Gioco
Gli Scarronzoni, 8 miti del remo fecero la storia
Dal leggendario equipaggio livornese alla scuola pontederese abbonata al podio
di Giorgio Billeri
In principio furono gli Scarronzoni,' l'unico «otto» italiano (livornese, per la precisione) entrato nel mito del canottaggio olimpico. Un equipaggio più forte degli avversari e di una federazione, quella italiana, che non l’ha mai amato, forse perchè, in epoca fascista, tutto quello che veniva da Livorno veniva guardato con sospetto. L’unico equipaggio che in due edizioni consecutive dei Giochi è riuscito a catturare l’argento, perdendo di un soffio dai giganti statunitensi, a Los Angeles 1932 e Berlino 1936. Per tutti erano e saranno sempre gli Scarronzoni. Una derivazione del verbo tutto toscano «scarrocciare» (deviare lateralmente dalla rotta per azione del vento). L’epopea degli otto livornesi volanti ( Enrico Garzelli, Dino Barsotti, Guglielmo Del Bimbo, Mario Del Bimbo, Vittorio Cioni, , Renato Tognaccini, Enzo Favilla, Eugenio Nenci e il timoniere Mario Ghiozzi) iniziò con il successo nei campionati toscani sul lago di Massaciuccoli, nel giugno 1928. Privi di tecnica ma ricchi di una forza quasi brutale, brutti a vedersi e scomposti, vincono anche sul lago Maggiore il titolo juniores Brutti a vedersi s'impongono anche a Pallanza, sul lago Maggiore, ottenendo il titolo nazionale juniores. Molti arrivano dal palio livornese, come Eugenio Nenci e i fratelli Mario e Guglielmo Del Bimbo. In vent’anni, dal 1928 al 1948, gli Scarronzoni disputano 61 gare e ne vincono 42, dodici titoli italiani e tre europei. All’estero, dopo le due medaglia d’argento alle Olimpiadi, sono degli idoli. In Italia, come abbiamo visto, molto meno: sono personaggi dai modi bruschi, fanno lavori umili: operai, portuali, muratori. Gente sangiugna e poco portata alla mediazione.
Gli aneddoti. Due sono gli episodi principali che danno l'idea della forza d'animo - prima che fisica - degli Scarronzoni. Nel primo caso il protagonista è il timoniere Cesare Milani. Tecnico di voga all'Accademia Navale di Livorno, aveva un buon stipendio che tuttavia non riusciva a "gestire". Fu così che alla presentazione dei giovani rampolli dell'università di Cambridge, avversari degli Scarronzoni in una regata internazionale, Milani sentì che tutti i vogatori inglesi venivano definiti "pari d'Inghilterra", titolo nobiliare nel Regno Unito. Dopo aver sentito l'ennesimo "pari d'Inghilterra", Milani dal basso della sua statura gridò: "Beati voi che siete pari, a Livorno m'avanzan tutti". Ancora più tipicamente livornese è l'altro episodio curioso sugli Scarronzoni che mette in luce il grande orgoglio dell'equipaggio. L'otto labronico, a Pallanza, sul lago Maggiore, avrebbe dovuto completare un allenamento di "defaticamento", ma qualcuno della barca lanciò scherzosamente un livornesissimo "il budello di su'ma' chi molla", non proprio un complimento per una mamma. Per difendere l'onore delle madri, gli otto Scarronzoni partirono alle 16,30 e alle 21,30 un motoscafo fu costretto ad andar loro incontro. Si racconta che si scorgesse già la Svizzera...
Il coach Ghiozzi. Mario Ghiozzi. livornese doc, degli Scarronzoni è stato quello che oggi si definirebbe allenatore e soprattutto manager. Nel 1907, a tredici anni, esordì come timoniere per il "Remo" (che nel quinquennio 1895-99 aveva vinto ben quattro volte i campionati italiani di "quattro con"). Vinse poi una regata come timoniere del quattro jole a Nizza nel 1914. Fu il primo timoniere dell'Otto dell'Unione Canottieri Livornesi. Nel 1930 Ghiozzi divenne allenatore dello stesso equipaggio. A partire dal 1933 promosse con Razzauti (presidente) la "leva livornese del remo", attuata per la prima volta in Italia. Con questo evento abbiamo la spiegazione del suo "vero miracolo", che non fu tanto quello di creare un "otto fuoriclasse" dal nulla, quanto nell'essere riuscito, dopo, a farlo durare per 14 anni con immutate caratteristiche di omogeneità, d'efficienza e di forza.
