Il Tirreno

Livorno

Tre punti con il marchio di Perotti

dall’inviato

«Qui ci eravamo persi, qui ci siamo ritrovati. Ed è stata una partita vera»

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PESCARA. Attilio Perotti sorride. E alle battute di qualche giornalista che prova a stuzzicarlo chiedendogli il motivo di un Livorno così coperto risponde: «Conosco Zeman da una vita, le sue squadre sono una gioia per gli occhi. Vincevamo due a zero dopo mezzora, voi al posto mio cosa avreste fatto? Calcio spettacolo?. Il Pescara gioca a memoria, e bene, ha i tempi giusti e tanta euforia per la serie A ormai a portata di mano. Noi dovevamo venire qui e ricompattare il gruppo. Il Livorno si era perso qui con la tragedia di Piermario Morosini, e qui si è ritrovato. Già sabato contro il Sassuolo avevo visto qualche segnale di ripresa, mi sembra che la partita dello stadio Adriatico sia la conferma che siamo usciti dal tunnel. E ora possiamo guardare con più serenità alle prossime due battaglie per la salvezza».

Un attimo, e il condottiero amaranto riparte: «Pescara città e il Pescara ci hanno accolto in modo signorile, i tifosi sono venuti in albergo per consegnarci una targa in ricordo del Moro, poi sul campo è stata battaglia. Com’è giusto che sia. Il problema qui era gestire la situazione, ricompattare la squadra. E ci siamo riusciti. Anche se risaliamo sul pullman con diversi giocatori acciaccati (Luci, Knezevic, Salviato, Filkor) e a Brescia avremo Bardi squalificato per somma di ammonizioni».

E’ stato un Livorno votato al 4-5-1, con Dionisi sacrificato in panchina e nel secondo tempo Bigazzi richiamato fuori per Meola. «Non avevano le gambe - risponde Perotti - e quando vedo che un giocatore non ha le gambe che girano io lo richiamo fuori».

Nel secondo tempo, col Pescara sbilanciato si poteva anche arrotondare il risultato. «Vero, quando si torna in possesso della palla e si esce ci sono delle strade da percorrere, dei movimenti precisi che ogni allenatore vuole. Io amo molto contenere e poi uscire. Ma dopo aver giocato sabato contro il Sassuolo non c’erano le gambe per essere efficaci anche in fase offensiva. Qui dovevamo difendere il risultato, e mi sembra che ci siamo riusciti. Il resto sono esercitazioni di pensiero». (re.mar.)

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