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Il nuovo sport di Milan e Inter: arrangiarsi e spendere poco

Il nuovo sport di Milan e Inter: arrangiarsi e spendere poco

Solo la Juventus continua a investire, ma ormai il calcio è dominato da sceicchi e petrodollari In crisi anche la Spagna, le banche hanno chiuso i rubinetti pure a Barcellona e Real Madrid

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MILANO. Vi pare che il nostro calcio stia sbaraccando? A nostro avviso forse siamo davanti a una rivoluzione culturale, oltre che economica. In Inghilterra il Manchester City, il Nottingham Forrest e il Fulham hanno i loro bravi sceicchi e anche Abramovich pompa petrolio per il Chelsea; il Paris Saint Germain di Ancelotti e Leonardo hanno trovato i loro petrodollari, ma da noi gente capace di investire in maniera illimitata non ce n’è.

Certo, i tifosi pensano al proprio orticelli e ai milanisti forse sembra che Berlusconi stia gettando la spugna dopo le cessioni di Thiago Silva e Ibrahimovic. «Avete bisogno di un assegno?» ha detto sarcasticamente lo svedese, ma il Milan fra le cessioni e il premio Uefa ha incassato cento milioni di euro e pagherà così i debiti. L’Inter ne ha avuti 31, ma non farà la Champions e il salasso si vedrà nel tempo.

Ai tifosi nerazzurri pare che Moratti stia cambiando politica, preferendo lo svecchiamento selvaggio al rinforzamento della squadra per tornare a vincere come ai tempi di Mourinho. E, in sostanza, l’unica squadra in crescita sembra la Juventus che, dopo lo scudetto, ha badato solo a diventare più forte con Asamoah, Isla, Giovinco, Pogba e Lucio.

Forse Berlusconi ha fatto un semplice ragionamento: con Ibrahimovic non siamo andati molto lontano e Allegri non si è trovato a proprio agio con lo svedese, quindi diamo un colpo di spugna con tanti ringraziamenti alla vecchia guardia (Nesta, Gattuso, Seedorf, Inzaghi ecc.), sistemiamo il bilancio con le cessioni di Ibrahimovic e (purtroppo) Thiago Silva e partiamo da basi diverse, rifondando il Milan.

Montolivo è un buon acquisto, come Acerbi e Didac. Anche Moratti si è accorto che il tempo dei senatori (Lucio, J.Cesar ecc) è finito e, facendo leva sulle idee del giovane allenatore Stramaccioni, ha pensato di ricominciare da una nuova politica che forse non darà frutti immediati, ma in prospettiva potrebbe pagar bene. Le squadre giovanili nerazzurre hanno vinto tutto e i risultati potrebbero arrivare nel giro di pochi anni, e a bassi costi. E poi gli arrivi di Handanovic, Palacio e Silvestre non sono roba da sottovalutare.

Chi è stato attento ai giornali di questi giorni, avrà certamente prestato attenzione al fatto che anche in Spagna la crisi si sta facendo sentire ed è arrivato il tempo di ridimensionare tutto. Si parla di 4 miliardi di euro di debiti e le banche non possono più regalare montagne di soldi a Real e Barcellona che sono accusati di avere collusioni politiche in grado di far pagare meno tasse ai club: per forza che poi vincono (quasi) tutto.

Solo chi può contare sui petrodollari degli sceicchi sta spandendo e spendendo, come accade in Inghilterra e Francia: ma quanto durerà la pacchia? Altro Eldorado sembra la Russia, dove Capello si farà (ancora) più ricco guidando la Nazionale. Da noi non sembra che finora siano state fatte spese pazze o che ne verranno fatte. Anzi, il Napoli per ora ha perso Lavezzi; l’Udinese ha ceduto Asamoah, Isla e Handanovic e tra breve perderà Armero; la Roma si è ha ceduto Borini e, come ha detto chiaramente Totti, finora non c’è stato il salto di qualità. Intanto Zeman ha fatto capire al capitano che le cose sono cambiate. Ci avevano tentato anche altri: Luis Enrique per ultimo. Ma nella Capitale si sa che «chi tocca Totti muore».

Tutti per ora hanno giocato al ribasso. Non sappiamo se ci saranno quei fuochi artificiali che possano far crescere il tono generale del nostro calcio. E d’altro canto, tesserando 757 giocatori, cioè 38 squadre, non si va lontano. Bisogna mettersi attorno a un tavolo e ragionare. Forse ha ragione Prandelli quando si fa paladino di una gestione più tecnica e sportiva di tutto il circo equestre del calcio, cominciando dalla cosiddetta concertazione e non dalle divisioni.

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