Il Tirreno

Livorno

Nel mazzo dei nomi spunta Di Francesco

di Fabrizio Pucci
Nel mazzo dei nomi spunta Di Francesco

Perotti a ruota libera: «Dobbiamo decidere fra un allenatore emergente o un tecnico che venga qui affamato di riscatto»

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LIVORNO. Attilio Perotti non ha staccato la spina. Sabato ha salvato il Livorno. Domenica ha maturato la decisione di tornare dietro la scrivania. E lunedì l'ha comunicata al presidente duranti gli 'stati generali' amaranto. Il giorno dopo è iniziato il futuro che adesso sta prendendo forma. Già. E le vacanze? L'ex allenatore sorride: «Quelle - dice - non sono un problema. Mettiamola così: le faccio in inverno. Adesso di carne al fuoco ce n'è troppa per allentare la presa».

Missione allenatore. Il primo nodo da sciogliere riguarda proprio il suo successore in panchina. Perotti traccia un identikit di massima: «La politica della società sul fronte allenatori è sempre stata quella di scegliere giovani emergenti. Oppure, e questa è l'altra opzione, la panchina sarà affidata a un tecnico, comunque di valore, ma che nel recente passato ha avuto delle difficoltà e che qui verrebbe affamato di riscatto. Vogliamo gente con determinazione, voglia di fare e con il carattere giusto per la piazza. Ho in mano una rosa di nomi. Poi di concerto con il presidente sceglieremo L'ultima parola spetta a lui perché mette i soldi . Tra una settimana, dieci giorni, ci sarà la fumata bianca».

Mister X. Non si sbilancia, Attilio da Bagnolo Mella. Ma radio mercato ha accostato almeno quattro nomi alla panchina amaranto. Due sono noti da tempo: Davide Nicola del Lumezzane e Davide Dionigi del Taranto. Entrambi appartengono alla categoria 'emergenti'. E' giovane e bravo anche Vincenzo Torrente che l'anno scorso ha lavorato bene a Bari. Adesso il futuro dei galletti è un'ipotesi per via del calcio scommesse, per cui il tecnico di Cetara (vecchio cuore genoana, come Nicola, tra l'altro) è di nuovo sul mercato. E il Livorno segue la vicenda con interesse. L'outsider è Eusebio Di Francesco che abbina le tre caratteristiche indicate da Perotti: età, elevata preparazione e un recente passato avaro di soddisfazioni. In autunno, infatti, fu esonerato dal Lecce, ma la squadra era imbarazzante e fu rinforzata solo nel gennaio successivo.

Rispetto dei ruoli. Perotti ha idee chiarissime: «La figura del nuovo allenatore non deve essere offuscata dalla mia presenza. Io sono a disposizione del Livorno e del tecnico che verrà. Al massimo sono disposto a dare qualche consiglio, ma solo ed esclusivamente se mi verrà richiesto. Non voglio e non devo rappresentare un fattore ingombrante per chi viene. Il reciproco rispetto dei ruoli è determinante». Concetti che non fanno una grinza.

La strategia. Una volta scelto l'allenatore c'è da pensare ad allestire un gruppo competitivo per la prossima stagione: «Con il nuovo tecnico parleremo dell'organico che ha disputato l'ultimo campionato perché sarà lui a dover valutare i giocatori». Perotti indica la strategia della società: «Dobbiamo fare due o tre inserimenti mirati e in ruoli ben definiti. Questo gruppo è valido. Il materiale umano e tecnico c'è. La stagione che ci siamo lasciati alle spalle è stata segnata da una serie incredibile di circostanze sfortunate che capitano una volta ogni quindici anni e che hanno condizionato il rendimento della squadra che è buona. In sostanza - prosegue Perotti - dobbiamo lavorare con l'acume dello scorso gennaio quando prendemmo pochi giocatori, ma buoni. Sini, purtroppo ha avuto qualche problema fisico, ma è nel giro dell'Under 21 e questo significa che è un giocatore di valore. Morosini era un centrocampista di grande valore. E anche Bernacci, che per la verità abbiamo visto poco, è un giocatore importante».

Il nodo Knezevic. Il muro croato è uno dei pupilli di Perotti che va al cuore della questione: «Dario - confida - percepiva un ingaggio importante in ragione di un contratto sottoscritto prima della crisi, al tempo delle vacche grasse. Gli abbiamo proposto il rinnovo a cifre più ragionevoli, in linea con il nostro budget. Per il Livorno e anche per quanto mi riguarda in prima persona, può rimanere altri due, tre o quattro anni». Adesso la decisione spetta al giocatore: «Esatto. E i soldi per lui non sono un problema. Si è preso un po' di tempo per riflettere. Knezevic, una volta appese le scarpe al chiodo, non ha intenzione di rimanere in Italia per cui sta valutando la possibilità di tornare a casa fin da ora». La situazione, però è ancora in divenire. Intanto il difensore di Rijeka continua ad allenarsi con i suoi compagni di squadra al Centro Coni: «Sì - conferma Perotti - il gruppo adesso è libero dai pensieri: è in scarico e si sta divertendo».

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