Gioco
L’ingegnere vincente A 60 anni Paroli infilza altri due ori
Scherma: agli Europei Master in Svezia doppia impresa del livornese nelle prove a squadra di fioretto e sciabola
LIVORNO. Il primo amore non si scorda mai. Ne sa qualcosa Giulio Paroli, ingegnere di professione e spadaccino per passione, da quasi mezzo secolo. L'ultima performance di questo "giovanotto" sessantenne, innamorato della scherma, ai campionati europei Master di Kalmar in Svezia. Insieme ai compagni d'avventura azzurri ha sbaragliato il campo nelle due prove a squadre di fioretto e sciabola.
Un doppio successo che non stupisce più di tanto perché va a incrementare un palmares già ricco di allori continentali e mondiali. A meravigliare semmai è la longevità atletica, la voglia di continuare a fare sacrifici e di guardare avanti, con l'entusiasmo di un ragazzino, benché la sua attività, di professionista affermato, non gli lasci davvero molto tempo libero per allenarsi e gareggiare. E la carta d'identità gli mandi dei segnali d'attenzione.
«L'idea di smettere non mi è mai balenata per la testa. Considerò la scherma un amore troppo intenso per pensare di abbandonarlo. Riesco a conciliare sport e lavoro, facendo qualche sacrificio. Mediamente mi alleno tre o quattro volte la settimana. In qualche caso saltando anche il pasto. Altre volte andando in palestra la mattina presto».
Mai pensato di dedicarsi ad altri tipi di sport: ciclismo amatoriale, tennis o footing?
«Decisamente no. La scherma è il mio sport preferito da sempre. Mi calza a pennello. A darmi gli stimoli giusti è anche l'idea della competizione».
Quando ha iniziato a tirare?
«Nel 1963. L'anno prossimo festeggio i 50 anni di attività. Nella categoria Master, invece, ho iniziato a gareggiare nel 1995. A portarmi, a undici anni in pedana, fu mio zio Pierfranco Cosci, validissimo schermidore nelle tre armi, ai tempi di Pellini, Mirandoli ed Edoardo Mangiarotti. Per tanti anni, al Fides, mi sono allenato con Fabrizio Filippi. Adesso il gruppo si è infoltito e siamo circa 5 o 6 schermidori, compreso Angelo Scuri, oro a squadre di fioretto alle Olimpiade del 1984 a Los Angeles».
I suoi successi più importanti?
«Nel fioretto individuale l'oro mondiale del 2002 e il bronzo del 2006 e l'argento europeo del 2005. A squadre la medaglia l'oro mondiale in 5 competizioni dal 2004 al 2012 e tanti successi europei. Nella sciabola individuale, invece, l'argento mondiale nel 2003 e il bronzo nel 2006 e 2008. E l'oro a squadre del 2004, 2006, 2010 e 2012 e successi ai campionati europei».
Una tradizione di famiglia la sua?
«Anche mio figlio Alessandro è un bravo schermidore. Tra i suoi successi una gara di coppa del mondo under 20 a Londra, l'oro a squadre ai mondiali Giovani di Belfast e, recentemente, l'argento ai campionati italiani under 23»
Anche suo padre era appassionato di scherma?
«Proprio così. Mio padre mi ha sempre seguito con passione. In questi ultimi anni, ha seguito le mie gare Master finché la salute glielo ha concesso. Dedico a lui queste due medaglie».
In Svezia com'è andata?
«Le squadre erano formate da tre schermidori più due riserve. I tre atleti in pedana dovevano avere un'età complessiva superiore a 150 anni. Io sessantenne mi sono ritrovato a tirare anche con quarantenni. Nel fioretto, nel girone a tre, abbiamo infilzato Francia e Inghilterra. Nelle dirette nell'ordine: Polonia per 5-1 (5 vittorie e 1 sconfitta), Germania e in finale la sorprendente Svizzera per 5-2».
E nella sciabola?
«Nel girone abbiamo battuto ancora Francia e Inghilterra e nelle dirette nell'ordine: Repubblica Ceca, impietosamente 5-0, Germania 5-2. E nella finalissima ancora la Francia. Insomma tante belle soddisfazioni».
E tanti successi ancora da raggiungere per questo atleta davvero speciale che non vuole mollare la presa e che sicuramente raggiungerà altri risultati di pregio.
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