Gioco
Caro Prandelli, hai visto quel Di Matteo?
Dicono che il patron del Chelsea Roman Abramovich sia il classico ricco scemo che in meno di dieci anni ha speso oltre 2mila milioni di euro (sic) per vincere la Champions, sua autentica ossessione....
Dicono che il patron del Chelsea Roman Abramovich sia il classico ricco scemo che in meno di dieci anni ha speso oltre 2mila milioni di euro (sic) per vincere la Champions, sua autentica ossessione. E in effetti, dai dai, sabato sera l’ha vinta nella pazzesca finale di Monaco ma non con Mourinho o Ancelotti in panchina, bensì con l’umile “paisà” Roberto Di Matteo, chiamato a febbraio a raccattare i cocci di Villas Boas, ultimo della lunga fila di bluff o fantasmi che si sono aggirati a Stamford Bridge, ingaggiati e poi ripudiati dal patron. Dicono anche che Abramovich ora non sa che pesci prendere ma vorrebbe comunque mandare a casa Di Matteo e assumere Guardiola o Capello: speriamo per lui che ci ripensi altrimenti diventerà la barzelletta d’Europa, altro che ricco scemo. A Di Matteo, alla sua modesta bravura e saggia umanità, Abramovich dovrebbe in realtà erigere un monumento. Con una squadra quasi da ricovero “Robbie” l’emigrante ha rimontato ed eliminato il Napoli, ha battuto il Benfica, ha beffato il mitico Barça e infine con mezza squadra e uno sconosciuto terzinaccio schierato all’ala è andato ad espugnare la tana del grande Bayern, sopravvivendo a tutto, compresi i rigori di Messi e Robben.
Ma forse in un prossimo futuro, chissà, anche noi italiani gli dovremo qualcosa. Perché Di Matteo ha dimostrato che con un bel catenaccio e la giusta dose di culo si possono far fuori i maestri spagnoli e tedeschi, meglio ancora se si riesce a spremere l’ultimo succo da vecchi campioni o giovani ambiziosi, in un cocktail virtuoso. Un golletto in contropiede e via verso la gloria, chi se ne frega se il mondo si scandalizza. Una lezione di cui sarebbe utile tenere conto, e speriamo che Prandelli lo faccia. (f.b.)
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