Impose ed attuò per primo in Italia il metodo naturale "Fairbairn", seguendo il quale gli Scarronzoni, in contrasto con il loro nome di origine, divennero da allora in poi nominati come modello di compostezza e di stile.
Una carriera sfolgorante fu la sua come tenico, ricca di titoli conseguiti dai suoi atleti; era un livornese singolare, "che sta zitto", incaricando i fatti di parlare per lui. Nel 1936, a seguito dei successi conseguiti, Mario Ghiozzi venne eletto commissario unico del nuovo direttivo nazionale della Regia Federazione Italiana di Canottaggio, carica tramutata (nella dizione), dopo la guerra, in quella di commissario tecnico , e conservata fino a circa metà degli anni cinquanta.
Il buio e poi... Dal 1936 al 2000 il canottaggio toscano rimase lontano dal podio olimpico, nonostante la partecipazione di diversi ottimi canottieri. A interrompere il decennale digiuno due colossi di casa nostra: Lorenzo Carboncini, empolese classe 1976, ai Giochi di Sidney del 2000 vince l’argento nel quattro senza insieme a Mornati, Dei Rossi e Molea. Gli azzurri in finale vengono battuti per soli 32 centesimi dal mitico equipaggio britannico di Steve Redgrave. Nella stessa Olimpiade arriva anche la medaglia d’argento del pontederese Leonardo Pettinari, classe 1973, nel doppio pesi leggeri insieme ad Elia Luini, una coppia che farà la storia del canottaggio azzurro e non solo.
Quattro anni dopo, ad Atene, irrompono sulla scena a cinque cerchi altri due giganti toscani: si tratta del livornese Luca Agamennoni e del pontederese Lorenzo Bertini.
La vicenda agonistica di Agamennoni parte dal Gruppo Sportivo Vigili del Fuoco Tomei di Livorno sotto la guida di Massimo Marconcini, che come atleta aveva preso parte alle Olimpiadi di Barcellona 1992. Al suo esordio assoluto a un campionato del mondo conquista la medaglia di bronzo nella rassegna di Lucerna, nel 2001. Nel 2005 ha conquistato a Gifu, in Giappone, la medaglia di bronzo ai campionati del mondo, come membro del due senza azzurro, in coppia con Dario Lari, anche lui livornese. Portando così, dopo quasi settanta anni dagli Scarronzoni, un'imbarcazione composta interamente da livornesi alla conquista di una medaglia in un campionato internazionale.
Come componente dell'equipaggio del quattro senza italiano, ha vinto la medaglia di bronzo ad Atene insieme a Leonardo, Dentale e Porzio e poi quella di argento a Pechino 2008 sul quattro di coppia con Raineri, Galtarossa e Venier, secondo solo all'equipaggio polacco. E ora parte per la sua terza Olimpiade, quella di Londra.
Bertini, altro prodotto della prolificissima scuola pontederese, gareggiando nella categoria pesi leggeri ai Campionati del mondo ha vinto tre ori (l'ultimo dei quali nel 2009) e un bronzo nel quattro di coppia, un bronzo nell'otto, un argento e due bronzi nel quattro senza e un argento nel singolo p.l. (Monaco 2007).
Nel bacino ateniese ha vinto la medaglia di bronzo nel quattro senza pesi leggeri con gli inseparabili compagni Amarante-Amitrano-Mascarenhas. Ora la linea passa a Londra, bacino pieno di suggestioni e una concorrenza che mai come questa volta fa paura anche per la globalizzazione del remo con nuove scuole che si affacciano al proscenio. Ma l’Italia, ancora una volta, sarà tra le nazionali da battere.
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