Il Tirreno

Livorno

Bernardini, una felicità amaranto

di Fabrizio Pucci
Bernardini, una felicità amaranto

«In difesa sono il più vecchio, avrò maggiori responsabilità. La mia ricetta? Giocare come nell’ultimo mese e mezzo»

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LIVORNO. Preparatevi ad aggiornare il contatore delle presenze in amaranto di Alessandro Bernardini. Al momento sono 56, ma nei prossimi mesi si avvicineranno sensibilmente a quota cento. Già. Perché il Livorno ce l'ha fatta: ha rinnovato la comproprietà del cartellino del difensore con il Varese e nella stagione 2012/13 lo vedremo al centro della nostra difesa. Lui, ragazzo semplice e squisito così lontano dallo stereotipo del calciatore di oggi con la testa rivolta solo all'aspetto economico, dalla sua Domodossola, dove sta trascorrendo un breve periodo di vacanza, esprime tutta la sua soddisfazione per il felice esito della trattativa.

Alessandro, bentornato…

«Sì. Sapevo che il Livorno mi voleva confermare. Ma ero pure a conoscenza dell'interesse del Varese di riportarmi in biancorosso. Loro in difesa sono un po' sguarniti perché Terlizzi e Troest sono sul piede di partenza. In questi casi il giocatore non ha voce in capitolo. Contano le due società. Sono loro che devono trovare l'accordo. Giovedì sono andato a Milano per seguire personalmente la situazione. Sono molto felice di essere rimasto».

Il Livorno punta molto su di te, specie dopo la partenza di Knezevic...

«Sì, ho capito che i dirigenti amaranto volevano trattenermi. E ti assicuro che sentire la fiducia del Livorno è stato determinante. Sono felice di essere rimasto in una piazza dove mi sono trovato bene e dove sono stato trattato alla grande da tifosi e società. La partenza di Dario? Significa che adesso là dietro sono il più vecchio e questo mi fa un certo effetto, oltre che responsabilizzarmi».

A inizio settimana il dt Perotti si era dichiarato ottimista circa il tuo ritorno, ma era consapevole che ci sarebbe stato da lavorare per riportarti 'a casa'. Significa che il tuo buon campionato non è passato inosservato.

«E' vero. Credo che specie nella parte finale della stagione siamo andati bene. Abbiamo vissuto una stagione complicatissima nella quale ci sono stati molti alti e bassi. In alcuni casi avevamo disputato una buona partita in fase difensiva. Poi però il risultato non era arrivato e allora anche la buona prestazione era passata sottotraccia. In altre circostanze magari dietro non eravamo stati impeccabili, ma avevamo vinto e il giudizio era stato fin troppo positivo. Ma così va il calcio. Detto questo è innegabile che là dietro c'è stata una crescita collettiva importante».

Il prossimo anno non ci saranno big ai nastri di partenza della serie B. Che campionato può fare il Livorno?

«Adesso è presto per dirlo. Tuttavia credo che sia importante mantenere l'intelaiatura della squadra della scorsa stagione. Le peripezie che abbiamo superato ci hanno rafforzato. Essere riusciti a centrare la salvezza dopo tutto quello che è successo costituisce un carico di esperienza e di autostima che metteremo a frutto nel prossimo campionato».

Allo stadio è stato celebrato il primo Memorial Morosini. Quando di parla di Piermario il cuore sanguina ancora...

«Per forza. Come è possibile dimenticare quel maledetto pomeriggio del 14 aprile? Eppure quella disgrazia che ci ha toccato così nel profondo, ha lasciato un'eredità importante. Ricordate l'ultimo mese e mezzo di campionato? A ripensarci mi vengono i brividi. Eravamo un tutt'uno: tifosi, squadra, stampa, dirigenti. Ecco: sono dell'idea che ripartiremo da quel blocco granitico. Sarà quello il miglior modo per perpeturare il ricordo di Piermario. Ecco, è questo il Livorno che voglio. Tutti insieme. A muso duro. Per la maglia. E per il Moro».

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