Gioco
Gli spadaccini livornesi nella leggenda
Una storia nata alla fine dell’Ottocento Oltre sessanta le medaglie olimpiche toscane
di Mario Orsini
Da Beppe Nadi ad Aldo Montano. Dal 1892 ai giorni nostri. Dalla misera stanzetta, al lume di candela, in una via della Posta zeppa di postriboli, alle quattro società schermistiche attuali: Fides, scuola Scherma M° Rolando Rigoli, sezione giovanile delle Fiamme Oro e Accademia della Scherma.
Livorno è la scherma e la scherma è Livorno. Una fucina di medaglie planetarie. Alle Olimpiadi i livornesi ne hanno conquistate oltre sessanta. Solo Mosca, ma davvero di poco, ha fatto meglio. Per tutte le altre città o metropoli mondiali, invece, il paragone è improponibile. La storia siamo noi è lo slogan, per antonomasia, del popolo della scherma labronico. A dire la verità oltre che storia, gli spadaccini livornesi sono: leggenda, tradizione e attualità.
Tra un paio di mesi scarsi a varcare la Manica, con destinazione Londra, saranno Irene Vecchi, Andrea Baldini e, infortunio permettendo, Aldo Montano. Ben tre livornesi su una spedizione azzurra di una ventina di schermitori. Davvero "tanta roba" per dirla alla livornese.
Pisani sugli scudi. A dare lustro a questo sport, nel Granducato, ci hanno pensato anche i cugini pisani, grazie a un super maestro come Antonio Di Ciolo. Il maestro dei maestri. Nel '96 a Montreal Alessandro Puccini, classe 1968, mise le mani sull'oro individuale del fioretto. Quattro anni dopo a Sidney, con un bronzo a squadre, iniziò l'era Sanzo. Per il fiorettista Toti, a Atene '04, la medaglia d'oro a squadre, con al fianco il concittadino Simone Vanni, e l'argento individuale. A Pechino '08 il canto del cigno con il bronzo individuale. Allargando l'orizzonte tre medaglie olimpiche a squadre: una d'oro nel fioretto a Barcellona '92 e due d'argento: a Seul '88 (fioretto) e Montreal '96 (spada), se le mise al collo anche la senese Margherita Zalaffi e una bronzo a squadre a Sydney nel fioretto, il pistoiese Gabriele Magni. Il resto è tutto livornese doc.
Brandelli di leggenda. A seminare i primi germogli schermistici all'ombra dei Quattro Mori, nel lontano 1892, anno di nascita del circolo Fides, fu Beppe Nadi. Un brigadiere dei pompieri, di origini pistoiesi. A Livorno mise le radici per amore, convolando a nozze con la figlia del custode del comune: Assuntina Pistolesi. Beppe Nadi era un uomo, urlone, severo, intransigente soprattutto con il primogenito Nedo, classe 1894. Su Beppe aneddoti e ricordi non mancano davvero. Alcuni poco piacevoli come le celebri staffilate, rifilate sulle gambe dei propri allievi, che avevano avuto il torto di sbagliare il tempo di un attacco o una parata. Episodi che diventano guasconi quando l'obiettivo viene puntato su Aldo Nadi, il figlio più piccolo, classe 1899. Un bravo schermitore capace di conquistare tre medaglie d'oro a squadre e una d'argento individuale alle olimpiadi di Anversa, ma anche di essere un donnaiolo e un giocatore incallito. Aldo tastò con mano anche il dorato mondo di Hollywood, con ruoli a lui congeniali di attore e maestro di scherma, con allievi del calibro di Errol Flynn e Tyrone Power. Come schermitore, risultati alla mano, il più bravo di sempre è stato Nedo Nadi. A Stoccolma 1912, a diciotto anni, conquista il primo oro. Ad Anversa, nel 1920, a guerra finita, ne infilzò altri cinque tutti in una volta, nelle tre specialità, stimolando la curiosità di re Alberto che lo invitò a Palazzo reale.
