Kofi Annan-Perotti è servito a distendere un po’ l’ambiente, ora bisognerebbe ricucire i rapporti con la curva nord, il pilastro fondamentale del fattore campo targato Livorno. Non sarà semplice, ma il Livorno società ha il dovere di provarci. Perché il lavoro di Davide Nicola ha tutti i requisiti per convincere anche gli scettici.
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