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«Ragazzi, le motivazioni possono essere decisive»

«Ragazzi, le motivazioni possono essere decisive»

Emanuele Filippini è andato a trovare gli amaranto in ritiro. «Il Livorno dovrà alzare il ritmo perché i bresciani sono stanchi. Ruggine dei playoff? Nessuna»

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LIVORNO. E' un bresciano doc, ma ha pure il cuore amaranto. Antonio Filippini alla vigilia della sfida tra le squadra che ama di più ci regala pillole di saggezza. Risponde al telefono dieci minuti dopo essere uscito dall'albergo che ospita il Livorno. Perché il passato non si dimentica. E la nostra gente non si dimentica di lui e di suo fratello Emanuele, giocatori che anche con la nostra maglia si sono fatti apprezzare per impegno, identificazione, serietà professionale.

Antonio, come hai trovato i ragazzi?

«Bene. Li ho visti carichi, determinati. Sono perfettamente consapevoli che la salvezza passa da Brescia per cui sono molto concentrati».

Come si imposta una partita come questa?

«Il Livorno deve alzare il ritmo perché il Brescia nell'ultimo mese è un po' sulle gambe. Evidentemente i ragazzi di Alessandro Calori stanno pagando la grande rincorsa che li ha portati dalla zona playout a quella playoff. Ed ora, sfumato l’obiettivo di poter lottare per il traguardo più alto, sono stanchi».

Ci sono anche motivazioni diverse…

«Senza dubbio. Il campionato ha dimostrato, classifica alla mano, che il Brescia è più forte del Livorno, ma adesso sono gli amaranto ad avere più fame. E poi la vittoria di martedì sera nel recupero di Pescara sicuramente ha prodotto un innalzamento del livello di autostima».

All'Adriatico il Livorno si è come liberato dalla cappa della tragedia Morosini..

«Sì. Dopo cinque sconfitte consecutive è arrivata la svolta. Quei tre punti sono il grimaldello con cui aprire la scatola della salvezza. Se i ragazzi giocano con la stessa rabbia e determinazione vista nel recupero della partita del maledetto 14 aprile, non ci saranno problemi. E poi c'è da dedicare la permanenza in serie B a Piermario e a quanti gli hanno voluto bene».

Il rovescio della medaglia è che il Brescia gioca con la forza dei nervi distesi...

«Esatto. Quando uno è tranquillo, fa le cose con naturalezza e magari gli vengono pure bene. E siccome di talento in squadra, le rondinelle ne hanno, ecco che la partita non è semplice. Il Livorno deve stare in campana».

Che clima troverà il Livorno?

«Tranquillo, disteso. La tifoseria bresciana è serena. Ha apprezzato lo sforzo della squadra che si è tirata fuori velocemente da una situazione molto delicata. Poi, come ho detto, è chiaro che qualcosa è stata pagata nel finale di stagione, ma l'obiettivo della salvezza è stato centrato con largo anticipo per cui tra la gente c'è una certa soddisfazione. In città abbiamo passato momenti ben peggiori, te lo assicuro».

Il Brescia potrebbe avere il dente avvelenato per la finale playoff persa tre anni fa contro il Livorno. Tu c'eri. Che ne pensi?

«Ma no. Da questo punto di vista non credo che possano esserci problemi. Quella doppia sfida non lasciò nessuna ruggine tra le due parti. Il Brescia ammise la nostra superiorità. All'Ardenza vincemmo 3-0 dominando in lungo e in largo. Ma fu una finale leale, gagliarda, giocata. Non ci fu nessuno strascico polemico. Certo il Brescia non regalerà nulla, come è giusto che sia, ma non dovete pensare che il massimo impegno in questa partita sarà figlio della doppia finale del 2009. Quella è una bella storia finita».

Il giocatore del Brescia a cui il Livorno deve fare maggiore attenzione?

«Piovaccari. Sicuramente darà il 110% perché lui vuole dimostrare ai suoi tifosi di essere un giocatore degno di stare a Brescia e sempre un attaccante di razza. Il suo è stato un anno travagliato, ma “Piova” avrà le motivazioni per chiudere in bellezza. In effetti è lui il pericolo pubblico numero uno per gli amaranto».

Fabrizio Pucci

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