Il Fides è storia pure di signori delle pedane come Mario Curletto, argento a squadre nel fioretto a Roma '60, con Maurizio Vaselli. O di atleti dalla lingua arguta e tagliente come Manlio Di Rosa. In grado di vincere il secondo oro olimpico a squadre a quarantadue anni a Melbourne ('56), vent'anni dopo il trionfo nelle Olimpiadi di Berlino del '36. In mezzo per Manlio ci sono anche due medaglie d'argento a squadre e una di bronzo individuale a Londra ('48) e Helsinki ('52) . Di Rosa era un livornese di scoglio, poco incline a sopportare ingiustizie e prevaricazioni, anche se queste avevano un nome ingombrante come quello di Edoardo Mangiarotti.
Dinastia Montano. Gli anni Settanta s'identificano con la dinastia Montano. A Monaco "Mauzzino", classe 1948, babbo dell'Aldone nazionale, e il cugino "Mariolone" (Mario Tullio), insieme al concittadino Rolando Rigoli, conquistarono l'oro a squadre nella sciabola. A Montreal '76, Mauzzino e Mariolone tinsero d'argento la sciabola a squadre e Carlo e Tommaso quella del fioretto a squadre. Mauzzino a Mosca '80 fece tris con un altro argento a squadre. Rolando Rigoli, invece, l'argento a squadre della sciabola l'aveva vinto a Città del Messico '68. A fare da apripista all'avvento della dynasty fu nonno Aldo, babbo di Mauzzino, classe 1910, con due medaglie d'argento a squadre a Berlino nel '36 e Londra '48.
Ma il più bravo di tutti, però, doveva ancora arrivare. Ad Atene '04 Aldo junior, classe 1978 e figlio di Mauzzino, fece saltare il banco e conquistò, 84 anni dopo Nedo Nadi, l'oro olimpico nella sciabola individuale e l'argento a squadre,cui aggiunse nel 2008 un altro bronzo a Pechino.
Anche Mauzzino, quando saliva in pedana, aveva un caratterino niente male ed era poco disposto a chinare la testa, di fronte agli arbitri, quando pensava di avere ragione. Cioè spesso.
Ad Aldino, oltre ad averci regalato tanti successi, va il merito di aver dato una spallata allo "sdoganamento" della scherma. E di aver contribuito a tirarla un po' fuori fuori dalle "sacre" stanze, in cui era confinata da un'Olimpiade all'altra. Super medagliati. Il più medagliato di tutti con ben 7 medaglie olimpiche (lo stesso numero della Vezzali) è stato Gustavo Marzi, classe 1908. La sua prima medaglia, un argento nella sciabola a squadre, la portò a casa da Amsterdam nel '28. Ma l'Olimpiade della consacrazione fu quella di Los Angeles del 1932, con un oro nel fioretto individuale e due argenti, uno nel fioretto e l'altro nella sciabola a squadre. A Berlino '36 la quadratura del cerchio con un altro oro nel fioretto a squadre e due medaglie d'argento nella sciabola: individuale e a squadre. «Era il CT della sciabola quando esordii in nazionale», le parole di Mauzzino.
Quattro medaglie d'oro a squadre le conquistò pure Oreste Puliti, classe 1891, tre nella sciabola: Anversa '20, Parigi '24 e Amsterdam '28 e una nel fioretto ad Anversa, cui aggiunse un argento a squadre nel fioretto, sempre ad Amsterdam.
Tris di medaglie olimpiche, invece, per gli sciabolatori Bino Bini, classe 1900, Giorgio Pellini, classe 1923 e Pierluigi Chicca, classe 1937. Per Bino, anche apprezzato tenore, oro a Parigi '24 e argento e bronzo (ind.) ad Amsterdam '28. Per Giorgio Pellini triplo argento a squadre, prima nel fioretto a Londra '48 e quattro anni dopo nella sciabola e nel fioretto a Helsinki '52. Pierluigi Chicca, invece, due medaglie d'argento a squadre, le conquistò a Tokio '64, Città del Messico '68 e quella di bronzo, in precedenza, a Roma '60.
Doppietta dorata a squadre pure per Baldo Baldi, classe 1881, nel fioretto e nella sciabola e Dino Urbani, classe 1882, nella sciabola e nella spada ad Aversa.
Oro a squadre a Amsterdam nel fioretto per Giorgio Chiavacci, cecinese di Bibbona, classe 1899 e Angelo Scuri, classe 1959, a Los Angeles '84.
Ed, infine, argento a squadre nella sciabola a Berlino '36 per Athos Tanzini. Insomma i più bravi al mondo!
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
