Il Tirreno

Livorno

Amaranto ad alto rischio indifferenza

di Fabrizio Pucci
Amaranto ad alto rischio indifferenza

Il mercato del Livorno stagna e i tifosi contestano Spinelli: se si continua così è garantito l’aumento degli addii allo stadio

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LIVORNO. Il mercato langue: L'elevato numero di voci è inversamente proporzionale ai movimenti in entrata che sono, praticamente pari a zero. Tutto fermo, o quasi, anche altrove per la verità. Ma qui, almeno nel calcio, non c'è la possibilità di trascorrere neanche un minuto nell'ozio. No. A Livorno, quando l'argomento è terribilmente 'serio', come lo è la maglia amaranto c'è ben poco da scherzare. Così da una parte i tifosi più intransigenti, quelli della curva sono arrabbiati neri con il presidente, mentre gli altri, quelli con i capelli grigi e che rappresentano i club, provano a riunirsi dopo due anni e mezzo di incomprensioni e musi lunghi. Insomma: c'è chi scava un solco nei confronti della società. E chi compie il percorso inverso alla ricerca di una 'reunion' che possa riportare un pizzico di senso di appartenenza se non addirittura d'entusiasmo. In mezzo a questo caos c'è la squadra che martedì si raduna per iniziare la preparazione in vista della nuova stagione.

Lo scenario. Spinelli o non Spinelli. Quest'estate sta riproponendo in modo acuto il dilemma che durante l'anno, almeno fino alla terribile tragedia di Morosini (che aveva ricompattato tutte le componenti) ha tormentato la piazza amaranto. In curva adesso la parola d'ordine è contestazione. Per gli ultras il ciclo è finito e bisogna cambiare, anche a rischio di andare incontro a un futuro di lacrime e sangue. Tra i club qualcuno è più 'conservatore' e sostiene Spinelli, altri sono più vicini alle posizioni della curva. Poi ci sono tutti gli altri. Quelli che stanno dalla parte del presidente a prescindere. E infine quelli che hanno meno voce in capitolo perché da tempo esprimono un dissenso silenzioso nella maniera oggettivamente più civile: non vanno più allo stadio. Ecco. Questi (e non sono pochi) costituiscono la parte di zoccolo duro che negli ultimi anni è stato pericolosamente eroso e che va assolutamente recuperato. Altrimenti il futuro, che sia davvero targato Spinelli o no, diventa un'ipotesi.

Il caso Firenze. Venerdì in Toscana si è verificato un fatto quasi epocale. Al raduno della Fiorentina non c'era nessun tifoso. Eppure anche lì, dovrebbero stendere tappeti rossi alla famiglia Della Valle che ha tolto i viola dalla C2 e li ha portati fino ai quarti di finale di Champions League. E invece, l'altro giorno è andato in scena il peggiore dei non sentimenti: l'indifferenza. Ecco. Quando una piazza focosa come Firenze percorre la strada del distacco assoluto dalla squadra, inevitabilmente devono essere fatte alcune riflessioni e che riportiamo nel nostro contesto.

Motivi del disamore. Anche qui c'è un presidente che ci ha tolto dai pasticci. Eppure la passione è evaporata. Purtroppo nell'ultimo periodo non è stata cavalcata l'onda di risultati positivi come la promozione di tre anni fa. La notte magica di Livorno-Brescia porta la data del 20 giugno 2009. E non del 2009 avanti Cristo. Eppure da quel fantastico 3-0 pare trascorsa un'eternità. Spinelli ha il merito (storico) di mantenere i bilanci in ordine, ma quanto a proselitismo, non è il top. Eppure basterebbe poco. Un segnale distensivo, la volontà di alzare gli occhi verso il cielo. E non di tenerli costantemente fissati sui libri contabili. Quelli sono (orgogliosamente) a posto, grazie al presidente venuto da Genova. Il bene comune è il Livorno. Il broncio non serve a nessuno. Ecco il cartello da affiggere in sede e in curva. Altrimenti si rischia di annegare, come a Firenze, nell'indifferenza.

L'esempio. Eppure Spinelli saprebbe come riunire tutte le componenti. E lo sta dimostrando. Basta andare a leggere l'organigramma del settore giovanile. Lì, tra allenatori e dirigenti, c'è il passato più nobile del Livorno. Ci sono Massimo Spigoni, David Balleri e Alessandro Doga. Gente che trasmetterà quotidianamente ai ragazzini quel famoso senso di appartenenza che in tutti i luoghi del mondo, tranne Livorno, è un concetto vuoto. Ecco. Si potrebbe ripartire da un pizzico di livornesità anche in prima squadra. I tifosi apprezzerebbero e il muro contro muro si trasformerebbe in porte aperte.

Mercato. Il nodo da sciogliere è quello di Perticone. Sul difensore di Melzo ci sono il Novara e il Cesena: se il ragazzo va in Piemonte, in cambio arriverà Gemiti, altrimenti i bianconeri invieranno Lauro. Infine il rinnovo del contratto del medico sociale, dottor Porcellini.

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