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Livorno

Pisa, gol senza frontiere in nome dell’integrazione

di Fabrizio Del Pivo
Pisa, gol senza frontiere in nome dell’integrazione

Ventiquattro squadre di ogni etnia e nazione in campo nei Mondiali Rebeldia: parola d’ordine «no al razzismo»

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PISA. Romania, Cervinistan, Amici di Bellakho, Milosao Albania Junior, Marocco, Asi es Mi Futbol, Scienze per la Pace, Fcircolo Pisanello, Senegal, Macedonia, Scuola Mondoi, Rifondazione, Albania, Arciragazzi, Africa Insieme, Migranti Uniti, Tazza d'Oro, Brasile, Pappagalli Verdi, Kurdistan, canapisa, Chicco di Senape, Casa del Vento e Cinemaltrove: queste le ventiquattro squadre che dall'8 giugno al 1° luglio si affrontano sul campo del circolo Arci di Pisanello, periferia est di Pisa, nella settima edizione dei Mondiali Rebeldia. La parola d'ordine è tassativa: "no al razzismo" e questo motto viene messo davanti anche al risultato sportivo. Vedere per credere. In una calda serata d'estate, durante i campionati d'Europa di calcio dei giocatori veri, quelli che guadagnano cifre da sei zero in su, tanti giovani si sfidano su un unico campo di calcetto: tre partite ogni sera per stabilire chi il 1° luglio alzerà il trofeo che sarà consegnato dall'ex allenatore del Pisa, Dino Pagliari.

È molto bello e interessante vedere persone di ogni etnia che si sfidano rispettandosi e rispettando le regole, magari applaudendo a una bella giocata di un avversario. E così scopri storie incredibili ed umanamente belle. Come quella di Khadim, ventenne senegalese da due in Italia, che alterna lo sforzo fisico allo studio visto che sta dando l'esame di terza media e candidamente dichiara: «Sono felice di giocare questo torneo. Mi sto trovando benissimo, mi sono integrato e riesco anche a trovare il tempo di distrarmi visto che ho molto da studiare». A Khadim fa eco Artan, trentunenne muratore albanese in Italia dal 1996: «Disputiamo questo torneo dalla prima edizione. Due volte siamo arrivati secondi, una terzi ed una quarti. Non abbiamo mai vinto. Speriamo che questo sia l'anno buono. Comunque, ci saremo anche l'anno prossimo perchè la cosa principale è combattere il razzismo». Ramadan, macedone di diciannove anni da dieci nel nostro Paese aggiunge: «Sono disoccupato. Mi piace giocare a calcio e questo è il posto migliore per farlo. Non esiste la pressione della vittoria in assoluto».

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