Gioco
Da Gerusalemme a Londra sul tatami
Abu Rmeileh sarà il primo palestinese a competere per merito alle Olimpiadi
LONDRA. A vederlo mercanteggiare con i turisti, nel suo negozietto di sciarpe nel cuore della città vecchia di Gerusalemme, non si direbbe che quel ragazzo dal largo sorriso e con un principio di calvizia possa essere il primo palestinese della storia a competere per merito (e non dietro invito) alle Olimpiadi.
Si chiama Maher Abu Rmeileh, ha 28 anni, è un judoka e tra meno di due settimane rappresenterà i Territori Palestinesi ai Giochi di Londra.
«Quando il mio allenatore – racconta Rmeileh – mi disse che voleva parlarmi urgentemente e di portare con me della kenafeh, il tipico dolce palestinese, non sapevo proprio cosa aspettarmi».
Hani Halabi, l’allenatore, lo attendeva per fare festa e dirgli che, grazie ai risultati ottenuti ai mondiali di Tokyo e alla vittoria a Hong Kong sul campione cinese Wu Ching Hang, si era qualificato di diritto per le Olimpiadi nella categoria dei 73 chilogrammi.
Non è la prima volta che un palestinese partecipa ai Giochi. Già ad Atlanta (1996) il Cio aveva aperto le porte a un atleta dei Territori grazie al sistema delle “wild cards”, cioè a un invito a partecipare anche senza aver superato le eliminatorie. Poi il numero è cresciuto. E quest’anno a Londra sarà raggiunto il record, con cinque rappresentanti dello stato che non c’e: quattro ancora su invito (i nuotatori Ahmad Jibril e Sabine Hazboun, e due mezzofondisti, Bahha Farra e Worood Sawalha), e appunto Rmeileh che si è qualificato.
Il presidente del comitato olimpico Palestinese, Jibril Rajoub, un ex fedelissimo di Yasser Arafat, sottolinea l’importanza politica dell’evento: «La nostra partecipazione alle Olimpiadi di Londra è un chiaro riconoscimento da parte della comunità internazionale del fatto che esistiamo».
Ma è Abu Rmeileh la star del momento. Nel percorso dalla città vecchia - dove continua a lavorare nella bottega paterna, visto che la famiglia non è ricca e lui deve mantenere moglie e due figli piccoli - al centro sportivo al-Quds (Gerusalemme in arabo), il judoka palestinese dispensa sorrisi e saluti in risposta agli auguri rivoltigli da molte persone. Nella palestra, i ragazzini fanno ressa per vedere i suoi allenamenti, lo osservano in silenzio sognando di poter vestire anche loro, un giorno, i colori palestinesi.
Rmeileh evita ogni commento sul conflitto, lasciando alla Federazione sportiva palestinese eventuali dichiarazioni politiche. Se gli si chiede una risposta su un improbabile, ma possibile, incontro con un atleta israeliano (tre delle sette medaglie conquistate nella storia dei giochi da Israele provengono proprio dal judo), Rmeileh sfugge alla polemica e si limita a spiegare: «Non mi importa chi sarà il mio avversario, quel che so è che su quel tatami, a Londra, non sarò solo: tutto il mio popolo sarà li a fare il tifo per me».
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