Gioco
Paulinho, un gol cambia la vita
Il Livorno sbanca Brescia e vede la salvezza: la svolta grazie all’ingresso del brasiliano
BRESCIA. Era il 2004 e Igor Protti ci confidò: «Questo Paulinho mi piace davvero tanto, chissà che un giorno non diventi il mio erede...», e giù un sorriso di quelli che profumano di padre dolce e rassicurante. Diventare eredi di Protti è impossibile, ma intanto Paulo Sergio Betanin, in arte Paulinho, ha segnato il gol che può valere la permanenza in quella serie B conquistata da Re-Igor.
La vittoria per 3-1 a Brescia rende il Livorno ancora più padrone del proprio destino. Il terzultimo posto e dunque la retrocessione diretta è stato evitato; il quartultimo posto e dunque playout da posizione svantaggiata è stato evitato; adesso se nell’ultima giornata gli amaranto superano il Grosseto (già salvo) è garantita la permanenza in serie B diretta. Ci sarebbero anche altre strade (più tortuose) per evitare i playout e nel pezzo qua sotto potete vedere tutta la casistica.
L’orgoglio. E’ stata la vittoria dell’orgoglio, perchè firmata proprio nel momento più difficile. Sembrava una partita in discesa dopo il gol di Belingheri in apertura (perfetta ripartenza, con assist finale di Siligardi e destro preciso di “Beli”), invece il Livorno subito dopo si è un po’ rintanato. Certo, sembrava non soffrire più di tanto di fronte a un Brescia prevedibile, invece il colpo di testa di Piovaccari al 36’ ha fatto crollare il mondo addosso agli amaranto.
E la ripresa era iniziata così così. Possesso di palla del Brescia, di là un Livorno che faceva fatica a conquistare campo, partita piatta, troppo piatta. Invece quel colpo di testa di Paulinho su cross di Salviato (era il 26’) ha illuminato la notte. E’ stata la svolta, il gol che ti cambia la partita forse la vita. Splendido nell’esecuzione, strepitoso per importanza. Visto che storicamente il Livorno è sempre abituato a soffrire, ci stavamo preparando a 20’ di ansia allo stato puro; invece dopo 10’ è arrivato anche il 3-1 di Bigazzi, uno splendido pallonetto in contropiede, il marchio a fuoco sulla partita.
Le scelte di Perotti. Tatticamente si è visto tutto fuorchè la partita attesa. E anche il percorso verso il 90’ è stato l’opposto di quanto avrebbe previsto il pilota automatico. Ha avuto coraggio Perotti: fosse finita male, sarebbe stato fin troppo facile criticare le scelte, ha vinto e buona parte del merito è giusto riconoscerla a lui.
Perotti infatti è partito con una punta (Dionisi), due esterni molto alti (Siligardi e Piccolo, quest’ultimo schierato a sinistra per la prima volta), e un centrocampista offensivo (Belingheri). E nel momento in cui bisognava cercare il gol del 2-1, si è trovato invece con una punta (Paulinho) e un solo esterno abbastanza offensivo (Bigazzi).Vista con gli occhi di chi conosce il risultato, sono state scelte vincenti. Dalla prima all’ultima.
L’angoscia dei risultati. Comunque, a ripensarci, è stata davvero una domenica d’ansia su ogni fronte. Per quello che succedeva a Brescia e per i risultati degli altri campi. Una incredibile gimkana d’emozioni, nel giro di 5’ ti trovavi dalle stelle alle porte dell’inferno. Un esempio? Al 15’ il Livorno vinceva, mentre stavano perdendo Empoli, Vicenza e Ascoli. Roba da fare i salti sulla scrivania della tribuna stampa di Brescia. All’intervallo era tutto un disastro: pari del Livorno, mentre l’Empoli aveva pareggiato e stavano vincendo Nocerina, Vicenza e Ascoli, col rischio terzultimo posto mai così vivo.
Ma nella vita esiste anche il secondo tempo. E stavolta ci ha regalato una gioia. Il gol di Paulinho, il 3-1, mentre l’Empoli restava impantanato a Grosseto. Adesso serve l’ultimo sforzo, sabato sera, contro il Grosseto: regaliamo uno stadio pieno a questi ragazzi, meritano di essere accompagnati alla ricerca dell’impresa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
