Gioco
La grande occasione di Luca Mazzoni «È il treno della vita»
A 28 anni diventa titolare dopo due stagioni in naftalina «Porterò senso di appartenenza. Chiudere la curva? Mai»
INVIATO A CASTEL DI SANGRO. Paura di volare è un romanzo di Erica Jong, non lo stato d’animo di Luca Mazzoni. Promosso a ventotto anni guardiano del faro amaranto dopo tanta anticamera. Sempre in bilico, ma fedele alla causa. In panchina, a soffrire in silenzio perché davanti c’erano De Lucia e poi Bardi. Ma ora le “sliding doors” della vita gli hanno aperto la porta giusta, sarà lui a doversi sporcare i guantoni. Perché la società ha deciso di dargli una chance da titolare, senza se e senza ma.
Luca, finalmente arriva la grande occasione...
«Sì, e sono motivatissimo. Non ho mai affrontato la serie B da titolare: vengo da due stagioni complicate, in due anni neanche venti partite, però mi sono sempre allenato nel modo giusto, con grinta e dedizione. In precedenza ero stato titolare a Lecco e Arezzo, ora voglio diventarlo nel Livorno, la squadra della mia città, con una maglia che sento sulla pelle. E per un portiere, credetemi, poter giocare con continuità è più importante che negli altri ruoli».
Giocavi poco, ma eri uno dei leader dello spogliatoio.
«Ormai sono tanti i ragazzi che giocano a Livorno da un po’ di tempo. Ai nuovi posso trasmettere quello che so della città, il senso di appartenenza e cosa il popolo amaranto vuole vedere, ma il discorso del leader è superato. Mister Nicola ci ha parlato a lungo anche di questo: siamo in trenta, ognuno dovrà essere leader per un trentesimo. Poi se in una squadra c’è un solo leader significa che gli altri sono pecore. E non mi sembra che in questo gruppo sia così».
Ma l’ultima stagione è stata una sofferenza infinita.
«Vero, forse è mancato un po’ il senso di appartenenza. Ora non succederà più, ognuno dovrà portare il suo contributo».
Come giudichi la sparata del presidente di voler chiudere la curva nord per ridurre la capienza a diecimila posti?
«Io non lo so. Bisognerebbe essere nella testa di Aldo Spinelli per capire il senso di quell’uscita. Credo che derivi dalla riunione avuta con gli ultras. Ma lui è una persona troppo intelligente per non capire che sarebbe uno sgarbo veramente grosso. In questo momento c’è bisogno di coesione, di unire l’ambiente. La curva nord è troppo importante, e io penso che si debba ripartire proprio da lì».
Mazzoni e Luci in passato sono stati i referenti più autorevoli nei confronti dei tifosi. Saresti disposto a dare una mano per ricompattare la situazione?
«Se qualcuno me lo chiede certo, ma non possiamo essere sempre e soltanto in due. Deve esserci un cambio di mentalità generale, e tocca a tutti. Vivendo di più la città, recuperando il contatto diretto con le gente».
Finalmente titolare dopo due stagioni di semi-naftalina. Più pressione o più tranquillità?
«Direi la seconda cosa. È chiaro che quando uno parte titolare tutto va affrontato nel modo giusto, devi sempre essere al top. Ma io sono sicuro, e tranquillo».
Tra l’altro la società ti ha allungato anche il contratto...
«Sì, ho rinnovato per altri due anni, fino al 2016. Ci tenevo ad arrivare al centenario del Livorno... Ho fatto una scelta di vita, fra un mese e mezzo mi nascerà un bambino, Brando, non avevo voglia di cercare altre opportunità».
Rossano Berti nuovo preparatore dei portieri. La prima impressione?
«È una persona schietta, e io ammiro chi ti dice le cose in faccia. Ha portato senza dubbio una concezione del lavoro nuova, uno stimolo in più per seguirlo. E soprattutto migliorarsi».
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