Spinelli, non si vive soltanto di risparmi
Rinunciare al dg Gardini può starci ma ora basta con l’immobilismo: il presidente deve far capire ai tifosi le sue intenzioni
LIVORNO. Canicola opprimente. Aria ferma. Giugno ci ha salutato a modo suo. Da giorni non c'è un refolo di vento e non si muove foglia. Esattamente come accade da qualche settimana al Livorno sul fronte del mercato. Non è una novità e comunque si tratta di un male comune a tante squadre di serie B. Fa eccezione lo Spezia: attenzione, i liguri vogliono primeggiare.. Stanno provando ad attrezzarsi anche Padova e Verona.
La partenza del dg. Per la verità la scorsa settimana in casa amaranto qualcosa è accaduto. La volontà di stringere al massimo i cordoni della borsa ha fatto cadere la prima testa: quella di Giovanni Gardini. Quando va via un dirigente, specie se si tratta di una persona preparata e competente come l'ex dg non c'è mai da rallegrarsi. Significa che qualche collegamento è andato in corto circuito. Quale che sia la matrice della separazione, legata a divergenze sui programmi, o (come sembra) economica, le sensazioni non sono piacevoli. Ovviamente com'è giusto che sia, il progetto di Spinelli va comunque avanti. L'importante (specie per i tifosi che per ora stanno alla finestra in attesa degli eventi) è che non sia da “minimo sindacale”.
Segnali. Dalla proprietà arrivano costantemente input mirati al contenimento dei costi. Giusto (specie in tempo di crisi) ma a patto che la politica risparmiosa non mortifichi le ambizioni e la passione della tifoseria. Serve una sintesi tra bilancio che deve restare in ordine e voglia di costruire una squadra interessante. Sì, perché gli ultimi due mesi hanno ampiamente dimostrato che sotto la cenere cova ancora il sacro fuoco dell'amore per la maglia amaranto. E disperdere anche il patrimonio dello zoccolo duro sarebbe come tagliare il ramo sul quale si è seduti. Il profilo delle recenti esternazioni è basso. Già perché l'idea di puntare sui giovani è apprezzabile, ma non deve essere la regola marchiata a fuoco sulla pelle amaranto. La considerazione che il mercato si farà solo nell'ultima settimana d'agosto è assolutamente reale, tanto quanto la difficoltà di trovare giocatori di livello a disposizione a poche ore dalla chiusura delle trattative. E' pure chiaro e comprensibile che la rosa deve essere sfoltita, ma purtroppo è complicato trovare una sistemazione a tutti i giocatori in esubero. Per questo è opportuno uscire dall'immobilismo senza attendere cessioni che al momento (e chissà per quanto tempo) sono soltanto eventuali. Insomma. Servono segnali importanti e non lontani nel tempo. Si può risparmiare lo stipendio di un dg, sulla costruzione della squadra, invece, il margine di rischio deve essere vicino allo zero.
Lungo standby. I fatti adesso dicono che il mercato del Livorno si è inceppato. L'avvio era stato promettente. Già perché il tempestivo arrivo del nuovo allenatore, la cessione di Bardi all'Inter per la seconda metà di Dell'Agnello e Siligardi più 2,5 milioni di euro, il ritorno di Piccolo e Bernardini rispettivamente da Piacenza e Varese sono state operazioni apprezzabili sul piano tecnico e squisitamente economico. Tra l'altro era stata pure effettuato un generoso e opportuno tentativo di rinnovo del contratto con Knezevic che però ha preferito tornare a casa. Ora però è impossibile non certificare un immobilismo che rischia insinuare qualche crepa nel blocco granitico squadra-tifosi-società che si era creato all'indomani del dramma Morosini e nel finale di stagione quando c'era da salvare la categoria.
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