Gioco
E intanto Nicola elogia il gruppo «I ragazzi hanno cultura del lavoro»
CASTEL DI SANGRO. «Io non voglio un leader, ma una leadership al plurale. Nel calcio moderno avere un solo leader è un limite. Ogni giocatore ha delle qualità e dovrà cercare di metterle al servizio...
CASTEL DI SANGRO. «Io non voglio un leader, ma una leadership al plurale. Nel calcio moderno avere un solo leader è un limite. Ogni giocatore ha delle qualità e dovrà cercare di metterle al servizio del gruppo, poi le regole semplificano la vita di tutti. A me interessa costruire una mentalità diversa e per questo bisogna agire su diversi fronti: individuare i punti di forza di ogni singolo giocatore e le sue aree di miglioramento. In partita ci concentreremo sui punti di forza, in allenamento invece sulla capacità di eliminare i difetti e di migliorare l’area vitale interna. Gli errori non mi fanno paura, tutti sbagliano: ciò che conta è la capacità di saper rimediare all’errore e di saper gestire la pressione. E le responsabilità, naturalmente, saranno mie».
Davide Nicola, mister 110 e lode, non ha certo l’aria timida del debuttante. Snocciola concetti, spazia fra calcio e psicologia, ha l’umiltà e la determinazione di chi è salito su un treno che dopo il biennio al Lumezzane potrebbe portarlo lontano. «Questo gruppo - dice - ci ha messo subito a nostro agio, abbiamo trovato una cultura del lavoro radicata, e come inizio è già positivo. Il modulo che prediligo? Dire che mi piace il 4-3-3 è limitante, il modulo dà una foto statica della situazione. Nel calcio moderno sono fondamentali compattezza e ordine tattico, non sopporto vedere squadre lunghe, larghe o sfilacciate. In fase di possesso palla è fondamentale capire quando accelerare e quando invece è meglio diminuire i giri del motore per recuperare energie. Le palle inattive? Negli ultimi dieci anni incidono meno, sul 33-37% dei risultati, piuttosto rivedendo i filmati dell’anno scorso ho notato che in fase difensiva ci sono stati diversi problemi sui calci d’angolo, e qui dovremo lavorare per alzare la soglia di attenzione generale. Secondo me invece sono determinanti le transizioni negative e le coperture difensive, il nostro grande lavoro sarà quello di allenare i principi».
Scendiamo in concreto. La spina dorsale del gruppo è rimasta invariata, ma ci sono alcune situazioni evidenti: Lambrughi, ad esempio, è un centrale difensivo adattato... «In ritiro - risponde Nicola - ci concentriamo solo sugli aspetti positivi di ognuno, al ritorno da Castel di Sangro si farà una valutazione insieme alla società e ci diremo se manca qualcosa. A centrocampo stesso discorso, anche se un play che agisce davanti alla difesa in fase di protezione e di rilancio dell’azione dobbiamo trovarlo. L’attacco invece è assortito nel modo giusto: i sei che sono qui in ritiro più un esterno come Bigazzi a me stanno bene. Se il mercato dovesse cambiare qualcosa ne riparleremo. Una cosa è certa: il lavoro di un allenatore è quello di amplificare i lati positivi dei propri giocatori, non andargli contro ingabbiandoli in un modello di calcio prestabilito. È un lavoro difficile, ma anche il più bello. Io la penso così».(r.m.)
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