Il Tirreno

Livorno

Felice e un po’ stupito «Questo Livorno va davvero forte»

di Fabrizio Pucci
Felice e un po’ stupito «Questo Livorno va davvero forte»

Due test, 33 gol, tanta applicazione e un gruppo che cresce: ecco il bilancio di Davide Nicola dopo sette giorni di ritiro

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LIVORNO. Livorno dica trentatre! E la squadra ha riposto alla grande dimostrando di essere in salute. Sì, perché trentatre è proprio il numero dei gol segnati dagli amaranto nelle prime due amichevoli estive disputate a Castel di Sangro, sede del ritiro: quella di mercoledì scorso con l'Atletico Sanniti e l'altra con il Castello 2000 giocata sabato. Il primo segmento della preparazione è andato e per il tecnico Davide Nicola è già tempo di stilare un primo bilancio.

Due goleade e nessuna rete subita. Il calcio d'estate lascia il tempo che trova eppure il suo Livorno piace..

«In effetti sono soddisfatto. Nella prima partita volevo vedere applicati i principi universali del mio modo di intendere il calcio e la risposta è stata ottimale. Sabato contro una squadra leggermente più forte mi premeva evidenziare l'aspetto del pressing profondo e anche da questo punto di vista sono rimasto favorevolmente impressionato».

Contro il Castello 2000 che cosa gli è piaciuto di più?

«Abbiamo giocato da squadra e di squadra. Durante una partita le posizioni sono consolidate, ma capita di doverle cambiare decine e decine di volte. E questo è stato fatto con profitto».

Giocoforza la fase difensiva quando si gioca con sparring partner inferiori non viene sottoposta a test probanti.

«È vero, ma nel caso in cui fossimo saltati, e quando pressi alto può succedere, avevamo studiato precisi accorgimenti che torneranno utili nelle prossime due amichevoli contro avversari importanti quali Bari e Pescara».

Appunto. Che cosa si aspetta da queste due partite così indicative?

«Mi piacerebbe vedere la stessa squadra compatta delle prime due uscite perché se riusciamo ad applicare i nostri principi contro avversari di qualità allora significa che siamo davvero sulla buona strada».

Siamo appena all'inizio e qualcosa sicuramente deve essere migliorato.

«Certo. Dobbiamo progredire nella velocità dell'azione. La trasmissione della palla deve essere più rapida. Bisogna ancora capire quando affondare e quando forzare la giocata. Ma dopo una settimana di ritiro è normale che da questo punto di vista ci sia da lavorare».

Parliamo del gruppo. Sembra di granito, forse perché reduce da una stagione molto complicata che ne ha rafforzato il senso di appartenenza?

«Non mi rifaccio al passato. Il campionato scorso è un capitolo chiuso. In questa fase ci stiamo conoscendo e stiamo cercando di capire dove ogni singolo giocatore deve lavorare di più. Questo aumenta l'autostima e fa capire ai ragazzi che non c'è nessuno al di sopra del gruppo.

Qual è il credo che sta cercando di insegnare?

«Giocate, non abbiate paura. Sbagliate pure, ma non vi preoccupate perché sarete tutelati dallo staff tecnico. Tutti devono credere in ciò che fanno. E vedrete che questa filosofia pagherà soprattutto nei momenti di difficoltà».

Parliamo del modulo. Pare fedele al 4-3-3.

«Non faccio il fenomeno. Non invento calcio. Il modulo può essere cambiato in qualsiasi momento. Intanto vedo tamta partecipazione emotiva e voglia di applicarsi da parte di questi ragazzi che mi stanno seguendo con la massima attenzione. Sono molto contento di questo».

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