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owens e hitler

Quando Jesse il ragazzo nero mandò in bestia il Dittatore

Le Olimpiadi tedesche del 1936 dovevano servire, e in realtà in parte servirono, a dimostrare al mondo intero la potenza muscolare del Terzo Reich. Così come quelle di Stoccolma 1912 anticiparono di...

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Le Olimpiadi tedesche del 1936 dovevano servire, e in realtà in parte servirono, a dimostrare al mondo intero la potenza muscolare del Terzo Reich. Così come quelle di Stoccolma 1912 anticiparono di poco la prima guerra mondiale, quelle di Berlino furono il prologo della seconda, in entrambi i casi il conflitto e la tragedia erano alle porte e, si può dire, già nell’aria.

A lungo Hitler rimase scettico sulla “ricaduta” delle Olimpiadi, e contrariato dai suoi costi e dal fatto di dover convivere per settimane in spirito olimpico e forzatamente pacifico, con i nemici già designatI; varie volte fu tentato dall’idea di annullare tutto «il baraccone», come spesso lo definiva polemicamente. Alla fine, però, il fuhrer comprese il ritorno di propaganda che sarebbe derivato da un’organizzazione sontuosa e inappuntabile dei Giochi, che sarebbero stati ovviamente vinti dalla Germania nazista e in un modo tale da non dare adito a obiezioni e polemiche.

A rovinargli in buona parte i piani ci pensò, però, un ragazzo di colore figlio di un raccoglitore di cotone dell’Alabama: Jesse Owens, passato alla storia col soprannome di «L’Espresso di mezzanotte« e considerato a tutt’oggi uno dei più grandi atleti di tutti i tempi. Owens era alto 1.78, pesava 71 chili: un bell’atleta, ma a Berlino sembrò addirittura un gigante. Non aveva un nome, solamente due iniziali: J.C. (forse quelle di Gesù Cristo in inglese) che nel dialetto del sud degli Stati Uniti suonavano come Jesse; furono completate con un arbitrario James Cleveland. Il suo nome diventò famoso nel maggio del 1935, quando ai campionati universitari del Michigan migliorò 5 record del mondo.

In sei giorni a Berlino Owens vinse i 100, i 200, la staffetta 4x100 ed il lungo. Quest’ultima fu la gara più esaltante, in cui prevalse al termine di un duello serrato col tedesco Lutz Long. Owens saltò la fantastica misura di 8.06, il tedesco lo abbracciò, la folla applaudì. A questa manifestazione di entusiasmo non partecipò Hitler, che abbandonò lo stadio, inviperito per la vittoria di un nero. Nessuno dei gerarchi nazi strinse la mano al campione di colore, anzi Goebbels - contro il quale si era scagliata l’ira del fuhrer - inviò una velina ai giornali ordinando di minimizzare i successi dei non ariani.

Per Jesse, però, il dopo Berlino non fu altrettanto esaltante. Da professionista Owens si esibì anche nei circhi equestri per riempirsi la casa di oggetti preziosi. Fu tradito dall’improvviso benessere. Negli ultimi anni, addirittura, i più politicizzati atleti di colore lo accusarono di aver tradito la causa della propria razza. Oggi rimane il mito di un atleta unico, che con le sue imprese riuscì a segnare un’epoca, e a far imbestialire il Grande Dittatore.

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di Redazione web