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Livorno

La A2 non c’è più caro Spinelli basterebbe poco

di Fabrizio Pucci
La A2 non c’è più caro Spinelli basterebbe poco

La promozione di Torino e Samp, le penalizzazioni in arrivo Il Livorno punta alla salvezza, ma perché non alza la testa?

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LIVORNO. La serie A2 non c'è più. I playoff hanno emesso il loro verdetto e probabilmente chiuso un'epoca del torneo cadetto. Dopo il Torino anche l'altra big, la Sampdoria, è tornata nella massima serie così dalla prossima stagione non ci saranno più i casi anomali di squadre che per blasone e bacino d'utenza con la seconda divisione nazionale c'entrano poco o nulla. Sono lontani i tempi in cui a queste latitudini navigavano (contemporaneamente) Juventus, Napoli e Genoa. La serie B 2012/13 sarà 'a misura d'uomo'. Sicuramente complicata e massacrante come ogni anno, ma non impossibile.

Le avversarie. Le società rimaste scornate ai playoff sono in difficoltà, come accade sempre in questi casi. Varese e Sassuolo devono metabolizzare la delusione e per loro l'estate si annuncia faticosa. Tra l'altro entrambe hanno già salutato i rispettivi allenatori: Maran ha firmato per il Catania e Pea si è accasato al Padova. Ecco. Proprio i biancoscudati con l'ingaggio dell'ex tecnico nero verde hanno mandato un sms a tutte le pretendenti alla serie A: il progetto è ancora in piedi. Da tenere d'occhio anche il Verona. Tuttavia resta viva sensazione di un livellamento verso il basso per cui può e deve esserci spazio anche per gli amaranto. Dalla LegaPro sono salite lo Spezia (attenzione: la società è forte a guarda in alto), la Ternana, il debuttante Lanciano e la gloriosa Pro Vercelli. Tra queste, come sempre ci sarà la sorpresa. Ma sulla carta, a oggi, non ci sono superpotenze economiche in grado di sbaragliare la concorrenza. E, come se non bastasse, anche l'anno prossimo ci saranno alcune squadre costrette a partire con molti punti di penalizzazione perché coinvolte nel calcio scommesse.

L'analisi. La società amaranto ha già stabilito l'obiettivo: la salvezza da conquistare con largo anticipo rispetto alla passata stagione. Perfetto. Nessuna obiezione. Dopo lo spavento di questa primavera, tutti sono convinti che il bene primario è la salvaguardia della categoria. Detto questo, però, vista l'assenza di una o più big, è possibile alzare l'asticella degli obiettivi stagionali. Magari senza sparare proclami ai quattro venti. Magari lavorando a fari spenti, ma perché non provarci? La società ha annunciato di aver accantonato il progetto triennale, quello che avrebbe previsto il tentativo di dare la scalata alla serie A proprio nel 2012/13. Nessuno qui chiede la luna. C'è solo la voglia di non accontentarsi. L'aspetto economico è fondamentale. I conti del Livorno sono specchiati. E di questo va dato atto al presidente Spinelli che in questi tredici anni ha lavorato in modo irreprensibile. I bilanci non devono essere immolati sull'altare delle ambizioni (abbiamo decine di esempi di società che sono defunte dopo aver fatto il passo più lungo della gamba), ma non deve neanche accadere il contrario. Una stagione esclusivamente conservativa non accende la fantasia. Sta proprio a Spinelli trovare giusta sintesi. Se riesce in questa impresa, può ritrovare anche il feeling con i tifosi che lo osteggiano. Per dirla con Vasco Rossi 'basta poco a fare bella figura'.

La squadra. Il Livorno che ha sofferto tanto l'anno scorso non è tutto da buttare. Anzi. Gli amaranto sono reduci da un campionato che quanto a sfortuna è da Guinness dei primati. A memoria su 42 giornate ricordiamo solo un paio di situazioni positive: il pareggio di Cittadella e il successo di Gubbio arrivati in prossimità del 90'. Sono almeno quindici volte tanto, invece (e la valutazione è effettuata per difetto) quelle negative. In chiusura di stagione, se non ci fosse stata la tragedia del 'Moro' la truppa si sarebbe salvata a mani basse. E poi tutte queste peripezie hanno consolidato l'autostima dei singoli giocatori e rafforzato il gruppo che andrà incontro al prossimo campionato senza paura. Con pochi innesti mirati, il mantenimento dei giocatori-base e magari l'acquisto di un vero leader, si possono ricalcare le orme della Lazio 2010/11 che in serie A conquistò il sesto posto più o meno con lo stesso organico che l'anno prima si era salvato alla penultima giornata vincendo all'Ardenza. Insomma. Forse è proprio vero: basta poco.

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