Il Tirreno

Livorno

Delusione ultras: Spinelli, il ciclo è finito

di Fabrizio Pucci
Delusione ultras: Spinelli, il ciclo è finito

Muro contro muro nell’incontro fra i capi della curva nord e il numero uno amaranto. «Ha ucciso la passione di una città»

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LIVORNO. Prima settimana di luglio: i giocatori sono ancora in vacanza. I dirigenti stanno lavorando alla costruzione della squadra che verrà. Clima sereno e animi distesi, ma purtroppo è solo apparenza perché a Livorno ormai il feeling tra una parte della tifoseria e la società è ormai consunto, se non proprio finito.

I fatti. Una riunione 'carbonara', alla chetichella, opportunamente poco pubblicizzata, se non a cose fatte. Si è tenuta in sede, nei locali di via dell'Indipendenza. Da una parte il presidente Spinelli arrivato appositamente da Genova, dall'altra una delegazione composta da sei-sette ragazzi della curva che già l'anno scorso aveva espresso un chiaro dissenso nei confronti della società con cori frequenti e striscioni esposti ad ogni partita casalinga e a fine gennaio con una manifestazione sotto le finestre della stessa sede.

Le rimostranze. Gli ultrà sono andati subito al sodo. Hanno chiesto a Spinelli di farsi da parte, di chiudere qui la sua avventura colorata d'amaranto. Una presa di posizione che argomentano così: «Il ciclo è finito - dicono in coro - per cui è inutile insistere. Il presidente ha ucciso la passione dei livornesi per il calcio. Ci sono altre cause che hanno contribuito a svuotare lo stadio: le televisioni, le leggi che fanno passare la voglia di vedere le partite dal vivo. Ma a Livorno la responsabilità dello scollamento tra tifosi e squadra è in gran parte proprio di Spinelli».

Gli errori. Il 'j'accuse' è circostanziato: «Diamo atto al presidente di essere imbattibile sul piano della gestione della società - dice uno dei più rappresentativi - perché i bilanci sono in ordine. Sono perfetti. Dipendenti e tesserati non avanzano un euro, ma nel calcio non si vive di soli numeri. Le ambizioni dove le mettiamo? Spinelli è un ottimo fiscalista. Il numero uno dei commercialisti, ma sta mortificando da anni la fantasia dei tifosi. E questo è lo sbaglio più grave che potesse commettere». Un altro errore che i tifosi considerano da matita blu risale all'estate del 2009: «Ricordate? Eravamo appena tornati in serie A. Erano stati sottoscritti tanti abbonamenti, ma dopo la prima giornata fu ceduto Diamanti al West Ham. Non fu un bel messaggio mandato ai livornesi».

Riunione flop. C'è una questione che sta a cuore dei tifosi. E' quella che definiscono delle 'promesse non mantenute'. Un concetto che i tifosi della nord chiariscono subito: «Ricordate il piano triennale? Doveva essere questo: dopo la retrocessione dovevamo fare due anni di serie B per costruire la squadra in grado di tentare il salto in A nella terza stagione. Durante la riunione il presidente ci ha detto che quel programma non esiste più. Non che questa sua affermazione ci abbia meravigliato, ma ci sentiamo ugualmente presi in giro. E poi ci è stato risposto che se non ci piace questo spettacolo, possiamo andare al cinema. A quel punto abbiamo abbandonato la riunione».

Livornesità. Si chiama senso di appartenenza. E' quello che è stato costruito con sudore e fatica con Spinelli presidente, Tancredi direttore sportivo, Protti capitano e Jaconi allenatore. In curva c'è chi rimpiange quel comune sentire: «Certo - dice uno dei più carismatici - perché noi abbiamo bisogno di identificarci nei giocatori che scendono in campo. Noi vogliamo gente che lotta per la maglia. Poi i risultati possono anche non arrivare, ma serve gente che sposa la causa. Qui, invece, adesso andiamo avanti con la politica dei giovani. Un basso profilo che, ancora una volta di mortifica. Qui avevamo dirigenti e giocatori che amavano la maglia e che sono stati sistematicamente allontanati. Vi ricordate Alessandro Lucarelli? Fu cacciato per questioni scaramantiche. E dire che gioca in serie A da anni e a Parma è stimatissimo».

Il futuro. D'ora in poi l'atteggiamento della curva potrà essere riassunto con una sola parola: «Contestazione. Perché non ce ne facciamo di nulla di un presidente senza ambizioni e legato solo all'aspetto economico. Ricordate? Se fosse stato per lui saremmo usciti subito dalla Coppa Uefa. Noi siamo una città focosa, emotiva. Abbiamo bisogno di sentimenti. Piermario Morosini (a proposito, ieri sarebbe stato il suo 26° compleanno) ci aveva lasciato in eredità il ritorno della passione collettiva. Ci ha pensato Spinelli a spegnerla subito. Per questo è giusto cambiare. Anche se il dopo-Spinelli rischia di essere nebuloso». Il rapporto tra società e ultrà è teso. Urge trovare un punto d'incontro. Altrimenti andiamo incontro a una stagione avvelenata.

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