Gioco
Forciniti signora del tatami Il bronzo regalato al papà
La 26enne cosentina sale sul podio superando la lussemburghese Marie Muller «Medaglia inattesa, la dedico alla famiglia. Ora devo decidere se continuare»
LONDRA. Good girls go to heaven, bad girls to London. La t-shirt che indossa Rosalba Forciniti, con la scritta a penna sulla schiena, ben fotografa l’indole della 26enne cosentina dei Carabinieri. 160 centimetri di agilità e potenza, qualità che le hanno permesso di conquistare quello che, a caldo, ha definito «un bronzo inatteso, che ho sempre sognato». Nella finale per il terzo gradino del podio olimpico nella categoria 52 kg, l’azzurra ha superato la lussemburghese Marie Muller. Non sono stati sufficienti nè il tempo regolare nè il golden score con altri tre minuti per assestare una mossa vincente. Alla fine la vittoria è stata decisa dai giudici anche in base alle due penalità ricevute dall’avversaria dell’azzurra. Il cammino della calabrese dei Carabinieri era iniziato con un “ippon” alla tedesca Romy Tarangul e con un successo sulla coreana Ok Kim Kyung, prima di fermarsi davanti alla nordcoreana Ae An Kum, medaglia d’oro nella categoria dei 52 kg grazie all’affermazione in finale sulla cubana Yanet Bermoy Acosta.
Dopo la delusione di Elio Verde, e in attesa che domani Giulia Quintavalle difenda con le unghie il titolo di Pechino, il judo azzurro “scopre” un altro prodotto da copertina, una ragazza che si definisce «un maschiaccio, anche se mi piace lo shopping e curare la mia femminilità. Diciamo che cerco di coprire la mia parte maschile». Riuscendoci benissimo: grazia e verve la rendono un personaggio ideale per i vari contenitori tv che attingono dallo sport. «E io non rinuncerei a nulla - spiega - pur di dare visibilità al nostro sport, abituato a portare sempre medaglie all’Italia». A vederla sul tatami dell’ExCel c’erano il papà Domenico («Questa medaglia la dedico a lui, ed il perchè lo sa... Anzi, gliela regalerò»), la mamma Bina, le sorelle Mara ed Isabella oltre al compagno Andrea, accompagnato dal figlio Giulio. Una grande famiglia che l’ha sempre sostenuta, anche nel suo giorno di gloria.
Sulla pelle Rosalba ha undici tatuaggi: «Prima di partire volevo farmene un altro con i cinque cerchi - racconta - magari me lo faccio ad agosto, quando andrò in vacanza negli Usa». Nella testa, invece, ha una calma serafica: «Non ho mai avuto ansie, se non nella finale per il terzo-quinto posto. Non vedevo l’ora di andare sul tappeto per combattere e divertirmi». Il segreto del suo successo sta proprio in questo: «Ho affrontato tutti i match con tranquillità, forse meno quello della Muller, che conosco da tempo. Alla fine però ero stanca, era dalla mattina che gareggiavamo«. In mezzo a gioia e un pizzico di incredulità c’è anche la dichiarazione che non ti aspetti: «Non so se una medaglia olimpica puà cambiare la vita, so però che questa potrebbe essere la mia prima ed ultima volta ai Giochi. Nella vita vorrei fare altro: studio scienze politiche, mi piacerebbe far carriera nell’Arma».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
