Il Tirreno

Livorno

La fiducia di Mazzoni «A questo Livorno bastano pochi innesti»

di Renzo Marmugi
La fiducia di Mazzoni «A questo Livorno bastano pochi innesti»

«Qui i giocatori vengono volentieri, si tratterà di scegliere elementi di categoria e adatti alla piazza. Ma il gruppo c’è già»

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LIVORNO. Una chance da titolare, finalmente. E questa sembra la volta buona. Con Bardi riscattato dall’Inter la porta amaranto rimane sguarnita, ma il direttore tecnico Attilio Perotti ha subito sponsorizzato l’investitura di Luca Mazzoni. Lui, livornese purosangue, a 28 anni potrà avere la gioia e l’orgoglio di difendere la porta della sua città a tempo pieno. Dopo aver sempre risposto presente nelle occasioni in cui era stato chiamato e dopo stagioni intere da titolare in LegaPro (Lecco, Arezzo). Intanto, nell’attesa di rimettersi i guantoni, ha aperto da poco un ristorante in Borgo Cappuccini insieme a capitan Andrea Luci. “La vecchia ciurma” per ora è un hobby, in futuro chissà. Per qualche anno ancora più che ai fornelli vuole pensare al calcio.

Orgoglio e speranza. «Certo, sono orgoglioso – dice l’interessato – se poi la promessa si trasformerà in realtà. Non è la prima volta che mi viene fatto un discorso del genere, ora spero che questo accada veramente. Dare fiducia a un portiere significa concedergli l’opportunità di giocare un campionato intero. Il peso della responsabilità? Se uno non è in grado di reggerlo meglio che vada a fare un altro lavoro...».

La squadra e la “B”. «La salvezza conquistata sul campo – dice “pinna bianca”, per il colore delle scarpette da gioco che calza sempre e per la sua abilità nel parare con i piedi – ha dato alla società una base da cui ripartire. Non è una serie B di altissimo livello, con qualche innesto giusto io penso che il Livorno nella prossima stagione sia in grado di ben figurare. Naturalmente non si può prescindere dal ripartire da quei ragazzi che sono delle certezze, conservando il gruppo e lo zoccolo duro della squadra. E con l’aggiunta di un po’ di qualità e di esperienza non potremo non far bene. Già quest’anno in serie B non c’erano squadre imbattibili, la differenza l’hanno fatta le piazze più del valore tecnico, vedi il caso-Sampdoria. Promossa ai playoff nonostante il sesto posto in classifica. Almeno in partenza mi sembra un campionato molto livellato, basterà attrezzarsi nel modo giusto. Livorno è una piazza in cui i giocatori vengono volentieri, non credo che per prendere dei pezzi buoni si debbano per forza cercare elementi da 400mila euro di contratto. Il presidente non ha mai amato le spese folli, ma con un po’ di occhio sul mercato arrivare a dei giocatori di categoria adatti alla piazza mi sembra un obiettivo possibile. Vi faccio un esempio: nell’ultima stagione il Sassuolo ha dato spettacolo con elementi pescati anche da squadre retrocesse, vedi Sansone. Nel calcio basta solo saper scegliere le pedine adatte alla città. E la gente di Livorno vuole grinta, carattere, corsa: io parlo da giocatore, ovvio, ma penso che il nostro direttore tecnico abbia tutte le capacità per arrivare allo scopo».

I nomi. Luca Mazzoni, da capo storico dello spogliatoio e soprattutto da livornese doc, fuori i nomi dei giocatori dai quali ricominciare. «Innanzitutto – puntualizza – la partenza di Dario Knezevic ci ha tolto un uomo importante, al centro della difesa abbiamo perso qualità e là servirà un intervento. Poi ritengo che Luci, Dionisi e anche Belingheri (fondamentale nell’ultima stagione) siano certezze all’interno del nostro gruppo. Poi Salviato è un ragazzo in crescita, e Lambrughi e Bernardini due elementi in grado di dare un rendimento costante: cominciano a conoscere la città, sanno cosa vogliono i tifosi del Livorno. Lo zoccolo duro ormai da due-tre anni è sempre quello...».

Paulinho. Mazzoni non ha pronunciato il nome di Paulinho. Un lapsus? «No – risponde – anch’io leggo i giornali e cosa ha detto il suo procuratore. La mia sensazione è che uno fra lui e Dionisi possa essere ceduto, anche se io sarei felicissimo che rimanessero entrambi. Ci sono già stati i riscatti di Siligardi e Dell’Agnello, e fa piacere. Un ragazzo interessante più un giovane sul quale poter lavorare. Ma lo ripeto: secondo me in questo gruppo del Livorno c’è poco da cambiare, bastano solo dei giocatori di categoria adatti alla piazza».

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