Il Tirreno

Livorno

Ricordate Castelsangro? Oggi test con i “pronipoti”

di Fabrizio Pucci
Ricordate Castelsangro? Oggi test con i “pronipoti”

Il Livorno nel 1995 perse clamorosamente in Abruzzo il treno per la serie C1 Oggi alle 18 gli amaranto incontrano il Castello 2000, nato dal fallimento del club

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LIVORNO. Oggi alle 18 il Livorno affronta il Castello 2000, pronipote del Castel di Sangro dei miracoli che arrivò a toccare la serie B. E per i tifosi amaranto quella squadra abruzzese, allenata dal mito Osvaldo Jaconi, evoca il triste ricordo della doppia semifinale playoff del giugno 1995 in C2.

Erano gli anni di piombo del calcio di casa nostra: la passione infinita che non è mai mancata, ma risultati deprimenti. Apriamo lo scrigno dei ricordi insieme all'ex portiere Fabrizio Boccafogli che visse sulla propria pelle una doppia delusione.

«Avevo giocato tutto il campionato - dice l’ex estremo difensore amaranto - ma all'una e mezzo della domenica della partita di ritorno mister Campagna mi venne a dire che sarei rimasto in panchina. In cmapo andò il baby Sirtori che era al debutto dal primo minuto.

Il motivo della mia esclusione? 17 anni dopo è ancora un mistero. Avevo subito un gol nel finale della partita di andata, ma tutto sommato stavo bene. Ero reduce da un finale di stagione regolare in crescendo. A Teramo me la cavai benissimo". Tutto vero. E poi quella partita troppo molle per essere vera: "Avevamo vinto all'andata 4-2. Civeriati aveva pure sbagliato il rigore del 5-1.

Andammo là convinti di farcela e invece gli altri furono bravi a rivoltare l'aspetto psicologico di quella giornata: loro aggressivi e noi intimiditi. Dovevamo gestire il doppio vantaggio a testa alta e invece ci mangiarono. Ero in panchina e la vidi benissimo. Naufragammo. Ricordo che Scwhoch e Civeriati erano i più timorosi".

Già. E a fine partita fu ritirata la maglia del Doge. Anzi. Al Doge: «Sì - ricorda il popolare Bocca - Stefano andò dai nostri tifosi e lanciò la sua casacca, ma i ragazzi non apprezzarono e la rispedirono al mittente. Erano affranti e arrabbiati. Avevano ragione. La nostra fu proprio una pessima figura». Dall'altra parte c'era Jaconi, il Vodz, l'uomo delle pillole di saggezza.

Sul piano squisitamente tecnico il Livorno era superiore al suo 'Castello', ma lui spiegò la leggenda del calabrone che a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare non potrebbe volare. Ma il calabrone non lo sa e continua a librarsi in aria.

Ecco. Il calabrone quel giorno fu il Castel di Sangro e il Livorno fu punto a morte. Due volte. Da Carnevale e proprio da Davide Cei. Ai giallorossi bastava vincere con due gol di scarto per accedere in finale e la pratica fu archiviata con un gol per tempo. Questo il tabellino di quell'infausta esibizione del 18 giugno 1995. Corsi e ricorsi storici: oggi ritroviamo il pronipote di quel Castello.

CASTEL DI SANGRO: Fimiani, Martino, Colonnello, Fusco, Cei, Altamura, Mitri, Arcese, De Carolis (64' Marchetti), Bonomi, Carnevale (71' Bernardini). All. Jaconi

LIVORNO: Sirtori, Morabito, Calandra, Ogliari, Di Bin, Rubinacci (53' Merlo), Cordone, Carli, Barbieri (53' Vitali), Civeriati, Schwoch. All. Campagna

RETI: 29' Cei, 69' Carnevale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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