Gioco
Siena, dopo la storia arriva la leggenda
Sei scudetti consecutivi, in Italia non era mai successo. Milano nel finale risale da -22 a -6 poi si arrende al Montepaschi
SIENA. Dopo la storia il basket senese scrive la leggenda. Sei scudetti consecutivi, battuto il record del Borletti Milano, campione d’Italia senza interruzione dal 1950 al 1954. Il settimo titolo del Montepaschi (uno vinto da Charlie Recalcati, gli altri da Simone Pianigiani) arriva in una gara-5 da spezzare il cuore, una girandola incredibile di emozioni. Milano spavalda all’inizio, con Siena costretta a rincorrere per tutto il primo quarto, poi la supremazia di McCalebb e compagni diventa strapotere fino al massimo vantaggio di +22, ma l’Emporio Armani non accetta né la sconfitta e tantomeno l’umiliazione. All’improvviso Hairston (un ex), Gentile e compagni hanno un sussulto di orgoglio, Scariolo ordina di alzare il ritmo e di affrettare i tiri e così l’ultimo quarto, iniziato sul 63-44 per il Montepaschi, diventa la parte più bella di questa gara-5. In sei minuti gli eredi delle scarpette rosse piazzano un break di 20-9 che sgretola il muro delle certezze dei biancoverdi di casa, mentre il PalaEstra comincia a conoscere il significato della parola paura.
Siena traballa, accusa il colpo, anche se la statistica dice che non ha mai perso una partita in casa quando è arrivata in finale per lo scudetto. Al 36’ il tabellone scrive 72-64: Pianigiani chiama il time-out, disegna lo schema sulla lavagnetta e i suoi soldati eseguono alla perfezione. Tripla di Zisis per il 75-64, si può respirare. Ma l’Emporio Armani è in piena trance agonistica: Alessandro Gentile, il figlio d’arte, risponde subito con una bomba, ancora Zisis piazza due tiri liberi (77-67, 37’), ma un missile dell’ex Hairston dalla campana dei m. 6.75 sembra poter rimettere tutto in discussione e rinviare la festa già pronta per il sesto scudetto consecutivo (77-71).
Le certezze del Montepaschi però non si sgretolano, e qui salgono in cattedra gli uomini con più carisma. Shaun Stonerook, il capitano stanco, si prende la responsabilità di tirare da tre punti e non sbaglia (80-71). Sull’azione successiva la difesa di Siena è una mano che stritola Cook, costringendolo a perdere palla nel raddoppio fra McCalebb e Lavrinovic. Il piccolo grande uomo di Siena ruba palla, il compagno vola in contropiede per la più comoda delle schiacciate: 82-71 a -1’50” dalla sirena. Ormai è fatta, se ne accorge anche Sergio Scariolo, il coach preso da Milano per riportarla ai fasti di un tempo. Forse l’anno prossimo, non nel 2012. Siena è alla fine di un ciclo, però ha ancora forza, temperamento, motivazioni e fame per respingere anche questo assalto a quel triangolino che da cinque anni consecutivi porta sulla canottiera. La finale finisce 4-1, Giorgio Armani e il suo staff devono rinviare l’appuntamento col ritorno in cima alla hit parade.
Sarà forse per il 2013, quando il Montepaschi perderà alcuni dei protagonisti di questi anni formidabili. Simone Pianigiani, il coach fatto in casa e cresciuto a una dimensione internazionale, ha tante sirene pronte a tentarlo: lo vuole il Panathinaikos Atene, lo vogliono soprattutto a Istanbul, dove il Fenerbahce sogna l’accoppiata con Bo McCalebb, il folletto di passaporto macedone che ha sparigliato la serie finale dello scudetto con una serie di prestazioni da urlo. Milano prende atto della bella partenza di Mancinelli (suoi i primi 8 punti di gara-5), della crescita di Alessandro Gentile e di Melli, ma i greci Borousis e Fotsis non sono stati decisivi come si sperava, e anche il pacchetto degli americani ha perso il confronto. Il fattore Siena, un meccanismo perfetto nel quale anche Lavrinovic e Zisis hanno recitato da califfi, almeno in Italia non si può ancora battere. Il gruppo di lavoro costruito dal presidente Minucci resta il modello da seguire.
Sei scudetti consecutivi non si vincono soltanto con la forza del budget: capito Milano?
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