Il Tirreno

Livorno

Kick boxing, mondiali alla livornese

di Alessio Traversi
Kick boxing, mondiali alla livornese

Il maestro Patrizio Rizzoli: «L’argento di Vaccaro vale oro, e Cristian Liverani avrebbe meritato di arrivare in finale»

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LIVORNO. Un oro, un argento e un eccellente rendimento complessivo della squadra. E' questo il risultato complessivo che la squadra italiana ha ottenuto nella Coppa del Mondo di kick-boxing appena disputatasi a Vitoria, in Brasile. A guidare il nostro team c'era il maestro livornese Patrizio Rizzoli, presidente del comitato toscano Fikbms, che ha diretto una squadra tutta composta da atleti toscani: il pisano Michele Bottai, medaglia d'oro nella specialità K1, il livornese Francesco Vaccaro, medaglia d'argento nella specialità Low Kick (è della palestra Rendoki Dojo), l'altro livornese Cristian Liverani (della palestra Octopus Akiyama) e il fiorentino Emanuele Ciri, usciti nelle gare di qualificazioni dopo aver combattuto con merito.

E' lo stesso Rizzoli a tracciare il bilancio di questa esperienza: «Siamo riusciti a conquistare un oro e un argento in una competizione così importante pur partecipando con un numero ridotto di atleti. Al di là delle medaglie conquistate, mi preme sottolineare che anche gli atleti usciti in qualificazione lo hanno fatto a testa alta, praticamente pareggiando i loro match e perdendo su giudizi andati a preferenza». Rizzoli si entusiasma quando parla dei singoli: «La vera impresa l'ha compiuta Michele Bottai, che rientrava da un lungo infortunio. Non di rado in una finale in cui sono coinvolto i padroni di casa i verdetti possono essere "influenzati" da giudizi di parte. Ne deriva che per vincere bisogna stravincere. Michele ha vinto la sua semifinale di stretta misura, ma il giorno dopo, in finale, ha davvero annientato il suo avversario, un'atleta brasiliano, mettendo anche a segno una combinazone di calcio circolare e diretto destro che avrebbe meritato il conteggio. Francesco Vaccaro ha dovuto perdere due chili al peso, cosa che, sommata alla fatica del viaggio, lo ha portato sul ring piuttosto stanco. Nonostante ciò ha conquistato l'accesso alla finale, dove ha trovato un vero fuoriclasse. Ma il suo argento è comunque un grande risultato. Cristian Liverani, ormai in chiusura di carriera, ha forse disputato il migliore dei suoi sessanta match, ma ha avuto la sfortuna di incontrare il nove volte campione del mondo Mammadov già ai quarti; la loro sfida sarebbe stata la giusta finale per la categoria. Emanuele Ciri invece si è imbattuto in un avversario scorbutico e dal modo di combattere molto sporco. Ha faticato a tenergli testa ma ha concluso l'incontro su livello di parità; forse i giudici hanno voluto premiare la maggiore aggressività del suo avversario».

Oltre al valore dei singoli, emerge indubbiamente il ruolo di primo piano della nostra regione in questo sport: «La Toscana vanta tradizioni storiche nelle arti marziali, dal ju-jitsu al karatè, e si è ritagliata un ruolo di eccellenza quando queste arti hanno cominciato a trasformarsi in discipline da combattimento. E' un percorso cominciato già negli settanta, quando la palestra di Roberto Fragale a Pisa e la palestra Rizzoli a Livorno per prime iniziarono a credere nella possibilità di una regione all'avanguardia, cancellando le ostilità campanilistiche. Oggi la Toscana vanta sessanta società affiliate nella promozione della kickboxing, della muay thai e della shoot boxe, e oltre 2000 tesserati. In un anno si organizzano circa venti galà, con diversi campioni mondiali ed europei, stage annuali di aggiornamento per gli insegnanti, vari corsi nelle scuole nell'ambito di progetti quali Gioco Sport del Coni e il Progetto Arcobaleno rivolto in particolare ai bambini stranieri. Si è riusciti in particolare a mettere in evidenza le altissime capacità formative di queste discipline».

La trasferta brasiliana è stata positiva da tutti i punti di vista: «La federazione carioca ha un ottimo livello organizzativo e sa dare agli atleti il giusto risalto, senza dimenticare di lasciare loro qualche giorno da dedicare alla vacanza sulle meravigliose spiagge di Rio, dopo le fatiche dei match. Al rientro porteremo con noi, al di là dei risultati agonistici, tanti ottimi ricordi. Abbiamo trascorso dieci giorni insieme ad atleti di tutte le parti del mondo, stabilendo una comunicazione tra diversi modi di essere, senza dimenticare mai la meravigliosa capacità di fare amicizia dopo essersi affrontati in scontri duri, a volte durissimi, ma sempre leali e sportivi».

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