Gioco
Le giovanili amaranto corrono alla peruviana
Javier Arturo Livia, viene da lontano il preparatore di Allievi e Primavera. «Sono qui grazie a Vitulano»
LIVORNO. Javier Arturo Livia arriva da lontano. Viene dal Perù, dove è stato il preparatore atletico della nazionale e di varie squadre della massima serie. Giunse in Italia sei anni fa, per frequentare il corso che gli avrebbe permesso di conseguire l'abilitazione europea nella sua professione. Subito dopo una serie di circostanze lo portarono nel Livorno: «Qualche anno fa seguivo la nazionale giovanile del Perù e durante un torneo in Francia conobbi Stefano D'Onofrio, un dirigente della nazionale italiana. Per due anni consecutivi mi invitò al corso per preparatori di Coverciano, ma declinai perché impegnato in Perù con squadre di serie A. Al terzo invito risposi di sì. Era il 2006 e una volta in Italia fui ospitato a Livorno da una famiglia peruviana. Nei giorni feriali andavo e tornavo da Coverciano, nei weekend ero sui campi da gioco. Dove incontrai Miguel Vitulano: qualcuno gli aveva detto che in città c'era un preparatore sudamericano come lui. Ci conoscemmo e alla fine del corso fu lui a propormi di fare un'esperienza nel Livorno. Così mi sono fermato qui e non sono più ripartito».
In quegli anni la società amaranto stava riorganizzando il settore giovanile e Javier ebbe da subito un ruolo chiave: «Elio Signorelli inizialmente mi propose di seguire gli Allievi. Poi sono passato alla Primavera e quindi, nella stagione 2010/11, sono stato il coordinatore della preparazione atletica di tutto il settore. Nell'ultimo anno invece sono tornato ad occuparmi più specificamente della Primavera». C'è dunque anche lo zampino di Javier negli exploit compiuti quest’anno dalla Primavera e dagli Allievi; ma ciò che più colpisce di questo giovane preparatore di 42 anni è l'ottica su larga scala in base a cui imposta il suo lavoro: «Ho contatti con diversi osservatori e preparatori di importanti squadre europee. Spesso mi confronto con loro per cercare di tendere verso i metodi utilizzati dai grandi club. Nello scorso autunno ho avuto la possibilità di studiare da vicino come lavora il Milan. Certo non tutti si possono permettere tecnologie avanzate e sofisticate come quelle di Milanello, ma ciò che più ho potuto apprezzare è il principio per cui il settore giovanile viene coltivato in un rapporto molto stretto con la prima squadra. Se sei un esterno della Primavera l'obiettivo è quello di portarti a correre i 30 metri nello stesso tempo in cui li corre l'esterno della prima squadra: c'è un team che elabora statistiche, cronometra, mette a punto programmi individuali. Un metodo efficace per far maturare i giovani di un vivaio e spingerli verso la prima squadra. Il Perù? Mi manca, anche perché laggiù sono rimasti i miei due figli, avuti dalla precedente compagna. Ci torno appena posso, come ho fatto anche questo inverno. Ma ormai mi sento a casa qui, a Livorno e in Europa».
Alessio Traversi
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