Gioco
Ve la do io l’America Il sogno di Giorgio tra i re del football
Tavecchio, milanese di 22 anni, gioca con San Francisco «Giocavo a calcio, poi provai...e ora vivo in una favola»
Il suo sogno era giocare nell'Inter in Serie A, oggi si allena con i San Francisco 49ers di football americano. È la favola di Giorgio Tavecchio, milanese, 22 anni, Giocava a calcio fino a quando un giorno, per caso, ha provato con il football americano, nel ruolo di kicker (calciatore, appunto): un successo clamoroso, che ha portato Tavecchio a diventare una stella dell'Universita di Berkeley, in California e quindi ad allenarsi con la squadra di San Francisco nella Nfl..
Un sogno che diventa realtà. «Proprio così - spiega Giorgio - il percorso che mi ha portato dal liceo fino alla University of California di Berkeley, e che adesso mi da l'opportunità per provare tra i professionisti è davvero un sogno. Non avrei mai potuto immaginare tutte le esperienze che ho poi vissuto grazie al football: adesso, anche se la mia carriera nel football Usa dovesse finire domani potrei guardare indietro, e ricordare tutti questi bei momenti con gratitudine e soddisfazione». Il football americano, una grande passione «nata giocando con i miei amici al liceo e cresciuta nei quattro anni all'università di Berkeley, che scelsi dopo aver rifiutato l'offerta della University California Davies, che mi cercava, invece, per il calcio. Negli anni, poi, la passione si è trasformata in vero e proprio amore».
Segui altri sport Usa? «Non molto, anche se la mia passione per il calcio resiste. Mi tengo sempre aggiornato sulla mia Inter e grazie a Rai International riesco anche a vedere parecchie partite di Serie A»,
La delegazione italiana negli Usa è sempre più ricca: prima Bargnani, Belinelli e Gallinari nel basket, poi Alex Liddi nel baseball, ora tu ci provi col football. «Ho sentito le storie degli altri atleti italiani in America, che seguo con molto interesse. Ricordo che andavo a vedere le partite dei Golden State Warriors di pallacanestro, poco lontano da dove abitavo, quando arrivò Belinelli: ci recavamo allo stadio muniti di bandiere italiane. Mi sento molto fortunato e lusingato ad avere questa opportunità davanti a me, e so che altri italiani in passato ci hanno provato: nel 1987, Massimo Manca, anche lui kicker, giocò per tre partite con i Cincinnati Bengals. Forse sto seguendo i suoi passi: sto facendo del mio meglio, ma sono consapevole che la strada è ancora lunghissima e che c'è ancora tanto lavoro da fare. Il mio rapporto con l’America? Ormai sono stato del tutto adottato dalla California: dopo anni, il mio stile di vita è americano, non lo nascondo, però sono molto legato all'Italia. Per me, la provenienza della mia famiglia, le tradizioni del Paese d'origine sono molto importanti. Perciò, torno in Italia almeno una volta l'anno per trovare i miei - sopratutto mia nonna a Saronno - e continuo a parlare l'italiano con mio papà ed altri amici».
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